Giovani Genitori a Fortissimo 2015

Se fosse stato costruito nella seconda metà del ventesimo secolo il Forte di Vinadio sarebbe sicuramente etichettato come ecomostro, nonostante il suo carattere di opera pubblica. Invece il Forte Albertino è stato costruito – come dice il nome – sotto Re Carlo Alberto, è lì al suo posto da più di un secolo e mezzo e abitanti e turisti di Vinadio – un simpatico comune che si trova proprio a metà della Valle Stura di Demonte – ci hanno da tempo fatto l’occhio. Anzi il forte è diventato una delle principali attrazioni di questa valle, proprio per le sue dimensioni mastodontiche (in Piemonte è probabilmente secondo solo al Forte di Fenestrelle) e per il suo stato di conservazione. Infatti non è mai stato utilizzato per gli scopi per cui è stato costruito: pochi anni dopo la sua costruzione il Piemonte firmò un duraturo trattato di pace con la Francia.

Per una sorta di nemesi storica i principali utilizzi del Forte di Vinadio sono stati pacifici. Usato, è vero, come caserma solo in anni più bellicosi, è poi diventato via via stalla per le pecore, attrazione turistica, sede di strutture museali e anche, negli ultimi anni, location di svariati eventi culturali. Tra questi spicca Fortissimo, una kermesse musical-gastronomico-culturale ospitata appunto nel Forte Albertino di Vinadio. Quella del 2015, dal 20 al 22 agosto, è stata la seconda edizione. Avere un evento come questo quasi sulla porta di casa era un’occasione troppo ghiotta e così grazie alla collaborazione dell’Ufficio stampa, rappresentato dalle efficientissime Elena e Deborah – PR di professione e volontarie di Fortissimo per vocazione – siamo andati come “Ospiti” a dare un’occhiata, in cerca di genitori il più possibile giovani e di famiglie che ci aiutassero a capire come vive un evento come questo una famiglia “all inclusive”.

Si parlava poco sopra di volontarie, ed è importante rimarcare che senza volontari Fortissimo non esisterebbe. La manifestazione infatti è nata come sequel di “Balla coi cinghiali”, un evento organizzato dal 2001 al 2011 a Bardineto, in Provincia di Savona, da un gruppo di amici che hanno provato a creare una sagra paesana “alternativa”, invitando le rock band dei dintorni invece dei complessini di liscio. L’anno dopo la sagra è diventata “Balla coi cinghiali”, citando una delle specie autoctone più rappresentative della zona (e con il nome è nato anche lo slogan, decisamente originale, “Come a Woodstock ma si mangia meglio”) ed è cresciuta fino alle 80.000 presenze (no, non c’è uno zero di troppo) dell’ultima edizione.

Dopo alcuni anni di pausa forzata, causata da problemi organizzativi (e anche, pare, dalla scarsa collaborazione degli enti locali), l’Associazione Culturale Balla coi Cinghiali ha unito i suoi sforzi con Nuvolari Libera Tribù, che organizza una serie di concerti a Cuneo e che già aveva creato una manifestazione di più giorni al Forte di Vinadio. Il risultato è stato appunto Fortissimo: evento sostanzialmente creato da alcune centinaia di volontari che, per tre giorni i più, per sette parecchi, e lungo tutto l’anno alcuni – lo “zoccolo duro” di Balla coi Cinghiali – hanno lavorato prima ad organizzare l’evento e poi in cucina, alle casse, in giro per il “Campeggio pulitissimo” o agli ingressi, perché tutto funzionasse. E proprio in cucina abbiamo trovato le prime “famiglie fortissime”.

Come forse si può immaginare la domanda ricorrente del cronista medioborghese ferragostano è stata «Ma chi ve lo fa fare di passare dei giorni qui a lavorare e a rompervi la schiena invece di stare con la pancia al sole, e soprattutto cosa vi passa per la testa di portare le creature in mezzo a diecimila ragazzotti e ragazzotte rocchettari e buongustai?». La prima risposta ci arriva da Andrea, protagonista con Simona di una storia d’amore tutta all’insegna dei cinghiali: lui cuneese e lei savonese, si sono conosciuti a Bardineto da volontari, hanno continuato a partecipare da fidanzati e quest’anno lo hanno fatto da genitori di un bimbo di un mese e mezzo, che ha impedito loro di pogare insieme sotto il palco ma non di passare le giornate di Fortissimo dietro al banco delle focacce. «Fare i volontari è bellissimo, ti fai dei legami incredibili. Per noi è una cosa importantissima ovviamente, che non manchiamo assolutamente. Quando è arrivato il figlio ci siamo chiesti se non fossimo dei genitori degeneri. Però al di là di evitargli la musica ad alto volume sotto il palco, non ci sono particolari pericoli. E speriamo di trasmettergli dei valori, a partire da quello del volontariato: responsabilità e solidarietà verso quelli che stanno condividendo queste giornate con te. E poi ovviamente l’amore per la musica e per la gente, cercando di comunicare l’importanza di essere rispettosi degli altri nella maniera migliore possibile: più gente c’è più c’è bisogno di gente educata». Proprio questo stile ha fatto sì che tutto andasse sostanzialmente liscio e che il servizio d’ordine (gestito da professionisti) potesse essere molto ridotto. Anche se, purtroppo, bastano quattro scemi su diecimila persone per imbrattare le panchine e gli scivoli del parco giochi vicino all’ingresso.

Anche Cristian, altro giovane genitore a Fortissimo, racconta l’importanza di sentirsi ed essere uno di quelli che stanno “spingendo avanti” un evento che permette a tante persone di stare insieme allegramente. «Fortissimo è organizzato in un posto bellissimo, adatto a bimbi e famiglie, e anche la presenza della musica è importante nell’educazione; c’è condivisione di arte e valori, si mangia e si fa festa insieme. E’ un sistema empatico, in cui quel che fai ti torna indietro dalla gente che accoglie il tuo lavoro e il tuo impegno. E qui è bello perché si riparte un po’ in piccolo, in una location migliore rispetto al passato, sempre con musica di livello e cibo di qualità a prezzi estremamente popolari».

Marco, terzo ed ultimo “padre in cucina” sfata il mito dei giovani un po’ “fricchettoni”: «A questi eventi ci sono talmente tante cose da fare che non hai tempo e voglia di fare “altro”. E poi non ci sono solo giovani: è passata da poco da noi una signora di 96 anni, nonna di una volontaria. Per noi volontari comunque passare le giornate dietro il banco a preparare centinaia di chili di focaccia, patatine, spiedini o gnocchi al pesto non è un peso». La pacifica e responsabile convivenza salta all’occhio quando il Forte mostra una sostanziale assenza di bottiglie e cartacce abbandonate al di là del fisiologico, inevitabile in una situazione di grandi numeri come questa. D’altra parte l’organizzazione ha fatto la sua parte: tutti i bicchieri sono riciclabili, ovunque ci sono cassonetti per la raccolta differenziata e all’ingresso del campeggio ci sono cartelli che ricordano le norme per avere un “Campeggio pulitissimo” e una convivenza sostenibile.

Assieme ai volontari dell’organizzazione erano presenti quelli di associazioni senza scopo di lucro, presenti con i loro stand a Fortissimo. E proprio allo stand di “Find the Cure”, un comitato no profit che sostiene progetti di cooperazione internazionale, troviamo Giorgia e Giancarlo, genitori di Giuseppe e Cecilia, 6 e 5 anni. Durante l’intervista Cecilia è seduta poco lontano, e gioca assieme ad una volontaria, conosciuta poco prima, davanti a un mucchio di mattoncini. «Veniamo a questa manifestazione da tanti anni, siamo patiti di eventi come questi in cui si passano belle giornate con gente bella, aperta e allegra. E ci piace l’idea di portarci i nostri figli. Ci piace che imparino a rapportarsi con persone nuove, come Cecilia in questo momento». Quando il cronista si immedesima nel padre iperprotettivo e chiede «Ma non hai paura a portare i tuoi figli in queste situazioni?» la risposta è «Ma anche tutta la bella gente che si trova qui è stupita ed un po’ iperprotettiva nei confronti dei nostri figli!». Giorgia definisce la “bella gente” di Fortissimo come «persone con la mente aperta, disposte ad ascoltare musica o letteratura nuova, a parlare con le persone che incontra o a fare amicizia e magari a raccontare di sé a perfetti sconosciuti. Persone che hanno qualcosa da darti. Se poi si beve un bicchiere di vino in più ma si rispettano gli altri non è un problema». Giancarlo, tifosissimo del Napoli che non si perde una partita, rincara e dichiara solennemente «Non porterei mai i miei figli allo stadio, mentre qui non ho problemi. E poi qui si divertono, e la partenza è sempre una tragedia perché i bimbi vorrebbero restare. Qui i figli imparano a stare con le persone».

Cristina e Fabio invece sono “semplici” partecipanti a Fortissimo, insieme a Elia e Jacopo di 8 mesi e 5 anni. Le loro motivazioni non sono così diverse da quelle di chi a Fortissimo ha un ruolo “operativo”: «Veniamo a Fortissimo con i figli per far loro incontrare gente nuova e ascoltare musica. E qui i bambini si trovano in una situazione molto meno restrittiva rispetto a contesti più consueti. Ovviamente bisogna essere disposti a perdere qualcosa in termini di partecipazione, perché non è possibile tenere i bimbi davanti al palco, o comunque farli stare a lungo a seguire qualcosa che vorremmo sentire o vedere noi». La partecipazione dei più giovani è comunque incentivata dagli organizzatori. Gli under 12 entrano gratis, e a Balla coi cinghiali esisteva un’area junior con animatori che si progetta di riciclare a Fortissimo.

Anche i genitori della piccola Anita, 4 anni e mezzo – lui volontario, lei presente con una bancarella – non hanno paura a lasciarla girare tra l’area cucina, l’area palco e quella del “mercatino” subito sopra. «In ogni caso conosce gli organizzatori (tutti in felpa gialla col logo del cinghiale), e questi sanno dove riportarla. L’ambiente tra di noi è molto, molto familiare e si creano rapporti di affiatamento e affetto che non si creano in altre situazioni. Ci si può stare coi bimbi serenamente, e lei si arricchisce e al tempo stesso si adatta ai ritmi, con un esercizio di pazienza importante per lei… e anche per noi! Il mio ricordo poi è che stare in una situazione come questa è come stare in una bolla: tutti ti salutano, tutti sono cortesi. Poi al ritorno a casa si sente la differenza».

Tutto questo, naturalmente, ha come driver la possibilità per i partecipanti di ascoltare buona musica, mangiando bene in buona compagnia. Non per niente le presenza musicali di Fortissimo 2015 sono state di tutto rispetto. Sul palco gestito da RadioOhm di Chieri si sono alternati una serie di gruppi emergenti; sullo stage blues hanno suonato artisti italiani e stranieri (un nome tra tutti: Paolo Bonfanti). Infine il main stage ha ospitato numerosi bei nomi della musica italiana e non. Vanno citati nomi come quelli degli Africa Unite, da vent’anni la più importante reggae band italiana, dei locals Lou Seriol, che col loro rock occitano hanno richiamato anche partecipanti d’oltralpe, della band bolognese Lo Stato Sociale, che conta tra i suoi fans il politico Pippo Civati.

Quella musicale è la parte più evidente di Fortissimo, ma non l’unica offerta culturale della kermesse. Ad esempio nei tre giorni i presenti hanno potuto partecipare a stage artistici, a incontri teatrali, a reading letterari (tra questi sono da segnalare quello di Max Collini degli Offlaga Disco Pax assieme ad Arturo Bertoldi e quello di Ettore Giuradei). Accanto al laghetto artificiale era presente un’area benessere che organizzava stage yoga ed escursioni. “Find the Cure” ha organizzato una mostra fotografica legata alle sue attività. Infine “Il Punto”, la palestra di arrampicata di Borgo San Dalmazzo (all’imbocco della valle) ha dato la possibilità ai presenti di provare l’arrampicata boulder sui muri del Forte e ha organizzato l’ultimo giorno un contest a cui hanno partecipato anche atleti di livello nazionale.

Il day after di Fortissimo, al di là della pioggia battente (arrivata per fortuna a cose fatte) ha mostrato un Forte di Vinadio sostanzialmente pulito, grazie al contributo dei partecipanti e degli organizzatori. Le forze dell’ordine, presenti per le strade del paese e lungo la statale, hanno contribuito fattivamente alla quiete attorno al Forte. Insomma, Fortissimo 2015 è stato un successone. Arrivederci all’anno prossimo.

P.S. E comunque mio figlio – 8 anni – ha passato due sere a Fortissimo (per mano a papà) divertendosi un sacco e sì, si è visto tutto il concerto dei Lou Seriol (di cui è grande fan) in prima fila, anzi proprio dentro le transenne. Coi tappi nelle orecchie, sia chiaro.

[Ugo Finardi]

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