Micotossine e pesticidi

Quando parliamo di sicurezza alimentare parliamo di benessere. Benessere per tutti, ma in particolare per i bambini. Perché? I bambini sono soggetti vulnerabili e vengono esposti ai contaminati in maniera particolare. Pensiamo a quando stanno nella pancia della mamma: agenti ambientali tossici possono attraversare la placenta e arrivare all’organismo che è ancora completamente in formazione. I bambini hanno poi comportamenti esplorativi tipici, per esempio portano le mani o gli oggetti alla bocca, e questi comportamenti possono incrementare l’esposizione. Hanno una limitata capacità di capire e muoversi senza correre pericoli; hanno un alto rapporto tra superficie e volume e una percentuale molto più elevata di assorbimento per contatto cutaneo rispetto agli adulti. Soprattutto, i bambini hanno una aspettativa di vita più lunga e quindi dispongono di più tempo per manifestare una malattia che magari ha lunghi periodi di latenza. Hanno sistemi immaturi di detossificazione che determinano “finestre di vulnerabilità critiche”. Qualche esempio? Il corpo umano è capace di attivare sistemi di detossificazione per alcuni pesticidi. Lo fa con il fegato, attraverso enzimi la cui attività dipende dall’età. Questi enzimi sono praticamente assenti in età fetale e sono circa cinque volte meno attivi fino ai 10 anni. È chiaro che ingerire pesticidi fa peggio ai bambini.

Potenziali nemici

Per il nostro corpo, la fonte principale di contaminazione è l’alimentazione, in particolare le sostanze usate nelle pratiche agricole. Quali sono? I fitofarmaci (insetticidi, erbicidi, fungicidi, ormoni, additivi). I contaminanti ambientali di origine naturale (le micotossine) e di origine ambientale (i metalli pesanti, le diossine, gli idrocarburi policiclici aromatici, i batteri, i virus). Le sostanze usate nelle pratiche zootecniche e quelle usate per il confezionamento o la trasformazione degli alimenti. Senza fare eccessivo allarmismo, sono circa 3000 i potenziali nemici da tenere sotto controllo, tra cui in particolare le micotossine e i pesticidi.

Limiti di legge

La legge tollera la presenza di ridotte quantità di micotossine, metalli pesanti e pesticidi, ma distingue tra adulti e bambini (da 0 a 3 anni) imponendo per questi ultimi limiti molto più ristrettivi e vicini allo zero analitico. Tuttavia solo i prodotti specificamente dedicati all’infanzia (il cosiddetto baby food), che sono soggetti a notifica ministeriale, devono rispettare i limiti imposti per i bambini. Vari studi hanno messo in luce che i prodotti per adulti superano fino a 200 volte il limite dei pesticidi consentiti dalla legge per l’infanzia e fino a 20 volte il limite massimo di micotossine suggerito dai limiti infantili recentemente proposti dalla Commissione Europea. Tuttavia la crisi economica sta condizionando fortemente gli acquisti delle famiglie e le proposte delle aziende.

Micotossine

Le micotossine sono composti tossici prodotti da diversi tipi di funghi, appartenenti principalmente ai generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium. In particolari condizioni ambientali, quando la temperatura e l’umidità sono favorevoli, questi funghi proliferano e possono produrre micotossine. Generalmente entrano nella filiera alimentare attraverso colture contaminate destinate alla produzione di alimenti e mangimi, principalmente di cereali. La presenza di micotossine negli alimenti e nei mangimi può essere nociva e può causare effetti avversi di vario tipo. Alcune micotossine sono inoltre immunosoppressive e riducono la resistenza alle malattie infettive. Il regolamento CE 1881/2006 stabilisce chiaramente le dosi massime di micotossine negli alimenti. Per una di queste, il Deossinvalenolo, il limite è pari a 750 microgrammi/Kg nella pasta e 500 microgrammi/Kg nel pane. La stessa normativa stabilisce che nei prodotti destinati all’alimentazione del bambino il massimo debba essere di 200 microgrammi/ Kg. Un recente studio ha dosato il contenuto di Deossinvalenolo nella pasta in commercio, dimostrando che nel 25% dei casi presenta valori superiori ai massimi per i bambini e che pertanto queste paste sono destinabili unicamente agli adulti.

Pesticidi

Un altro argomento molto attuale è quello dei pesticidi. Nel mondo ne è stato sintetizzato un numero enorme e le quantità utilizzate in agricoltura sono impressionanti. I pesticidi si trovano in gran parte degli ambienti in cui viviamo: case, scuole, luoghi di lavoro. Si trovano negli alimenti, nelle acque sotterranee e potabili. E per i bambini sono molto pericolosi: secondo una ricerca svolta dall’Environmental Working Group i bambini che consumano regolarmente cibi con residui di pesticidi corrono un rischio circa dieci volte maggiore rispetto agli adulti di contrarre neoplasie. I pesticidi possono inoltre avere una azione di interferente endocrino, perché compromettono il normale funzionamento del sistema ormonale. Altri composti hanno una spiccata attività neurotossica, con potenziali effetti a lungo termine. La maggiore esposizione ai pesticidi è associata a maggior rischio di diagnosi di sindrome da deficit di attenzione-iperattività.

Nella primissima infanzia

Molti studi hanno dimostrato che i pesticidi, se assunti nel periodo neonatale e nella prima infanzia, possono alterare, anche in modo irreversibile, la funzionalità e lo sviluppo dei sistemi nervoso, immunitario, endocrino e dell’apparato riproduttivo. Anche le mamme che allattano dovrebbero evitare di consumare cibi con residui di pesticidi, perché queste sostanze passano nel latte materno. Di recente, però l’Environmental Health Perspectives ha pubblicato una ricerca sui rischi per il feto legati all’esposizione della madre ai pesticidi; secondo lo studio, produrrebbero sul nascituro gli stessi rischi associati al fumo di tabacco.

Quella sporca dozzina

L’ottava edizione della Shopper’s Guide to Pesticides in Produce ha esaminato 45 tipologie di frutta e ortaggi e ha stilato la cosiddetta “sporca dozzina”, che comprende i 12 alimenti maggiormente contaminati dai pesticidi. Al primo posto troviamo le mele, seguite da sedano, peperoni, pesche, fragole e pesche nettarine. Seguono uva, spinaci, lattuga, cetrioli, mirtilli e patate. Tra i vegetali che vantano una minore presenza di pesticidi: cipolla, mais, ananas, avocado, cavolo, piselli dolci, asparagi, mango, melanzana, kiwi, cantalupo, patate dolci, pompelmo, anguria e funghi.

Primato positivo per l’Italia

La buona notizia è che il cibo italiano è tra i meno contaminati del mondo: l’Italia ha conquistato il primato europeo e mondiale sulla sicurezza alimentare con presenza di residui di quasi quattro volte inferiori rispetto a quelli della media europea: in Italia il 97% dei prodotti ortofrutta sono a norma, tuttavia solo il 53% è senza residui e quindi a norma per il bambino, dato che la normativa vigente stabilisce che nei prodotti per l’infanzia non devono essere presenti pesticidi.

Come ridurre il rischio

Come si può ridurre l’esposizione ai pesticidi dei nostri bambini? Ecco alcuni accorgimenti. Controllare la dieta del bambino assieme al pediatra, che deve informare la famiglia sulle condotte alimentari più sicure. Prevenire il rischio utilizzando i prodotti destinati all’infanzia che sono conformi alla legge e garantiscono bassi limiti per i contaminanti e assenza di pesticidi. Variare il tipo di frutta e verdura e la sede di acquisto, preferendo i prodotti bio. Conoscere quali sono i vegetali più contaminati. Lavare bene frutta e verdura prima di consumarla ed evitare i frutti con segni di malattia. Acquistare solo frutta di stagione e prodotta localmente, perché maggiore è la distanza, maggiore è la probabilità di trattamenti chimici.

[Antonio Del Vecchio – Primario di Terapia intensiva neonatale e Presidente di Slow Food Puglia]

 

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