Nove mesi con l’ostetrica
da Giovani Genitori aprile 2007
Il test è positivo: un bambino è in arrivo. Qual è il primo pensiero? Prendere un appuntamento dal ginecologo! Ma perché rivolgersi a un medico chirurgo, se la gravidanza non è una malattia? Perché la consuetudine ci spinge a fare così.
Non tutti i futuri genitori sanno che esiste una figura professionale capace a pieno titolo di seguire la gravidanza. È l’ostetrica, la più forte compagna di ogni donna incinta: una professionista che può anche accompagnare al parto e diventare un aiuto prezioso nel puerperio, cioè nel delicatissimo periodo che segue la nascita.
Alla scoperta delle ostetriche
Trascorrere nove mesi senza vedere un camice bianco (o quasi) è possibile e persino salutare, oltre che molto più economico. Basta optare per un percorso assistenziale a “basso rischio”, riservato a chi, come per fortuna capita quasi 9 volte su 10, ha una gravidanza fisiologica, cioè senza complicazioni.
All’ospedale Sant’Anna c’è un ambulatorio ostetrico attivo da anni, ma entro il 2007 sarà inaugurato un percorso di nascita gestito in autonomia dalle ostetriche. Non è una sperimentazione, né un progetto isolato, piuttosto una risposta alla domanda sempre più informata e consapevole delle donne che aspettano un figlio. Persino il settore privato, tradizionalmente più impegnato nell’offerta di parti cesarei, sta promuovendo questa antica ma attualissima figura professionale. La clinica Pinna Pintor, prima tra tutte, ha avviato questo mese un ambulatorio per le gravidanze fisiologiche. Obiettivo: parto spontaneo in clinica.
Secondo i dati Istat, 97 future mamme su 100 preferiscono far seguire la propria gravidanza dal ginecologo, spesso privato. Soltanto una, la classica pecora nera, si fa seguire da un’ostetrica. In Piemonte la percentuale si alza un poco: 2 donne su 100. Ma capita anche che, come nella Asl 4, circa il 50% delle mamme dei bimbi nati nel 2005 sia stata seguita dai consultori della zona, nella maggior parte dei casi soltanto dalle ostetriche.
L’ambulatorio del Sant’Anna (e gli altri)
L’ambulatorio per le gravidanze fisiologiche dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna si trova nella Clinica Universitaria, al terzo piano, nel dipartimento di medicina materno-fetale diretto da Tullia Todros. Ha aperto i battenti nel ’99 come un esperimento e a tutt’oggi continua a lavorare a pieno ritmo, con le stesse due mezze giornate di apertura settimanali che non riescono a soddisfare tutte le richieste. “Dopo i passi da gigante compiuti dall’ostetricia fino agli anni ’90 - spiega la professoressa Todros - sono convintissima che l’ambulatorio ostetrico sia un progetto cruciale. Bisogna darsi una migliore organizzazione: abbandonare l’idea che tutte le gravidanze vanno assistite allo stesso modo e cominciare a distinguere tra quelle a basso rischio e quelle ad alto rischio. Solo così si può evitare l’attuale eccesso di cure nelle situazioni in cui tutto va bene e concentrare attenzione e risorse sulle gravidanze ad alto rischio. Quando si è seguite, come nel nostro ambulatorio, secondo indicazioni che si basano sulla provata efficacia delle procedure applicate, si fanno meno visite, meno esami e meno ecografie, e si identificano meglio alcuni fattori di rischio che possono insorgere in gravidanza”.
Nell’ambulatorio ostetrico del Sant’Anna, alla prima visita è presente anche il medico che, insieme all’ostetrica, valuta l’effettiva assenza di fattori di rischio secondo precisi criteri (individuati dall’OMS).
In altri ambulatori si ricorre al ginecologo solo se si presentano problemi e, nella maggior parte dei casi, non è necessario. È un percorso semplice ed economico, del tutto esente dal ticket, che si può percorrere da tre anni al Mauriziano o negli ospedali di Moncalieri e Chieri e, a breve, anche in quello di Carmagnola. La stessa strada può essere scelta in consultorio: tutti quelli della Asl 4 (Collegno e Grugliasco) e quelli della Asl 9 (Ivrea) offrono un servizio di questo tipo (vedi tabella).
Un percorso a basso rischio
Molte madri patiscono l’idea che l’ostetrica di fiducia, colei che ha seguito i nove mesi di gravidanza, sparisca al momento cruciale del parto. Per il momento nessun ambulatorio riesce a garantire la continuità assistenziale, cioè l’accompagnamento in travaglio e al parto. Per ovviare a questa mancanza, al Sant’Anna partirà entro fine anno un percorso “a basso rischio”, questa volta nel dipartimento ospedaliero del ginecologo Mario Campogrande. “Si tratterà di un’esperienza di assistenza in gravidanza e al parto - anticipa il professor Campogrande - anche in collaborazione con i Consultori della Città di Torino. L’esperienza sarà affidata a ostetriche che potranno esercitare la loro attività con l’autonomia decisionale e gestionale prevista dall’attuale normativa. È ben documentato dalla EBM (la Medicina Basata sull’Evidenza) e confermato da numerosi documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che la riduzione della medicalizzazione della gravidanza e del parto comporta migliori esiti in termine di benessere neonatale e materno, per non parlare della continuità dell’assistenza in travaglio, altrettanto importante”.
Il programma di formazione delle ostetriche è già avviato, in collaborazione con i ginecologi (che effettueranno almeno un controllo a ogni donna). E verrà aperto un ambulatorio in cui queste ostetriche si prederanno cura della futura mamma fin dall’inizio dei nove mesi, effettuando i controlli periodici e prescrivendo gli esami. Per cominciare, un gruppo di almeno sei ostetriche assisteranno circa duecento mamme, ma l’obiettivo è arrivare ad assistere circa mille donne all’anno. “In questo modo si evitano cure inappropriate - spiega Campogrande - e quindi svantaggiose per chi è a basso rischio e nello stesso tempo si ha un più corretto utilizzo delle risorse per chi ha problematiche tali da richiedere la presenza di specialisti qualificati. È chiaro che sono già stati predisposti specifici protocolli e procedure nel caso in cui nel corso della gravidanza o in travaglio diventi necessario l’intervento del ginecologo”.
Doula, la mamma che assiste
Niente illusioni, in Italia quasi non esiste. La doula (dal greco antico “colei che serve la donna”) è una figura che sta vicino alla mamma prima, durante e dopo il parto. Non è un’ostetrica e nemmeno una colf, in genere si tratta di una educatrice prenatale o di una mamma o ancora di una puericultrice. Va di gran moda nei paesi anglosassoni e sarebbe un toccasana: le ricerche dimostrano che la sua presenza riduce del 50% i tagli cesarei, accorcia del 25% la durata del travaglio, riduce del 60% le richieste di epidurale e del 40% il ricorso a parti operativi con il forcipe. “In Italia la doula la fa il papà, ma non con gli stessi risultati - commenta Viviana Aburrà, ostetrica esperta di parto in acqua dell’ospedale di Cirié - le ostetriche oggi sono troppo impegnate a seguire tanti parti in simultanea per fornire quel tipo di sostegno”. L’unica iniziativa di questo genere in Italia si trova a Perugia, dove si è costituita l’AMA (Associazione Mother Assistant) formata da quindici donne che hanno seguito un corso di 700 ore finanziato dalla Regione Umbria con i fondi dell’Unione Europea. Per contattare l’A.M.A. telefonare al numero 338 7245239 o scrivere una mail a assistenteallamadre@virgilio.it.
Ostetrica, torna: lo chiede il ministero
La direzione è chiara: l’ostetrica deve tornare a essere la figura centrale del percorso nascita. Ne è convinta il ministro alla salute Livia Turco, che all’inizio del mandato ha messo la salute di mamma e bambino tra le priorità. “Gli eccessi di medicalizzazione sono inappropriati e rischiosi, aumentano i costi e diminuiscono la fiducia in sé stesse delle mamme - spiega Maura Cossutta, consigliere del ministro Turco e referente per la salute materno infantile - per questo motivo intendiamo restituire alle ostetriche la possibilità di prescrivere gli esami con il ricettario, tramite il completo recepimento della direttiva europea”. Il disegno di legge per la Tutela dei diritti della partoriente, la promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato (approvato lo scorso ottobre dal Consiglio dei ministri) è tuttora alla Commissione Affari Sociali della Camera e quindi non è stato ancora stato messo in calendario in Parlamento.
Persino in clinica privata
Finora la scelta di rivolgersi a un’ostetrica anziché a un medico è stata prerogativa di quelle mamme un po’ alternative con il chiodo fisso del parto naturale e l’allergia ai camici bianchi. Tutte le altre, semplicemente, la trovavano in consultorio.
Che la tendenza stia cambiando lo dimostra il settore privato, in cui qualcosa (poco, per la verità) si muove. A partire da aprile la Casa di Cura Pinna Pintor di Torino, nata come clinica ginecologica nel 1904, ha avviato un percorso nascita per il parto spontaneo in collaborazione con il team di ostetriche e ginecologi dell’Associazione La Maternità, con un ambulatorio per la gravidanza fisiologica e la possibilità di partorire in reparto con la propria ostetrica di fiducia. È lo stesso professor Plinio Pinna Pintor che ci spiega i motivi di questa scelta. “Dopo tanti cesarei, arrivati a quota 85% nella nostra clinica e un numero di nascite scese a 250-300 all’anno, abbiamo deciso di ripartire con il parto spontaneo. L’ostetrica o il ginecologo potranno assistere in clinica la futura mamma fino a dopo il parto, garantendo la continuità dell’assistenza, il comfort e la personalizzazione e potendo contare anche su un gruppo di neonatologi”.













