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Fai attenzione!

Lavoriamo in coppia per non tenere i figli sotto una campana di vetro

Gentile dottoressa,
mio marito è molto apprensivo con nostro figlio, che ha 5 anni. Pare che il mondo sia una giungla pericolosa dal quale solo lui può difenderlo. Ai giardinetti non deve correre perché poi cade, la strada è tutta un rischio, l’aria fredda lo fa ammalare, il caldo sudare e ci sono microbi dappertutto. Insomma, va bene fare attenzione, ma ho l’impressione che stia tarpando le ali al piccolo. Che è un normale bambino che ama giocare spensierato. Io non voglio che il piccolo cresca inibito, ma mi rendo conto che l’ansia di mio marito è autentica. Come fare per calmarlo?
La ringrazio per la risposta, Valeria


Cara Valeria, indubbiamente, come in tutti gli ambiti, anche in quello educativo il troppo stroppia. Non si possono tenere i figli sotto una campana di vetro, né lasciarli andare per il mondo in totale libertà: ne consegue che la vera difficoltà stia nell’individuare la giusta via di mezzo. Essere genitori implica una quotidiana lotta tra il senso istintivo di protezione e la necessità di lasciar crescere, di lasciar andare verso la scoperta. Nessun bambino di cinque anni è senza sbucciature o bernoccoli, né immune da raffreddori o malanni.
In merito all’ansia sarebbe importante per me sapere se tuo marito vive lo stesso stato d’animo in altri contesti o se il suo vissuto è legato solo all’aspetto genitoriale. Sicuramente un atteggiamento troppo ansioso è un limite alla voglia di scoprire e di sperimentare del piccolo, ma credo che nel vostro caso non sia tanto un freno per il bambino, quanto un motivo di rabbia per te, che non condividi l’atteggiamento educativo di tuo marito.
Nelle tappe della crescita dei figli, la coppia genitoriale si modifica  e si compensa mediando limiti e risorse di ciascuno. In questo momento l’ansia esprime la fatica del papà ad accettare che il piccolo sia cresciuto abbastanza da potersi muovere nel mondo ed esporsi a tutti i rischi del caso. Non è che magari in questa fase di maggiore autonomia del bambino tu, rassicurata dalle sue conquiste, lo spingi ad andare, e lui, che lo vive ancora piccolo, tira nell’altro senso?
Educare è po’ come andare in tandem: lungo il sentiero ci si alterna nella pedalata. Ora sei tu a pedalare più velocemente; prova a rallentare un po’ per ritrovare la sintonia con chi sta diminuendo il passo. Rassicura tuo marito, permettigli di osservare il bambino dalla tua prospettiva. Se questo non dovesse bastare, una consulenza con un terapeuta familiare potrà esservi di aiuto.

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