L’orto in condotta

Più di mille scuole italiane hanno aderito al progetto di orti scolastici di Slow Food dal 2004 a oggi, e nel 2015 sono 518 gli Orti in Condotta attivi. L’Associazione della chiocciola offre alle scuole un bel progetto che unisce il piacere di fare a quello di imparare, che insegna il rispetto della natura e dell’ambiente. “L’idea che sottende tutti i nostri progetti educativi è di avvicinare i bambini e i giovani al mondo dell’alimentazione e all’ambiente attraverso il piacere – racconta Annalisa D’Onorio, coordinatrice del progetto Orto in Condotta -. Coltivare l’orto insieme ai compagni e alle maestre è un bel momento attivo, di sfogo rispetto alle tante ore seduti al banco. Ma è anche uno strumento di conoscenza, attraverso il quale i bambini acquisiscono consapevolezza e competenza su temi importanti, dalla cultura del cibo alla salvaguardia dell’ambiente. Il nostro augurio è che diventino cittadini informati e attenti al mondo del buono, pulito e giusto.

Per valutare l’impatto dell’orto nelle conoscenze dei bambini delle scuole in cui è stato avviato il progetto, Raffaella Infanti, studentessa dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha realizzato come tesi di master una ricerca sull’argomento: ‘L’impronta dell’orto: piantare i semi per un futuro sostenibile’. Attraverso un questionario Raffaella ha confrontato conoscenze, abitudini e concetti di bambini di scuole che hanno l’Orto in Condotta da almeno tre anni con bambini che non ce l’hanno. I risultati confermano quel che ci auguravamo e intuivamo: nell’orto e con l’orto si impara davvero. I bambini sanno riconoscere frutta e ortaggi con più facilità, perché li hanno visti in campo o li hanno studiati in classe nelle attività di educazione alimentare correlate, sanno associare i prodotti alle rispettive stagioni, perché hanno sperimentato i tempi che la natura impone per la semina, la crescita e la raccolta. In generale sono più sensibili al tema degli sprechi, sanno che non si dovrebbe fare grandi scorte e avere sempre il frigorifero pieno, hanno un’idea di cosa sia la biodiversità, associano buono con sano ma anche con piacevole. Nelle classi che mettono le mani nella terra emerge una maggiore sensibilità e attenzione rispetto ai temi dell’ambiente e del mangiar sano e una maggiore propensione a cogliere la complessità del mondo agroalimentare. Ma, a parte le finalità nobili, questa è una straordinaria opportunità di imparare: un progetto ambientale e pedagogico che passa attraverso l’osservazione, la manipolazione, la creatività, il gusto e il gioco e che sarebbe bello poter offrire a sempre più bambini!”.

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Giovani Genitori

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