Mai soddisfatti

Gentile dottoressa, la nostra bambina di 3 anni non è mai soddisfatta: dice che vuole la pasta e appena ce l’ha davanti chiede il riso. Vuole giocare a memory, disponiamo tutte le carte sul tavolo e chiede di guardare un video. Andiamo in pasticceria, ordina una cioccolata calda e quando la portano chiede un succo di frutta. Un’insoddisfazione perenne, uno spreco, un atteggiamento che non capiamo e che sinceramente ci infastidisce. Che cosa vuole comunicare e come possiamo fare? Cecilia

 
Cara Cecilia, talora capita che anche i comportamenti dei nostri figli che più ci infastidiscono possano essere molto rivelatori. In una società che anticipa la soddisfazione del bisogno, rendendoci tutto disponibile, comodo e veloce, accade che anche lo stile educativo genitoriale possa cadere nella trappola del “tutto subito” e del “se mi vuoi bene, mi dai”. Molte volte questo succede perché ogni genitore vorrebbe vedere i propri figli felici: vorrebbe assicurare loro un’infanzia più facile, evitando dolori e frustrazioni e dare cose, attenzioni e opportunità che gli sono state negate. Altre volte è il timore di fare la parte del cattivo a indurre un genitore a soddisfare tutte le richieste del bambino, oppure ancora la convinzione che frustrare i bisogni dei figli comprometta la costruzione della loro autostima. Oltre a ciò, può accadere anche che genitori che trascorrono poco tempo con i propri figli non neghino loro mai nulla, per non creare conflitti nel rapporto e per assicurarsi il loro affetto a discapito del proprio senso di colpa. Infine, l’eccesso di indulgenza può essere anche un modo per prendere la strada più facile ed evitare di entrare in contatto con i reali bisogni del bambino, rispondendovi in modo adeguato.

Mossi da queste tendenze, ecco che ci si trova spesso ad assecondare i desideri immediati dei figli, nel timore che non crescano sereni o non ci amino. Questo atteggiamento tuttavia non solo non li fa crescere più sicuri, ma li confonde. Infatti, l’insoddisfazione è il motore che serve a riconoscere i propri bisogni e a costituire la molla del desiderio.

Se il bambino ha tutto subito e non sperimenta il vuoto di ciò che vorrebbe e la tensione al raggiungimento dell’obiettivo, non può essere soddisfatto. Aiutare i nostri figli a crescere significa rendere loro le cose inaccessibili così che le possano sognare, inserendole nel loro spazio di immaginazione e di desiderio. Solo così il bambino potrà provare la soddisfazione e il piacere di averle raggiunte. I bambini che ricevono dai loro genitori tutto ciò che desiderano e che non riescono mai a rinunciare a nulla fanno fatica a riconoscere i propri reali bisogni perché non hanno abbastanza tempo per maturarli dentro e sviluppano aspettative specifiche verso gli altri che non possono essere deluse; diventano centrati su di sé, con difficoltà a comprendere i bisogni e i desideri altrui.

Di fronte alle richieste di tua figlia, cara Cecilia, sarebbe utile chiedersi che cosa la bambina vuole esattamente da te: un limite – “se mi hai chiesto la pasta e io ti ho fatto la pasta, adesso mangi la pasta”, una maggiore presenza emotiva che lei maschera con richieste materiali, o ancora sperimentare l’autorevolezza, la forza e la sicurezza del tuo ruolo genitoriale. È importante resistere dentro di te al timore di deluderla – accettando che può succedere e che lei imparerà a contemplare anche questo nella vita -, sapendo che privandola della soddisfazione immediata della sua richiesta non solo non le stai togliendo qualcosa, ma la stai aiutando a stare con il suo bisogno, a riconoscerlo e a sviluppare il piacere di desiderare e ottenere.

[Francesca Maria Collevasone]

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