“A 16 anni spegne il telefono e va dal fidanzato. Posso fermarla?”

È consentito, carissimi amici, a mia figlia sedicenne, di andar via di casa e rendersi irreperibile al telefonino?  Nonostante il nostro espresso divieto, va sempre a casa del suo ragazzino, anche lui minorenne, con il beneplacito dei suoi genitori. Non ricorrono, secondo voi, gli estremi per una denuncia di sottrazione di minori? Quando mi accerto della presenza di mia figlia nell’abitazione di costoro, potrei far intervenire le forze dell’ordine? Sarebbe utile una mediazione familiare? Un saluto e un grazie. Una mamma molto preoccupata.

Cara mamma preoccupata, l’articolo 573 del Codice Penale statuisce che chiunque sottrae un minore che abbia compiuto quattordici anni, con o senza il suo consenso, è punito, dietro querela, con la reclusione fino a due anni.
Il fondamento di questa norma risiede nell’articolo 318 del Codice Civile che impedisce al minore non emancipato di abbandonare la casa familiare senza il consenso dei genitori.

La portata della norma penale è più ampia di quella della norma civile, perché non si riferisce solo alla residenza familiare bensì a qualsiasi luogo in cui il minore sia soggetto a custodia e vigilanza, ma ne riprende il concetto laddove afferma che la condotta tipica del reato (sia essa di sottrazione o di ritenzione) è incompatibile con l’esercizio della potestà genitoriale.

Ciò precisato, la Cassazione ha stabilito che il dissenso dei genitori deve formare oggetto di un accertamento “in concreto”, con riferimento a inequivoci elementi obiettivi, quali le particolari condizioni di ambiente, di abitudini, di consuetudini morali in cui il minore vive e il modo col quale la vigilanza sullo stesso viene esercitata, oltre naturalmente a eventuali specifici e peculiari comportamenti dei titolari della detta potestà genitoriale, incompatibili con una volontà consenziente.

Una volta accertato il dissenso, è bene verificare anche per quanto tempo sua figlia si allontana da casa: recentemente il Tribunale di Taranto ha ritenuto sussistente il reato in questione perché una minore si era allontanata per qualche giorno con il proprio fidanzatino senza il benestare dei genitori; al contrario, la Corte d’Appello di Bologna non ha ritenuto sussistente il reato nel caso di una nonna che per due pomeriggi non aveva consentito a un papà separato di vedere la figlia minorenne e di prelevarla dall’abitazione materna.

È dunque bene appurare se effettivamente i genitori del fidanzatino sono a conoscenza della situazione che si è venuta a creare: sarebbero infatti loro i soggetti attivi del reato e a loro sarebbe indirizzata la denuncia.
Verificati tutti questi fattori, non posso esimermi dall’osservare che l’età adolescenziale è forse la più complicata per genitori e figli: sicuramente avrà già tentato la strada del dialogo ma non l’abbandoni; ascolti il suo punto di vista di sua figlia, parli e le faccia capire dove sbaglia. La procedura giudiziale infatti non è mai piacevole per un adulto: figuriamoci per una ragazzina, che si vedrà costretta a subire interrogatori dagli organi competenti (a volte capita che chi riceve la denuncia solleciti l’intervento di altri organi preposti alla tutela degli interessi dei minori, quali i servizi sociali) e che inevitabilmente, in seguito di ciò, si dimostrerà ancora più astiosa.

FOLLOW US ON
Giovani Genitori

è la rivista dedicata alle famiglie eco e slow. Informazione fresca e il giusto sorriso per riportare notizie ed eventi utili, dedicati a entrambi i genitori e ai bambini dai primi anni di vita fino all'adolescenza.

Espressione Srl - P.iva 09319220019

Iscriviti alla newsletter

X