Dormire fuori casa

Gentile redazione, ogni estate ci troviamo di fronte molte offerte interessanti di campi avventura per ragazzi, settimane in montagna o al mare, notti al museo e pigiama party a casa degli amici… Fino a ora io ho sempre vietato di andare (mi sembra presto per dormire fuori casa) anche se Mauro, il più grande, qualche volta avrebbe voluto partecipare. Eppure io stessa sono andata in colonia a 6 anni, anche se non la ricordo come una bella esperienza. Voi che ne pensate?

Iscrivere o non iscrivere i figli a una settimana di summer camp? Mandarli o non mandarli in vacanza a casa dei compagni di classe che li hanno così gentilmente invitati? Da un lato ci sono i timori dei bambini: non fare amicizia, dormire lontano da casa, non trovare cose buone da mangiare. Dall’altro ci sono le ansie dei genitori: che il bimbo viva male l’esperienza, che non si possa avere il controllo sui propri figli. Oggi campi estivi o vacanze di studio, per una o più settimane, in Italia e all’ estero, sono cose normali per i ragazzini. Ci sono offerte per tutti i gusti, in genere a partire dai sei anni in su. Generalmente in queste vacanze bambini e ragazzi sono coinvolti in molte attività, inseriti in un contesto comunitario e seguiti da animatori, accompagnatori e insegnanti, che organizzano le giornate e si preoccupano di prestare attenzione individualmente a ogni partecipante. L’attenzione ai singoli bambini è però meno “pressante” di quella offerta da amici o parenti, e questo permette ai piccoli di fare un’esperienza nuova e arricchente: autogestirsi. La vacanza senza i genitori è, in linea di massima, un’esperienza importante, che aiuta i figli a crescere in quanto li fa sperimentare un tipo di vita e di organizzazione differente da quella della famiglia, li mette in contatto con bambini diversi per temperamento ed età, li rende più responsabili, adattabili e fiduciosi nelle proprie capacità, più coraggiosi, socialmente più abili e desiderosi di intraprendere.
Al di fuori dell’ambiente protettivo della famiglia, un ragazzino deve contare maggiormente su di sé. Mentre in casa è più coccolato, fuori deve riuscire a trovare una sua collocazione nel gruppo, farsi accettare, individuare i modi per andare d’ accordo, stringere amicizie e cavarsela nelle più disparate situazioni. Deve anche rinunciare a certe prerogative, da bimbo piccolo, che considerava un suo inalienabile diritto. È un mondo psicologico differente, non sempre piacevole, ma sempre memorabile. Difficile affermare che sia un’esperienza positiva per tutti i bambini: ci sono quelli più intraprendenti e quelli più timidi, quelli più maturi e quelli che hanno bisogno di sicurezza. Proviamo a mettere su un piatto della bilancia le ansie e le paure e sull’altro la ricchezza dell’esperienza in un ambiente comunitario socializzante e facciamo una valutazione: se pensiamo che la vacanza dia dei benefici, non esitiamo a mandare i nostri figli. Se ci sentiamo insicuri, non è il caso di forzare: a sette anni si può aspettare ancora un po’ prima di prendere il volo.

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