Che cuoca sei? Vota la mamma-chef che passa in finale!

Ogni epoca ha il suo tormentone. Noi abbiamo vissuto l’invasione dei televisori in cucina, della Prova del cuoco e di Masterchef, della dieta del cavernicolo, dell’olio di palma e della pericolosa presenza dell’acrilammide nelle pietanze bruciacchiate.
Roba che “Il pranzo è servito” è infantile preistoria.

Non troppo istruite dalla generazione precedente, spedite in prima linea davanti ai fornelli, cuciniamo (o più probabilmente misuriamo in istanti il tempo a disposizione per sfamare la truppa) senza sapere bene che tipo di cuoche siamo diventate.

Oh, sia chiaro che il nostro non è un discorso sessista: ci sono fior di papà che si industriano in cucina – compreso chi scrive – ma per una volta abbiamo deciso di tralasciare le avanguardie e di restare sul classico. Quindi forza: alziamo
lo sguardo dal sugo. E votiamo la mamma-chef che passa in finale!

La mamma Bastianich

È la classica mamma che una volta era pure annoverabile tra le persone normali, ma che col tempo ha cominciato a proporre standard sempre più complessi.

Alza l’asticella. Non si arrende. Non l’ha presa per fiction, ma come un reality: si rimbocca il grembiule e comincia a sfornare.

L’effetto sulla famiglia è duplice: a livello economico nemmeno i bilanci più generosi riescono a sostenere la spesa quotidiana che la signora mette nel carrello. Perché lei vuole solo gli ingredienti più ricercati, tipo la curcuma della Papuasia, ovviamente bio.

Al tempo stesso, riserva ai commensali portate deliziose, servite con decorazioni che neanche Michelangelo, con tanto di presentazioni e spiegazioni alla Alberto Angela e, normalmente, in totale disprezzo dei tempi, ma soprattutto dell’appetito dei presenti.

Perché un pranzo così non può che finire con una doppia porzione di Saint Honoré, giusto? Il peggio, però, arriva a fine pasto. Bisogna votare, altrimenti non ci si alza da tavola.

E a scuola? Non potendo usufruire di un servizio di catering che consegni al volo le pietanze preparate a casa, la mamma Bastianich si accontenta di fornire al pargolo una sequenza di scatole e custodie sotto vuoto che mantengono inalterati temperatura, gusto e amore di mamma.

La mamma Just Eat

All’estremo opposto siede (per modo di dire) la mamma Just Eat, che generalmente gode di scarso talento culinario, ma ha enormi doti circensi. Nel senso che riesce a camminare in equilibrio tra le mille magagne della giornata senza perdersi.

E quando si tratta di affrontare il pranzo (o la cena) ecco che arriva in soccorso la modernità d’oltreoceano: panini, patatine, surgelati che in una manciata di minuti valgono il brivido. Lo vuoi un doppio-cheese? Sì, ma veloce.

Non vi nascondiamo che questa tipologia di mamma soffre di alcuni sensi di colpa difficili da soffocare. Ma a fine giornata il bilancio delle cose fatte chiude ampiamente in attivo.

Per un pranzo secondo tradizione ci sarà tempo domenica. Dalla nonna o al ristorante sotto casa.

E a scuola? Una parola sola: diobenedicalamensa. Che poi sono quattro parole, ma noi andiamo di fretta.

La mamma Bancomat (aka “vorrei, ma non posso”)

Potrebbe essere considerata una sottospecie di mamma Just Eat, ma è sicuramente preferita dai dietologi (e dai fegati della famiglia). La mamma Bancomat, magari, è pure una donna che ama cucinare e che se la cava ai fornelli, tra intingoli e salse.

Ma le manca il tempo. Si alza presto la mattina, passa il quarto d’ora bevendo il suo caffè, sfoglia una rivista di cucina e controlla le provviste in frigo e in dispensa. Poi saluta il figlio dicendo: “Tesoro, eccoti 5 euro. Oggi per pranzo comprati la focaccia mentre vai a scuola”.

Il teatrino si ripropone a cena, ma qui le soluzioni sono più varie: sushi, pizza, kebabbaro. Meglio ancora se con consegna a domicilio, pagamento e mancia al fattorino. Il trucco è rimanere con 5 euro in tasca per la focaccia del giorno dopo.

In certi, fortunati casi, alcune di queste mamme godono – come i più grandi divi di Hollywood – di una controfigura. Può essere una delle nonne, che mentre trascorre il pomeriggio con i nipoti, riesce a imbastire un paio di pietanze per la cena.

E magari qualcosa da scaldare per il giorno dopo, anche per il pasto in classe dei più piccoli. È la tipica “nonna Unesco”, un patrimonio dell’umanità.

GG che mamma cuoca sei1

La mamma Veg

Appartengono a questa tipologia di mamme quelle che applicano alla propria esistenza convinzioni e dettami ideologici, rigidi e inamovibili.

Sedersi alla tavola con lei vuol dire sottostare alle sue regole. Meglio partire rassegnati, o attrezzati. Le eccezioni non sono ammesse.

A tavola niente carne, niente uova, niente grassi saturi, pesce solo se pescato a un chilometro da casa, verdure bio, le melanzane no perché sono vegetali senza identità.
Vestale e al tempo stesso mastino, la mamma Veg estende il suo regime (sempre alimentare, si intende) a tutti i commensali. Che ammutoliscono, annuiscono, assaggiano e commentano entusiasti tipo Fantozzi alla cena della Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare. Tordo intero.

Il pargolo Veg, a scuola, è riconoscibile. È quello con il sedano rapa nel baracchino e l’espressione famelica. Sta guardando la cotoletta del compagno di banco, anche se è un cordon bleu di quarta mano riscaldato dalla mamma Just Eat.

La mamma Sputnik

Porta il nome del primo satellite artificiale lanciato in orbita intorno alla terra e ne condivide lo spirito pionieristico. Oseremmo dire “di frontiera”. La mamma Sputnik ha rinnegato tradizioni e piatti tipici di famiglia per cercare l’estremo, l’innovazione, la fusion (categoria che quando esce dal campo musicale può provocare danni enormi).

Lei non cucina, lei crea. A volte addirittura inventa. Complice il tempo libero che sicuramente le permette di pianificare esplorazioni in territori mai battuti da un essere umano, la mamma pioniere fa della sua cucina un tempio della sperimentazione che manco i grandi raduni hippie degli anni Sessanta.

Condivide con la mamma Veg l’effetto sulla famiglia: prima complice, poi succube, infine cavia delle sue avventure culinarie. E se nei loro pensieri la mamma Bastianich è un miraggio, anche quella Just Eat assume contorni confortanti. Altro che il suo sformato di fragole, basilico e soia disidratata.

La scuola? Qui si innesca un varco temporale, un baco nel sistema, la tipica imperfezione di Matrix: spesso è il ragazzo che, dalla mensa, si porta a casa qualche pietanza di riserva. Da consumare nottetempo, di nascosto, al buio. E facendo sparire le briciole entro la mattina successiva.

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