Chiara Appendino, mamma e sindaca

Nel grande ufficio di Palazzo Civico – sede del Comune di Torino – tra mobili d’epoca e arredi istituzionali, notiamo due belle foto su una vetrinetta: sono Marco e Sara, marito e figlia di Chiara Appendino. Sara ha 2 anni e aveva solo 5 mesi quando sua mamma è stata eletta alla prima carica del capoluogo piemontese. Noi della redazione ci siamo chiesti come sarebbe stato essere contemporaneamente sindaca di una grande città e mamma di una bimba piccola. Siamo stati quindi felici di incontrare Chiara e farle alcune domande – non di politica perché non è il nostro mestiere – ma sugli argomenti che ci sono cari: la conciliazione tra lavoro e genitorialità e la possibilità di assumere un ruolo lavorativo importante con un bambino molto piccolo. Ci fa anche piacere mettere in luce un modo contemporaneo di essere famiglia, in cui i ruoli non sono definiti a priori e può essere la mamma ad avere il lavoro più impegnativo.

 

Una scelta condivisa

Proprio dalla conciliazione inizia la nostra chiacchierata: come si fa a essere allo stesso tempo sindaca di Torino e mamma? “Quando ho deciso di candidarmi come sindaco ero già incinta ed ero consapevole che sarebbe stato un impegno gravoso. È stata una scelta condivisa con la mia famiglia, senza il cui supporto non potrei farcela. Ci siamo seduti intorno a un tavolo con mio marito e i miei genitori e ci siamo chiesti ‘ce la possiamo fare?’. Abbiamo esaminato la questione con attenzione, ci siamo chiariti i dubbi e il verdetto è stato: ‘Sì, ce la possiamo fare!’. Avevo davanti l’esempio di mia sorella che ha sei figli e ha sempre continuato a lavorare. Lei mi spronava: ‘Con una figlia sola? Certo che sì!’. Sapevo che avrei sottratto del tempo alla mia famiglia, ma ne eravamo tutti consapevoli.

Con mio marito Marco ci siamo detti che per i primi tempi sarebbe stato più presente lui in casa, nel futuro ci potremo dare il turno e sarò io a seguire Sara, mentre lui si dedicherà ai suoi impegni. Sono una donna fortunata: è vero che il mio lavoro mi lascia pochissimo tempo libero, ma Marco e la mia famiglia sono così presenti e attenti che non sono mai sfiorata dal dubbio che la bambina non sia seguita bene. Da un punto di vista pratico conciliare non è così difficile, ma dal punto di vista emotivo è un’altra cosa. Il periodo più faticoso è stato forse la campagna elettorale, allattavo ancora Sara e non avrei potuto né voluto rinunciarci. Quindi la portavo con me agli incontri e nei comizi, la allattavo nei dietro le quinte, poi mia mamma la riportava a casa. Quando è iniziato lo svezzamento è stato tutto più facile e meno faticoso. E poi lei è una golosona, ama la pasta e le verdure, è un piacere vederla mangiare!”.

 

Insieme nei weekend

I genitori con lavori impegnativi trovano conforto al pensiero che il tempo di qualità è meglio della quantità di tempo. È così anche per te? “Ho pochissimo tempo libero e quel che ho lo dedico tutto alla mia famiglia. Quando ci sono, ci sono pienamente. Ma ciò non attenua i miei sensi di colpa. Mi piacerebbe avere più tempo per Sara, fare di più, fare meglio. Mi sento spesso in difetto nei suoi confronti. E durante la settimana mi manca terribilmente: la mattina esco presto e quando torno la sera purtroppo dorme già. Però so di lasciarla in buonissime mani, c’è la nostra meravigliosa tata, che è la stessa di mia sorella, una persona di famiglia. Fino a qualche mese fa Sara piangeva quando uscivo per andare al lavoro, ora invece mi saluta con la manina sorridendo e sono io ad avere il magone! Da qualche tempo abbiamo deciso di portarla con noi nei miei impegni del weekend, in tutti quegli eventi e quegli appuntamenti adatti a una famiglia. È indispensabile che ci sia mio marito ed è un modo di vivere le cose insieme. Sentivo forte l’esigenza di poter condividere più tempo con loro: anche il sindaco ha il diritto di avere una famiglia! E ora la bambina è grande abbastanza da divertirsi quando andiamo in giro”.

Hai dato dei limiti ai tuoi collaboratori, ci sono orari in cui non ci sei per nessuno? “Non è possibile e non sarebbe neanche giusto. Per le situazioni difficili e le emergenze, ci sono sempre”.

Come riesci a scrollarti di dosso le tensioni lavorative quando torni a casa la sera? “La verità è che non riesco mai a non pensare al lavoro. Gli unici momenti in cui riesco a distrarmi sono proprio quando sono con Sara. Vivo gli impegni con intensità, ma quando sono con mia figlia mi impongo di staccare. La sera quando ho un po’ di tempo per leggere sfoglio qualche giornale, tra cui anche GG, e scopro tanti posti belli e interessanti dove mi piacerebbe un giorno andare con la famiglia”.

Quali sono i momenti che trascorrete insieme cui non vorresti rinunciare? “La colazione della mattina è il nostro rituale fisso, il momento in cui ci ritroviamo noi tre. Quando il tempo è bello Marco e Sara vengono a prendermi a Palazzo Civico in bicicletta ed è meraviglioso tornare a casa insieme. Sara ama la musica, adora ballare e sta imparando a cantare. Appena si sveglia ci chiede ‘Mu’, che sta per musica e ci ha fatto capire che la vuole anche in macchina. Quando ho qualche giorno libero andiamo in montagna, a Balme, dove ci godiamo la quiete, l’aria fresca, il verde. Per noi, in questo momento della nostra vita, è la destinazione perfetta”.

 

Nuove sensibilità

L’arrivo di un bambino cambia non solo la vita dei genitori, ma anche la loro visione del mondo: in che modo ti ha mutata la nascita di Sara? “Mio marito e io siamo certamente cambiati dal gennaio 2016, abbiamo una sensibilità diversa ma anche un modo diverso di guardare il mondo. Dal generale alle piccole cose. Concretamente, prima di avere un figlio non ti accorgi se un locale non ha il fasciatoio, adesso mi sembra fondamentale. Quando usciamo scegliamo i posti in cui andare in base a questi servizi. E così ho attrezzato un baby pit stop a Palazzo Civico – una sala cambio con angolo allattamento – e ho attivato degli incentivi per i locali che li predispongono a Torino. Sono piccole attenzioni che migliorano davvero la qualità della vita delle famiglie con bimbi piccoli”.

Che tipo di genitori siete, severi o cuor di burro? “Siamo soprattutto genitori molto fortunati perché nostra figlia è bravissima, va a nanna alle 21.30 e dorme tutta la notte filata già da quando aveva otto o nove mesi. Dorme nella sua cameretta, mangia regolarmente. È stato facile con lei impostare una routine e quando ho dei dubbi mi rivolgo a mia sorella, che con i suoi sei figli è il mio guru. I suoi consigli mi rassicurano e mi tranquillizzano sempre. Lei e mia mamma sono il nostro numero di pronto intervento. Sara sta per entrare nei “terrible two”, so che è una fase difficile, speriamo di riuscire a essere coerenti. So bene che un no è un no, ma per me che vedo poco mia figlia è davvero difficile dirlo”.

 

Più tempo insieme

E, dopo un anno e mezzo di questa vita frenetica, cosa dice tuo marito? “Marco è incosciente quanto me e non teme le sfide! È lui uno dei miei punti di forza. Abbiamo deciso insieme che in questo periodo sarà lui più presente con la bambina, il genitore di riferimento per Sara. Marco ne è felice, è un papà presente e adorano stare insieme. Uno dei miei buoni propositi per il 2018 è di poter dedicare un po’ più di tempo alla famiglia, qualche cena tutti insieme sarebbe bellissima”.

E concludiamo la chiacchierata rivolgendo l’ultima domanda proprio a Marco, per sapere da lui come sta andando. “Sara è una bimba serena, non ho dubbi, e ha la fortuna di ricevere affetto da tante persone. La cosa più difficile è gestire i sensi di colpa della mamma, se sente di non essere presente quanto vorrebbe. Quando torno a casa, a ogni rumore di campanello che suona o porta che si apre, Sara chiede: ‘Emmamma?’, guardandomi. È questo il momento più difficile, perché non so come rispondere, soprattutto se so che la mamma tornerà tardi. E mi ritrovo a chiedermi: cosa penserà lei di questo periodo intenso della nostra vita, quando le racconteremo cosa faceva la mamma quando lei era piccola”.

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