Educazione slow tra famiglia e associazione

Papà di due bambini di 7 e 5 anni, 46 anni, agronomo, Gaetano Pascale, è dallo scorso maggio presidente di Slow Food Italia.

Il 2015 si preannuncia come un anno importante per l’associazione: “2015 è l’anno di Expo, cui noi parteciperemo, anche se sono in molti a dirci ‘Voi, che avete un’anima così bella, perché l’Expo?’. Ma Slow Food all’Expo ha una missione: non ci andiamo per promuovere prodotti, ma per affermare contenuti. Ci andiamo a schiena dritta, senza perdere la nostra identità e senza compromessi. La nostra è una partecipazione critica: vogliamo promuovere un modello di produzione del cibo diverso da quello imperante, tutelare la biodiversità e difendere l’agricoltura familiare. Ci andiamo per stare vicini alle piccole produzioni, al cibo di prossimità, quello locale. E per affermare un concetto di consumatore diverso, attivo e non passivo, in grado di scegliere in modo consapevole. In generale, noi consumatori stabiliamo troppo poco le regole del gioco: Slow Food si impegna per restituire alle persone la capacità di scegliere, si parte dal cibo ma è un discorso che riguarda l’intera società. In generale, il punto di partenza è che lo stato delle cose non si può modificare, soprattutto a livello di scenario internazionale. Noi crediamo invece che un cambiamento sia possibile e il nostro atteggiamento non deve essere reattivo ma proattivo.

Per quanto riguarda il sistema alimentare, il cambiamento si può attuare partendo proprio dal piccolo, da una dimensione umana della produzione. Noi come consumatori possiamo scegliere preferendo un prodotto rispetto a un altro e Slow Food vorrebbe dare più strumenti di scelta alle famiglie al momento dell’acquisto. Il prezzo e le informazioni disponibili al pubblico non sono gli unici elementi di discriminazione di un buon prodotto: vorremmo creare tanti piccoli vademecum utili per dare un’impronta buona, pulita e giusta alla spesa quotidiana. Si mangia meglio, si difendono i produttori buoni e sicuramente anche il pianeta”.

Una tavolozza di colori
“Buono, pulito e giusto” sono i valori che Slow Food si impegna a diffondere ben oltre il mondo dell’alimentazione: quanti di questi valori porti a casa come papà? “La nostra è un’associazione totalizzante, in cui non ti limiti a lavorare. Con Slow Food ho vissuto un percorso di crescita straordinario, i miei colleghi sono amici veri, i temi che affrontiamo sono quelli che riguardano le nostre vite: il cibo, l’economia, l’ambiente. Insomma, in questi ultimi dieci anni il mio percorso di vita e quello associativo si sono incrociati e uniti: molto di quello che faccio e sono coincide sul lavoro e nella vita.

L’importanza del cibo buono, di un rapporto sano con la natura, la genuinità, sono valori che trasmettiamo sia nelle attività educative di Slow Food che tra le pareti domestiche con mia moglie e i bambini. Viviamo in un paese in provincia di Benevento ed è più facile avvicinare i bambini ai temi dell’ambiente e del cibo genuino: loro sanno fin da piccoli che un pomodoro non matura a gennaio e che l’uva a marzo non si trova. Ma la formazione di un figlio non dipende solo dai genitori, l’altro pezzo arriva dalla televisione ed è una battaglia impari, perché è molto più suadente e persuasiva di noi… In casa comunque si mangia un po’ di tutto, cerchiamo di non essere troppo integralisti. Non frequentiamo fast food, ma se si va a una festa anche i nostri bambini si buttano felici su tutto il buffet senza fare gli schizzinosi. Non voglio crescerli troppo condizionati dai miei valori, preferisco siano loro a sceglierli in autonomia. Vedo il mio ruolo educativo come il mettere a disposizione una tavolozza di colori, saranno poi loro a comporre il quadro secondo preferenze, indoli, disposizioni. Certo che fino a quando ero presidente regionale era più facile tener separati i bambini dal lavoro, ora le cose sono cambiate, io ci sono dentro mani e piedi ed è difficile che loro non siano coinvolti. In qualche modo sono contaminati dal mondo Slow Food e non mi dispiace: cerchiamo insieme un giusto equilibrio tra la buona influenza Slow e il sano distacco necessario per crescere liberi. Il mio nuovo ruolo è molto impegnativo anche in termini di tempo, sono spesso via da casa, con orari impossibili, sempre in viaggio tra un aereo e un treno, io manco a loro ma loro mancano ancora di più a me: fare il papà mi piace da impazzire!”.

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