A scuola di maker

Si può far appassionare un bambino alla scuola? Se lo domandano i genitori, se lo domandano i maestri. Se lo domandano anche i Fablab, che sono luoghi in cui si fa molta formazione, ma di tipo orizzontale, tra pari, fatta per raggiungere un obiettivo e orientata alle competenze. La scuola ha un ruolo diverso: mira a dare le conoscenze di base, portare tutti allo stesso livello e riempire le lacune tra i diversi studenti. Per capirci, è la differenza che passa tra studiare storia, fisica e meccanica di una bicicletta e avere un ciclista che ti dice: “Qui c’è una bici che non va, qui la cassetta degli attrezzi, secondo te qual è il problema? Prova ad aggiustarla, non aver paura di sbagliare, tanto ci sono qui io a darti una mano”.

La “didattica” del Fablab
Il Fablab è un luogo per imparare. Si parla soprattutto di tecnologia, ma i cinque step che si usano per trasmetterne la conoscenza valgono in tutti i campi.

Prima di tutto bisogna stabilire gli obiettivi. Per esempio: tra un’ora ci sarà la gara delle macchinine autocostruite, per partecipare serve averne una. Poi bisogna spiegare “come si fa” e qui serve un bravo “narratore”, capace di coinvolgere, spiegare e incuriosire senza banalizzare. Il terzo passo è far provare la tecnologia. Questo è il momento magico. I bambini assorbono tutto come se fossero nel loro elemento naturale. Non si fa teoria, ci si mette di fronte a strumenti nuovi che tutti possono imparare a usare. Fondamentale è costruire e realizzare la propria idea. Non importa che sia perfetto, non importa che esca al primo colpo. Ma è fondamentale farlo per davvero. Un laser è uno strumento al servizio della manualità, non è alternativo. In un certo senso è più sicuro persino delle forbici con la punta arrotondata. Si disegna con un dito su uno schermo touch ed ecco che esce lo stesso profilo tagliato in un foglio di cartone. Naturalmente poi si monta, smonta, sistema, corregge, incolla e decora, tutto a mano, per non perdere il contatto con i materiali e i processi manuali. Alla fine si gioca. Questo non è solo un momento di svago, ma di “testing” e confronto. Capire cosa non funziona e immaginarsi le correzioni è la parte più importante della progettazione. Ed ecco che i bambini, oltre ad aver seguito il processo naturale di sviluppo, si sentono soddisfatti perché sono autori dei propri giochi.

A casa come al Fablab
Si può usare lo stesso processo a casa, coinvolgendo i bambini in cose così belle che finiremo per giocarci anche noi, facendo finta che sia per “scopi di ricerca”. Ecco qualche spunto.

DIY – do it yourself (https://diy.org). Problemi a stabilire gli obiettivi da raggiungere? Questa piattaforma lo fa benissimo! Tante piccole sfide per provare a fare i mestieri “dei grandi”, dal pittore all’ingegnere aerospaziale, facendo leva sulla voglia di giocare dei bambini. Ma come motivare i bambini a cimentarsi in queste sfide? Se completi la missione vinci (bellissime) medaglie virtuali, di cui andare fiero con tutti gli altri membri della community.

MAKEDO (https://mymakedo.com). Il cartone è un materiale stupendo: facile da trovare, economico, riciclabile, lavorabile senza problemi e persino colorabile con matite e pennarelli. Questo kit composto da viti, bulloni, taglierini, cinghie formato bimbo permettono di creare giochi anche molto grandi. Makedo aiuta a sviluppare le capacità fisiche, le attività motorie, la coordinazione oltre a sviluppare il problem solving e, perché no, la collaborazione.

PRIMO (www.primotoys.com) insegna a programmare attraverso un robottino chiamato “cubetto” (dai 4 ai 7 anni). “Programmare”, alla fine, significa far eseguire semplici istruzioni, in un preciso ordine. Nella versione più semplice bisogna guidare a casa cubetto, facendolo curvare, avanzare, retrocedere o eseguire un sottogruppo di queste funzioni (in gergo tecnico un “loop”). Quando si diventa bravi si può modificare il gioco per fargli fare cose più complesse, appoggiandosi ai Manuali e all’Arduino library.

Vi abbiamo incuriosito? Volete sapere cosa vi aspetta prossimamente? Guardate su www.opendotlab.it/ formazione.

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