Slow Medicine

Cos’è la medicina slow? L’idea suscita spesso un po’ di sarcasmo: si pensa alle liste di attesa, alle sale di aspetto piene. Come slow? Più di così?
Ma rendere slow la medicina non significa che vorremmo farla andare più piano. Significa provare a contrastare gli aspetti perversi di quella che definiamo medicina fast, e che invece di produrre più salute sta producendo sprechi, diseguaglianze, a volte danni per i pazienti. La medicina fast ha medicalizzato la vita quotidiana: le normali variazioni delle condizioni fisiche o emotive vengono percepite con timore e trasformate in sintomi da curare. Si è diffusa un’idea di prevenzione che invece di puntare sulla scelta di stili di vita sani ed equilibrati incoraggia i cittadini a sottoporsi a test ed esami clinici.
Slow Medicine prova invece a scommettere su tre aggettivi che dovrebbero caratterizzare la cura slow: sobria, cioè basata su un uso moderato e attento dei farmaci e degli interventi diagnostici e terapeutici. Rispettosa, cioè basata su una reale condivisione della relazione di cura, in un clima di reciproco ascolto tra medico e paziente. Giusta, cioè attenta a rendere possibile a tutti l’accesso a cure appropriate e di qualità.
La logica di cura fast travolge i genitori ancor prima che il bambino nasca. I test, gli esami, i controlli richiesti durante la gravidanza sono tanti. Ma servono davvero tutti? Un esempio tipico è l’ecografia: spesso ne vengono eseguite tante, ma quelle davvero necessarie sono due o tre. Anche le batterie di esami prescritti alle donne in gravidanza non sono tutte indispensabili. Ma come si fa a decidere di fare meno esami quando è in gioco la salute del bambino? E se poi….
Entrare in una logica slow significa cambiare prospettiva: vedere non solo i vantaggi di un continuo controllo della condizioni di salute attraverso test ed esami, ma anche gli svantaggi che ne derivano. Esami non necessari comportano il rischio dei cosiddetti falsi positivi, risultati che sembrano indicare che qualcosa non funziona e innescano la richiesta di nuovi esami, con un costo elevato in termini di tempo, di fastidio fisico, di ansia e preoccupazione che certamente non producono benessere.
La logica fast porta in un’unica direzione: la diffusione di un atteggiamento consumistico nei confronti della medicina. La più radicata delle idee fast è la convinzione che fare di più aiuta a guarire e migliora la qualità della vita. In questa logica cresce la sfiducia e l’insoddisfazione nei confronti dei professionisti e del sistema sanitario. È ormai provato che più aumentano i progressi della medicina, più si incrementa lo stato di salute della popolazione, più i pazienti si dichiarano insoddisfatti delle cure che ricevono. Al centro dell’insoddisfazione il timore di essere ingiustamente privati delle cure che, forse, potrebbero guarirli.
La proposta di Slow Medicine è il recupero di un atteggiamento più realistico e più consapevole: per i genitori è importante abituarsi a pensare che non tutto ciò che provoca malessere deve essere trattato con farmaci o interventi medici. Che esistono malattie che non possono essere guarite. Che i farmaci possono avere anche effetti negativi. Che i farmaci più recenti non necessariamente sono migliori dei precedenti. Che scoprire una malattia prima che si manifesti attraverso i sintomi non è sempre utile.
Delusione? Paura di non fare abbastanza per la salute dei nostri bambini? In realtà i genitori slow hanno un grande patrimonio di salute da recuperare e trasmettere ai figli: è quello che si basa sull’acquisizione e sul mantenimento di stili di vita sani ed equilibrati; sull’attenzione a ciò che si mangia e a ciò che si respira. Sulla difesa del patrimonio ambientale. E sulla consapevolezza che la salute e la felicità non sono, e non saranno mai, contenute in una pillola colorata.

[Silvana Quadrino – 
psicologa, psicoterapeuta della famiglia, 
cofondatrice di Slow Medicine]

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