Globesity: l’epidemia di obesità colpisce anche i bambini

Coesiste (paradossalmente) con la denutrizione, è in crescita ed è un problema globale: l’epidemia di sovrappeso e obesità – “globesity” – è ormai certa. L’obesità viene definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un eccessivo accumulo di grasso che provoca danni alla salute. Per misurarla si ricorre a un indice, il BMI (Body Max Index), un rapporto tra peso e altezza. Se il BMI è superiore a 25 si è in una condizione di sovrappeso, se superiore a 30 si è obesi, sopra i 35 gravemente obesi. L’obesità è definita “una patologia multifattoriale”, non esiste cioè una causa unica, ma un insieme di fattori scatenanti: la suscettibilità genetica, l’aumento di consumo di alimenti ipercalorici e la diminuzione dell’attività fisica.

Numeri e globesity

Dal 1980 a oggi l’obesità è più che raddoppiata. Nel mondo, quasi due miliardi di persone adulte erano sovrappeso nel 2014 e circa 600 milioni tra loro erano obese. Questo significa che un 40% di adulti è sovrappeso, di cui il 13% obeso. La situazione non è migliore in età pediatrica: nel 2013 erano 42 milioni i bambini con meno di 5 anni sovrappeso od obesi. Se le condizioni restano immutate, nel 2025 saranno 70 milioni. In Europa 1 bambino su 3, a 11 anni, è sovrappeso od obeso. Di questi, il 60-70% circa rimarrà tale da adulto. I numeri sono impressionanti tanto che l’OMS ha definito l’obesità una vera e propria epidemia globale. È preoccupante come le cifre siano in aumento anche nei paesi meno sviluppati o in via di sviluppo: queste nazioni devono affrontare due facce della stessa medaglia, la malnutrizione per difetto e la malnutrizione per eccesso. Perché mentre quasi metà del mondo è sovrappeso, 800 milioni di persone soffrono la fame. E di queste 50 milioni sono bambini.

Fasi della vita

Le conseguenze sulla salute sono gravi. L’aumento del BMI provoca un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, diabete, patologie muscoloscheletriche, alcuni tumori. È stato accertato che alcune patologie, in passato presenti solamente negli adulti, si verificano oggi in età pediatrica. Molti aspetti dell’ambiente in cui il bambino viene concepito, partorito e cresciuto influenzano il suo peso durante la sua vita. Gli studi scientifici dimostrano quanto sia importante l’alimentazione già alcuni mesi prima del concepimento e durante la gravidanza.

Anche l’allattamento è importante: le proprietà del latte materno sono uniche e pare diminuiscano il rischio di obesità nel bambino. Buone notizie anche per la dieta mediterranea, l’unico modello alimentare che ha fornito prove scientifiche di diminuzione del peso corporeo e di mantenimento nel tempo. In Italia siamo dunque salvi? No. La dieta mediterranea contemporanea è molto diversa rispetto a quella di 50 o 70 anni fa. Sono aumentati i grassi saturi, sono stati introdotti i grassi trans, sono aumentati gli zuccheri semplici.

Prevenzione, trattamento e psiche

La soluzione all’epidemia di globesity sembra essere unicamente la prevenzione, perché il trattamento dell’obesità ha ottenuto finora pochi risultati. La prevenzione passa attraverso le scelte individuali quotidiane: quando facciamo la spesa al supermercato, per noi e per i bambini, limitiamo l’acquisito di cibi contenenti zucchero, sale e grassi trans. Anche le industrie dovrebbero intervenire, permettendo ai clienti scelte più salutari, diminuendo le pubblicità di snack, merendine, bibite, fast-food, soprattutto nelle fasce orarie dei più piccolini. E poi bisogna supportare la pratica regolare di un’attività fisica: l’OMS è categorica, serve un’ora di attività fisica al giorno. Per quanto riguarda il trattamento dell’obesità, alla prova dei fatti, poco è stato ottenuto. Si cerca di comprendere più a fondo i meccanismi biologici a livello del sistema nervoso centrale, perché alimentazione e psiche sono in strettissima relazione. Molti approcci cercano di andare oltre il concetto di dieta per coinvolgere la psicologia dell’essere umano con metodi di terapia comportamentale e motivazionale. I risultati sono interessanti.

Disbiosi e probiotici

Nel nostro intestino è presente un numero di cellule batteriche maggiore rispetto alle cellule del nostro organismo. Si è notato come il microbiota intestinale di soggetti obesi sia totalmente alterato rispetto a quello di soggetti sani, un fenomeno che prende il nome di disbiosi. Si è pensato di modificare la flora batterica intestinale attraverso l’utilizzo di probiotici, quei microrganismi vivi in grado di apportare dei benefici alla salute dell’ospite (organismo umano) quando somministrati in quantità adeguate. Sorgono però delle problematiche: modificare l’habitat intestinale non è semplice, inoltre si scoprono via via nuove specie batteriche che si aggiungono alle centinaia già scoperte. Quali sono i ceppi batterici più efficaci? Quali ceppi utilizzare in base alle diverse patologie? In quali quantità? A queste prime domande abbiamo solo risposte parziali. Una nuova frontiera sembra essere il ‘trapianto fecale’, cioè il trapianto di microbiota di un soggetto sano in un soggetto obeso che sembra effettivamente far perdere peso.

Nel frattempo la regola per non entrare o uscire dalla pandemia di obesità sembra essere una sola: mangiare meno e muoversi di più.

[Marco Favasuli – Biologo nutrizionista]

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