Famiglie a geometria variabile

Il concetto di famiglia cambia, o meglio va allargato. Famiglie arcobaleno, famiglie che si uniscono, famiglie che si lasciano e rimescolano. Single e monoparentali. L’ultima rilevazione ISTAT segnala che il 16% delle famiglie italiane è formato da nuclei con un solo genitore: un dato che si inserisce perfettamente nella media europea, dove vivere solo con la mamma è diffusissimo in Lettonia (uno su tre) e rarissimo a Cipro (meno di uno su dieci). Nell’85% dei casi si tratta di madri che convivono con i figli, uno o più, minorenni e quindi ancora non autonomi.

Il dato di fatto è che in tutto l’Occidente le famiglie, in generale, tendono a essere più piccole. Nel 1971, ai tempi in cui eravamo noi bambini, in famiglia vivevano mediamente 3,3 persone. Nel 2011 una persona in meno. Un’associazione, Smallfamilies, ha stimato il numero delle famiglie monogenitoriali di Milano. Quelle con un figlio minorenne sono di più della media nazionale, 1 su 4. Nelle “smallfamilies” i genitori sono soli per scelta o perché ci si sono ritrovati, per una separazione, un divorzio, la perdita del coniuge, il rifiuto del partner a essere coinvolto in un progetto genitoriale, l’assenza prolungata o il diverso domicilio di uno dei genitori. Queste configurazioni a geometria variabile non rappresentano una eccezione: sono la normalità. Con grande dignità il genitore single riesce a dedicare attenzioni, cure e affetti a tutti i (pochi) membri della sua famiglia. Aiuti, purtroppo, per chi si trova solo con figli, ce ne sono pochi. Tuttavia in rete sono nati diversi progetti che informano, supportano e invitano a condividere e socializzare.

Il progetto Smallfamilies
Smallfamilies (www.smallfamilies.it) è un’associazione di Milano che dal 2012 orienta, informa, offre servizi e tutela per le famiglie di piccola taglia, al momento poco considerate dalle politiche pubbliche. Sensibilizzare le istituzioni sulle difficoltà che affronta il genitore single non è cosa da poco. Pensiamo alle spese per l’istruzione dei figli e per la casa: “Negli interventi di edilizia sociale – dice Gisella Bassanini, presidentessa dell’associazione – la monogenitorialità è perlopiù considerata una condizione transitoria, anche se per numerosi casi non è così”. La conciliazione dei tempi famiglia-lavoro è di vitale importanza, ma anche le offerte per il tempo libero lo sono, visto che pochissime realtà offrono pacchetti scontati se la famiglia è composta “solo” da due, o peggio ancora “solo” da un adulto con due figli piccoli. Attraverso l’associazione vengono promossi e segnalati i servizi agevolati e “small friendly”, ma il lavoro principale è attirare l’attenzione per avviare una riflessione seria su una tipologia familiare a grosso rischio di impoverimento economico e relazionale.

Genitori single unitevi
“Mai più soli!” è il motto di un social network dedicato ai genitori single, Gengle (www.gengle.it), pensato e voluto da Giuditta Pasotto, una mamma che da sola si occupava di due bimbi e che ha voluto creare una piattaforma di scambio per altri genitori che, come lei, spesso si sono sentiti “ingiustamente diversi”. Ben lontano dal voler creare coppie e unire famiglie, Gengle promuove la condivisione di informazioni ed esperienze, organizza incontri e raduni, stringe convenzioni con enti e aziende “gengle friendly” per sconti e agevolazioni su prodotti e servizi. Iscriversi al social network è facile; unico requisito: essere genitori single! Oggi la community raccoglie circa seimila genitori soli di tutto lo stivale. E, se non dalla politica, i Gengle hanno ricevuto un riconoscimento almeno dalla religione. A giugno 2016 sono stati ricevuti da Papa Francesco, a seguito delle dichiarazioni di apertura verso le famiglie non convenzionali, compresi separati e divorziati. “Oltre al dolore per la fine di una relazione, i genitori credenti subiscono anche l’esclusione dalla comunità cristiana, il giudizio e vivono la fase di separazione con senso di vergogna e colpa”, commentano i genitori del network.

OP, cioè One Parent
OP (www.oneparent.it) è una community realizzata da genitori single per genitori single. Una volta iscritto, ogni utente crea il suo profilo per raccontarsi, stringere amicizie, costruire una gallery fotografica, come nella tradizione tipica dei più famosi social network. Oltre ai forum e alle attività individuali, la piattaforma crea un calendario di eventi a cui partecipare con o senza figli. One Parent ha dato vita anche a una iniziativa particolare: la scrittura di un libro di favole per bambini figli di genitori single, “Un libro – dicono – che tramite l’utilizzo della favola vuole aiutare i bambini a metabolizzare il fatto di vivere in una famiglia monoparentale o con genitori separati, con i quali stare insieme in modo alternato e non continuativo, in un’altalena di affetti, spazi ed esperienze”. Il volume è scaricabile gratuitamente dal sito.

Solo per papà separati
Esiste un’associazione che ha sede a Bologna ma che opera su tutto il territorio nazionale e che segue da sempre le storie dei padri nell’iter processuale, affiancandoli a professionisti in grado di tutelare i loro diritti. Si tratta di sostegno legale finalizzato a informare i genitori su tutto ciò che dovranno affrontare nell’iter giudiziario, durante il quale verranno accompagnati, qualora lo richiedessero, da legali esperti in diritto di famiglia. Ma l’Associazione Padri Separati (www.padri.it) offre anche aiuto psicologico e divulga contenuti, utilissimi e aggiornati, per chi sta affrontando questo difficile momento.

A confronto: la famiglia allargata
Martina è mamma lavoratrice e ha un bimbo di 5 anni, nato da una relazione precedente, e una bambina nata da pochi mesi. Vive con il marito Matteo, i due figli e un amico, lo zio Andrea. La sua giornata tipo prevede la sveglia alle 7. “Matteo si alza e prepara la colazione per tutti. Mangiamo insieme e poi noi tre adulti ci diamo il cambio per prepararci e vestire i bambini. A portarli a scuola sono io, poi vado a lavorare. Avendo un impegno lavorativo di 30 ore riesco ad andare a prenderli alle 16 e organizzo i loro pomeriggi con attività diverse: parco, amici, casa. In tre è comunque molto più facile gestire gli imprevisti e se io non posso, ci pensa uno di loro. Torniamo a casa per cena, mangiamo, giochiamo un po’ e io li metto a letto. Quando crollano solitamente andiamo a letto anche noi”.

Chi si occupa della casa e della cucina? “Mio marito si occupa di spesa, lavatrici e pulizie; Andrea cucina e la sera spesso gioca con i bambini; io mi occupo di loro. Ma siamo intercambiabili su tutto”. Tempo per te? “Approfitterò della pausa pranzo per ricominciare a fare qualcosa per me. Appena la piccola sarà più grande e i nonni andranno in pensione sicuramente avremo più tempo anche per la coppia”.

Se avessi una famiglia “small” come pensi che cambierebbe la tua vita? “Da sola farei sicuramente meno cose con i bambini. Lavare, fare la spesa e sistemare casa porterebbe via del tempo che dedico totalmente a loro. Ora posso permettermi di fare tardi e so che c’è qualcuno che prepara la cena. Avremmo un’alimentazione meno sana e curata, ma più veloce e improvvisata”. Servizi alle famiglie: cosa manca? “A livello statale si deve prevedere un salvagente per l’imprevisto, soprattutto nel caso di genitori lavoratori. Non tutti/e hanno diritto ai congedi, o spesso non li possono prendere. Un servizio pubblico di baby sitting, all’occorrenza, per esempio?”.

A confronto: il genitore single
Carola è una libera professionista e mamma separata di due bimbi di 8 e 5 anni. Vive a Roma e la sua giornata tipo inizia alle 6.30. “Mi preparo e poi sveglio i bambini. Li vesto, facciamo colazione e li porto a scuola, all’elementare e alla materna. Poi vado al lavoro. Il pomeriggio li prendo io se ci sono attività da fare; altrimenti va a prenderli la tata e sta con loro fino al mio arrivo. Io torno a casa tra le 18 e le 19, ceniamo e gioco con loro fino all’ora della nanna. Li metto a dormire, faccio ancora qualcosa in casa e poi vado a letto”.

Chi si occupa della casa e della cucina? “Faccio tutto io, la tata si occupa solo dei bambini. Ho tempo per me quando i bambini dormono o sono dal papà. Non sempre è tempo di cura e piacere, perché da libera professionista è vero che mi posso prendere delle ore libere durante il giorno, ma spesso mi ritrovo a lavorare la sera o nel weekend”.

Se avessi una famiglia allargata, come pensi che cambierebbe la tua vita? “Dal punto di vista pratico aumenterebbe la collaborazione nella gestione della casa e dei bambini, qualunque sia la natura della relazione con gli/le altri/e, e probabilmente mi godrei di più il tempo con loro. Credo che anche a livello qualitativo sarebbe un grande vantaggio per i bimbi che potrebbero avere più stimoli. Forse da piccoli si è proprio predisposti alle famiglie allargate”.
Servizi alle famiglie: cosa manca? “Senz’altro manca la flessibilità oraria. Non chiederei di tenere a scuola i bambini più a lungo, sarebbe troppo impegnativo e stancante per loro, ma magari differenziando la proposta nel tempo prolungato. Il nostro welfare si basa ancora troppo sulla famiglia tradizionale, nonni inclusi, e troppo poco sulla società e i servizi”.

[Alfonsa Sabatino]

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