L’intensa avventura di Giacomo Balla

Giacomo Balla è l’artista che ha voluto ricostruire l’universo. Pittore, scenografo, designer e fotografo eclettico e instancabile sperimentatore, ha spazzato via il passato esaltando il culto per la modernità e la bellezza della velocità e del progresso.

Con “FuturBalla” la Fondazione Ferrero di Alba gli dedica, fino al 27 febbraio, un’ampia retrospettiva, a ingresso libero, curata da Ester Coen, che affronta i periodi cruciali di un’intensa avventura artistica. Balla, torinese di nascita ma romano d’adozione, nel suo apprendistato sotto la Mole guarda al mondo dei poveri, degli emarginati, penetrando la realtà dolorosa e crudele delle classi ai bordi della società. Il suo stile si può definire “divisionista”: nello studio del taglio prospettico e degli scorci, audaci ed estremi, mette in contrapposizione zone di ombra e di luce applicando sulla tela tocchi di colore non mescolato che vanno a creare figure di un intenso realismo. Nel “Polittico dei viventi” ritrae un mendicante, un contadino (ortolano), la pazza e i malati.

Il legame del pittore con Torino, dove nacque nel 1871 e visse fino al 1895, viene ulteriormente approfondito nella mostra “ProtoBalla” alla GAM di Torino fino al 27 febbraio, pensata come ideale completamento all’esposizione in programma alla Fondazione Ferrero. Abbandonata Torino e accantonato il verismo definito “passatista” dallo stesso Balla, si apre, con la firma del “Manifesto tecnico della pittura futurista”, il periodo “futurista” dell’artista, dove cerca di rendere in pittura l’idea del dinamismo della società moderna arrivando a scomporre, quasi scientificamente, il movimento. In “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, in prestito dalla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, cerca di catturare il movimento come in una sequenza di fotogrammi sovrapposti, ispirato dagli effetti dinamici delle cronofotografie di Marey e Muybridge. Il cane, il guinzaglio e le gambe di una figura femminile, nonostante la rappresentazione realistica, appaiono come deformati, moltiplicati, dissolti e quasi smaterializzati. Nell’opera “La mano del violinista” dalla Estorick Collection di Londra, elabora un proprio linguaggio per rappresentare i principi futuristi di dinamismo e simultaneità. Il soggetto, il violinista, diventa secondario perché l’attenzione si concentra sullo studio del movimento della mano intenta a suonare lo strumento a corda. Nella “Bambina che corre sul balcone” fissa sulla tela la corsa di una ragazzina, sovrapponendo, senza interruzione, le aste verticali e orizzontali del parapetto alle singole parti del corpo in un’unica visione dinamica.

Subito dopo, Balla va oltre la forma cinematica per abbracciare la fase “astrattista”, nell’intenzione di cogliere non più il movimento ma l’essenza stessa della velocità. Il soggetto prediletto diventa l’automobile, simbolo del progresso. Confrontate tre opere: “Velocità astratta + rumore” in prestito dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, la “Velocità astratta. L’auto è passata” della Tate Modern di Londra e un’”Automobile in corsa” proveniente dal The Israel Museum di Gerusalemme, e noterete come l’idea del moto sia resa attraverso un sistema di figure geometriche fatto di triangoli, cerchi, spirali, linee oblique, in un progressivo avvicinamento ai segni matematici puri. In “Compenetrazioni iridescenti” la protagonista, invece, è la luce, scomposta nei suoi colori fondamentali e indagata nelle sue caratteristiche. Le “compenetrazioni” sono studi per la comprensione dei meccanismi scientifici della luce e delle onde elettromagnetiche, che hanno l’obiettivo di rappresentare quel mondo invisibile e sconosciuto messo in evidenza dai progressi della scienza ed enfatizzato dal Futurismo che, inteso come arte totale, si propone di reinventare tutte le forme e i colori del quotidiano.

[Simona Savoldi]

Iscriviti alla newsletter

X