Mamma separata: “Voglio trasferirmi, il padre può impedimerlo?”

Buongiorno, vorrei chiedervi gentilmente un parere. A 17 anni ho avuto il primo figlio, riconosciuto dal padre. Ho sempre vissuto a casa dei miei genitori. Il padre vede il bimbo un giorno sì e uno no per quattro ore, non ha mai voluto portarlo a casa sua a dormire o in vacanza. In sostanza, esercita una funzione da baby sitter. A breve vorrei trasferirmi per lavoro a 500 km da casa, il padre potrebbe impedirmelo? Esiste un modo per evitare che interferisca? Vi ringrazio

Mi preme ricordare che i figli naturali, oggi, sono tutelati dal nostro ordinamento al pari dei figli legittimi. Ciò precisato, oltre al fatto che il bambino è stato riconosciuto dal padre, lei non mi dice se tra di voi sia intercorso un accordo giudiziale o informale. Le faccio presente, però, che il bambino ha mantenuto un rapporto pressoché quotidiano col padre e ha diritto di continuare a frequentarlo: lei non può sciogliere questo vincolo con una sua decisione unilaterale. Senza considerare il fatto che anche per suo figlio il trasferimento potrebbe rivelarsi traumatico, visto e considerato che ha vissuto sempre in un luogo ben preciso e che presumibilmente ha intessuto legami e affetti nel proprio ambiente sociale e scolastico. Io le consiglio di rivolgersi al Tribunale affinché decida quale sia la soluzione migliore nell’interesse primario del bambino. Tendenzialmente i giudici non approvano il distacco dei minori dal loro ambiente e prediligono l’affidamento al genitore che assicuri loro la permanenza nel luogo in cui sono cresciuti. Ma questa è solo la regola generale: recentemente la Corte di Cassazione ha asserito che “in tema di affidamento dei figli, l’oggettiva distanza tra i luoghi di residenza dei genitori può, in linea di principio, precludere la possibilità di un affidamento condiviso del minore solo quando si traduca in un comportamento, da parte di uno dei genitori, che escluda il genitore medesimo dal pari esercizio della potestà genitoriale, così da rendere non rispondente all’interesse del figlio l’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento”.

[Francesca Galdini – Avvocato]

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