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Delitto e castigo

La valenza educativa delle punizioni

Gentile educatrice,
ho un bambino di 4 anni e qualche diverbio con mio marito riguardo all’opportunità dei castighi. Io non li amo per niente ma mio marito li trova un efficace metodo educativo. Se il bimbo disobbedisce lo fa stare seduto su una seggiola per 10 minuti. Io lo trovo un tempo interminabile (e anche insopportabile) per un bimbo così piccolo. Lei cosa ne pensa?
Grazie, Anna


Carissima Anna, quando i nostri piccoli mettono in atto comportamenti sbagliati abbiamo due possibili reazioni: il rimprovero o le punizioni.
Il rimprovero deve essere fermo e deciso, non deve mai scadere in impeto d’ira, ma essere diretto all’evento accaduto per passare in modo chiaro al bambino il messaggio “hai sbagliato e mi hai fatto arrabbiare”. Prima dei quattro anni è l’unica modalità possibile di reazione educativa da parte dell’adulto di fronte a un comportamento sbagliato. Tra i quattro e i cinque anni il bambino comincia a comprendere la relazione tra causa ed effetto: per questo si può iniziare ad affiancare al rimprovero il castigo vero e proprio. Perché la punizione assuma una valenza educativa è necessario che abbia per il bambino un significato, cosa possibile perché a quest’età inizia a comprendere la sequenza temporale tra causa ed effetto - ho disubbidito e papà mi mette in castigo - ed è in grado di legarli tra loro - quando sono disubbidiente papà mi mette in castigo.
Le punizioni, come i rimproveri, per essere efficaci non devono essere arbitrarie, cioè non dipendere dall’umore dei genitori. I quali, che siano rilassati oppure stanchi e nervosi devono reagire allo stesso modo di fronte a uno stesso comportamento. Altrimenti il bambino non riesce a capire quale azione meriti la punizione.
Ritengo opportuno sottolineare che la punizione deve essere utilizzata solo per correggere comportamenti che si ripetono e che il semplice rimprovero verbale non riesce a eliminare. È importante che le punizioni non umilino il bambino, non siano fisiche e non lo costringano in situazioni che possano innervosirlo o spaventarlo perché in questo modo perdono il loro valore educativo e compromettono il rapporto di fiducia tra genitore e figlio. Teniamo inoltre presente che le punizioni fanno parte di un sistema che comprende anche regole e premi.
L’educatore Haim Ginott suggerisce di pensare a un sistema di regole basato su tre zone di comportamento, verde, gialla e rossa. Zona verde: comprende i comportamenti autorizzati, su cui diamo ai bambini una totale libertà. Zona gialla: comprende i comportamenti non autorizzati, ma che possono essere tollerati o giustificati. Zona rossa: comprende i comportamenti che non possono essere tollerati per nessuna ragione. Tra questi rientrano le attività pericolose per sé o per gli altri o comportamenti condannabili sul piano morale. Solo dopo aver stabilito le regole si possono definire le conseguenze: premi e ricompense oppure castighi.
Mi auguro che questi suggerimenti possano esserle utili a trovare un buon equilibrio tra le sue modalità educative e quelle di suo marito.

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