Come è il pranzo a scuola per i bambini nel mondo

Di mense scolastiche e pranzo a scuola nel 2016 in Italia si è parlato tanto, forse troppo. Ma come e cosa si mangia nella pausa pranzo fuori dai confini nazionali? Lo abbiamo chiesto ad alcuni genitori stranieri che ci hanno raccontato come funziona nei loro paesi.

Cina – Zhu Wei, mamma di Leo

“Il tempo dedicato al pranzo nelle scuole cinesi è circa di un’ora: solitamente il cibo è servito in un locale apposito, su vassoi di metallo per garantire l’igiene. Riso e zuppe calde sono proposti giornalmente così come le uova. I pediatri cinesi consigliano di consumarne uno al giorno nel periodo della crescita, per cui si trovano nel riso, nella carne, anche nella minestra! Nei pasti per i bambini ci sono anche i funghi, che secondo i cinesi hanno proprietà curative e sono considerati alimenti preziosi. In particolare, per il suo contenuto proteico, è molto utilizzato il fungo nero, essiccato e aggiunto alle zuppe nelle quali si trovano immancabilmente anche verdure e tofu. Ogni famiglia contribuisce in parte al pagamento e il governo delle province stabilisce nei distretti il prezzo da applicare. Non è comune bere durante il pranzo, ma è sempre presente sul tavolo un thermos con acqua calda che si ritiene favorisca la digestione. In genere si insegna ai bambini che il corpo ha bisogno di equilibrio e necessita di assumere i cinque sapori (salato, amaro, dolce, piccante e acido) e li si abitua al consumo di tutti questi già nel pasto a scuola. In Cina l’insegnante gode di reputazione e prestigio, non solo in base ai risultati ottenuti dai suoi studenti, ma anche per il comportamento e il benessere generale della classe. E siccome nessun bambino vuole vedere il proprio maestro perdere la faccia di fronte ai colleghi per colpa di alunni disobbedienti, tutti si impegnano a finire ciò che hanno nel piatto”.

Olanda – Jaap, papà di Susy e Daan

“In Olanda tradizionalmente il pasto principale e caldo della giornata è la cena, che si consuma verso le 18. La colazioneabbondante e il pranzo è semplice e non cucinato, prevalentemente a base di panini. Funziona così dappertutto, nelle case, nelle scuole, negli uffici. In generale, in Olanda non si parla tanto di cibo come si fa in Italia, perciò il problema di quel che mangiano i bambini a scuola non è molto sentito da noi genitori. Solo i nidi sono normalmente dotati di cucina interna e la maggior parte delle scuole non ha una mensa; non essendo abituati a mangiare il pasto caldo a pranzo non se ne sente neanche l’esigenza. I bambini si portano a scuola il lunchtrommel, o baracchino: essendo molto utilizzati, se ne trovano di ogni foggia, colore e dimensione. All’interno un paio di panini con salumi o formaggio, una bibita (latte o succo di frutta), frutta fresca o secca, magari delle fettine di cetriolo o carote da sgranocchiare”.

Giappone – Junko, mamma di Mira e Yume

“In Giappone non è comune che le scuole elementari abbiano uno spazio dedicato al pranzo e spesso si mangia in classe. Gli alunni siedono in tavoli a gruppi e sono responsabili dell’apparecchiatura e della distribuzione del cibo. Gli alunni più meritevoli hanno compiti considerati più di responsabilità nella gestione del pasto. Il governo giapponese paga la maggior parte della spesa per la mensa, il resto è a carico dei genitori: la qualità del cibo è sempre molto alta, perché è ritenuto importante che sia sano e fresco. Una curiosità: durante il pranzo si beve solo latte freddo. Circa venti anni fa il governo ha deciso che l’acqua venisse sostituita da bottigliette di latte monoporzione, un alimento considerato importante per la crescita delle ossa (l’aumento dell’altezza sta molto a cuore ai nipponici). Una novità che non è stata indolore: molte mamme, oggi trentenni, ricordano lo strano accostamento del sapore del latte a quello del riso. Il cibo è servito in genere su leggeri vassoi di bambù su cui si appoggiano le differenti ciotoline, una più grande per il riso e un paio di altre per carne, tofu o pesce e le verdure. Le bacchette giapponesi sono più corte e appuntite di quelle cinesi, per permettere una migliore pulizia del pesce. La maggior parte dei bimbi si porta le bacchette da casa – sono infatti un tipico regalo di compleanno e ce ne sono di bellissime, con intarsi nel legno, o colorate e personalizzate con disegni di animali o scritte. Nel menu non manca mai la zuppa di miso, in genere consumata a fine del pasto e ritenuta il miglior aiuto per la digestione. E dopo aver consumato il pranzo, tutti al lavoro! Straccetto e paletta all’opera, cinque bidoncini per differenziare, i bambini giapponesi escono a giocare quando l’aula è di nuovo in ordine, perché la scuola è un bene di tutti e tutti devono partecipare attivamente alla sua manutenzione”.

Egitto, Amal, papà di Jumana

Da noi in Egitto le scuole, a tutti i livelli dall’elementare all’università, non sono dotate di mensa e non è nemmeno previsto un momento preciso per il pranzo a scuola. Sembra strano, ma a spiegare tutto è la composizione e gli orari dei pasti che sono diversi da quelli occidentali. Gli egiziani iniziano la giornata con una colazione abbondante, a base di alimenti proteici, come uovo, formaggi freschi, falafel, crema di fave, serviti insieme al tè col latte. Il pasto principale e centrale della giornata è il pranzo, che si consuma dalle 15 alle 17, cioè dopo esser tornati da scuola. La sera è prevista una cena tarda e leggera, che può contenere gli stessi alimenti della colazione o a volte solo latticini e yogurt assieme a una bevanda calda. Per sopportare le lunghe ore tra colazione e pranzo, per i ragazzi ci sono i panini, che chiamiamo all’inglese ‘sandwich’. I sandwich sono farciti con salumi e pomodori, uova e formaggio, fave con crema di sesamo o crema fior di latte con lo zucchero. Oltre ai panini, i bambini portano a scuola della frutta: datteri, mandarini, arance o guaiava. L’intervallo per il pranzo si fa intorno alle 12.30, spesso si mangia con gli amici nel cortile o in classe, anche se alcune scuole vietano mangiare in aula, per motivi di igiene. L’intervallo-pranzo è un momento informale e divertente, non è raro trovare i ragazzi radunati in gruppetti sotto gli alberi del cortile a mangiare e scambiarsi i panini, chi baratta la bresaola per l’uovo, chi le fave per il formaggio, diventa un pranzo a buffet, insomma! Molte scuole hanno al loro interno una piccola caffetteria, chiamata alla francese “cantine”, che vende bibite, merende confezionate e prepara panini per chi non li ha. Nelle scuole statali, specialmente nelle periferie e nelle zone povere, viene distribuita una piccola merenda con biscotti ripieni di datteri”.

Francia – Eva, mamma di Alice

In Francia, come in Italia, il cibo è molto importante e la questione mensa è stata oggetto di numerosi dibattiti. Polemiche soprattutto legate ai costi delle mense scolastiche: fino al 2015 i giornali riportavano regolarmente casi di bimbi esclusi dalle tavolate collettive perché i genitori non avevano i mezzi per pagare la retta o bimbi esclusi perché affetti da patologie nei confronti delle quali il personale scolastico non voleva assumersi responsabilità. Nel marzo 2015 è stata adottata una proposta di legge che garantisce l’accesso alle mense indiscriminatamente a tutti i bambini per evitare la stigmatizzazione di famiglie già in difficoltà. I pasti delle mense francesi in genere iniziano con le crudités (verdure crude), seguite da un piatto principale (carne o pesce o uova con verdure, riso o pasta in accompagnamento) e poi da un dessert o formaggio, orgoglio della produzione alimentare francese. Le verdure sono quasi sempre bio, ci sono pochissimi piatti contenenti maiale (poco prosciutto per esempio) per evitare il problema del doppio menu per le minoranze religiose. Sovente vengono proposti piatti esotici: chili con carne, couscous, oppure pollo al cocco. Durante la pausa pranzo un bambino a turno fa il capo-tavolo: è incaricato di far rispettare la disciplina e sorvegliare che gli altri non giochino col cibo o non facciano baccano. Ogni giorno il bambino cambia, cosi sono tutti un po’ responsabilizzati!

 

(Non) Tutti a mensa 2016!

Intervista ad Antonella Inverno, responsabile Policy & Law di Save the Children
Sono tanti i bambini in Italia che non possono usufruire del servizio mensa o del tempo pieno, con punte preoccupanti in alcune regioni: oltre l’80% delle classi in Sicilia, Molise, Campania e Puglia non ha il tempo pieno – racconta Antonella -. Questi sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto annuale (Non) Tutti a mensa 2016! che monitora 45 Comuni italiani con oltre 100 mila abitanti. E anche laddove il servizio mensa è garantito, ci sono grandi disparità sulle tariffe applicate e sui criteri seguiti per l’inclusione e l’agevolazione. Tanto per fare un esempio delle diverse politiche tariffarie, si va dai 2,30 euro di Catania ai 7,28 di Ferrara per la tariffa massima e da 0,30 di Palermo ai 4,25 di Venezia per la minima”. Nel 2016 Save the Children ha preso in considerazione un criterio nuovo rispetto ai report precedenti: riguarda la percentuale di carico del costo della mensa sulle famiglie. “Ci ha sorpreso quanto pesantemente incida in alcune città. Save the Children ritiene che la mensa non sia solo un servizio, ma un momento educativo importante per l’educazione alimentare e l’inclusione sociale. Ci auguriamo una mensa di qualità per tutti i bambini, con maggiore equità e uniformità nelle tariffe, politiche di inclusione e accesso gratuito al servizio a tutti i minori in condizioni di povertà. Insomma, almeno sulle tavole scolastiche non vorremmo vedere diseguaglianze! E ci piacerebbe molto vedere una maggiore partecipazione dei bambini, per esempio facendo prender parte anche loro alle commissioni mensa”.

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