Mens sana in corpore sano

Tutti l’hanno sentita citare almeno una volta ma pochi la conoscono. Eppure la psicomotricità è ormai presente in un numero via via crescente di istituzioni educative e scolastiche. Italiane e straniere. Ma di che cosa stiamo parlando? La pratica psicomotoria è un insieme di attività che, a partire dalla spontaneità e dall’unicità di ogni bambino, dalla sua naturale predisposizione ad agire e a giocare, favorisce uno sviluppo psicofisico armonioso. 
È un itinerario di maturazione che aiuta il bambino, ma anche il ragazzo (si va dagli otto mesi agli otto anni circa), a rielaborare progressivamente le proprie emozioni e i propri affetti e a crescere e maturare a livello cognitivo e corporeo. Attraverso il gioco, inteso non come pratica fine a se stessa, il bambino esplora uno spazio fisico e mentale tutto suo, entrando in contatto con le sue emozioni, le sue esperienze, i suoi desideri, le sue problematiche e i suoi limiti. “Partiamo da ciò che porta il bambino attraverso il gioco – spiega Milena Monzittu, presidente dell’Associazione “Gli Anni Magici” di Torino – . Non diciamo che cosa deve fare, al contrario lo aiutiamo con piccoli gesti e parole a sviluppare la sua unicità”. Allo stesso tempo si rapporta con i suoi coetanei, imparando, sotto la guida dello psicomotricista, a rispettare se stesso e gli altri. Senza costrizioni o richieste di difficili performance. L’espressività motoria, liberata in un quadro spaziale e relazionale rassicurante (la sala di psicomotricità), permette al bambino di scoprire e appropriarsi di una direzione educativa che favorisce la crescita personale. In armonia e nel rispetto delle proprie specificità, dei propri interessi, dei propri confini e barriere.

Un po’ di storia

Non è semplice identificare una data precisa per la nascita della psicomotricità contemporanea. Molti si rifanno agli insegnamenti di Julien de Ajuriaguerra, fondatore della Neuropsichiatria Infantile in Europa e direttore dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile a Parigi, che istituì la prima scuola europea di Psicomotricità nel 1961. Un’altra figura fondamentale è senza dubbio Bernard Aucouturier. Siamo negli anni ’70, in Francia, e alcuni docenti di educazione fisica avvertono i limiti del loro insegnamento, troppo schematico e meccanicista, eccessivamente incentrato sulla prestazione corporea. Nasce l’esigenza di introdurre un approccio più relazionale, per ascoltare maggiormente i bisogni e le motivazioni di questi. È questa la psicomotricità emotivo-relazionale del professor Bernard Aucouturier che considera il corpo come nucleo primario dell’organizzazione del sé, come luogo privilegiato di esperienze e di conoscenza di se stessi e della realtà, di espressione e comunicazione con il mondo esterno.

Psicomotricità è…

Quali sono le caratteristiche salienti della psicomotricità emotivo-relazionale? Milena Monzittu ci aiuta ancora a capire. “Psicomotricità è il piacere di giocare con il corpo e scoprire lo spazio, di costruire e distruggere, di vincere la paura di…, di fare finta di…, di giocare con le proprie immagini, fantasie e paure, di conoscersi e diventare grandi, di stare tranquilli, di rappresentare, di passare dall’azione al pensiero, di stare insieme, riconoscersi, condividere e collaborare”. La pratica psicomotoria nasce dall’osservazione di come i bambini si organizzano per giocare, dando libero sfogo alle loro esigenze di movimento e corporeità. Il gioco permette di sviluppare abilità motorie, cognitive e sociali, inoltre, è un’importante espressione della vita affettiva del piccolo. Durante la seduta psicomotoria il bambino può compiere esperienze di gioco, da solo o in piccoli gruppi, senza fretta e senza costrizioni, utilizzando il materiale presente nella sala.

La seduta psicomotoria 

La seduta ha un preciso iter, che deve ripetersi per l’intero ciclo di sedute, al fine di dare sicurezza e stabilità al bambino. Le fasi sono tre. L’accoglienza, dove i bimbi, di solito non più di quattro o cinque, si siedono in cerchio e, stimolati dalla psicomotricista, raccontano, se ne hanno voglia, le proprie esperienze, storie o fantasie. Poi si passa alla fase senso-motoria, in cui si movimentano le emozioni attraverso il gioco. è questo il momento i cui i bambini si appropriano dello spazio e degli oggetti presenti in sala. Una pila di cubi può diventare una torre da scalare o un nemico da prendere a pugni, uno specchio può diventare l’unico spazio con cui instaurare una relazione o ancora una semplice coperta può servire per far volare la fantasia tra supereroi e dinosauri terrificanti. Infine c’è la fase della rappresentazione. Ai bambini si propongono diverse alternative: di realizzare delle costruzioni con plastilina, pongo o materiali simili, di disegnare o colorare su fogli di carta o di lavorare con i gessetti sulla lavagna. è questo un momento molto importante, perché avviene il passaggio dall’azione al pensiero per rivivere ed elaborare ciò che è avvenuto durante il tempo trascorso a giocare. La psicomotricista è sempre presente, di solito sono in due, e controlla ogni momento della seduta, prestando attenzione a che i bambini non si facciano male e che rispettino le regole del gioco che hanno deciso di realizzare.

La sala di psicomotricità 

Può essere una palestra o una semplice stanza. Di solito è colorata, ai bambini piacciono i colori, e ricca di oggetti e strutture. Riproduce simbolicamente il corpo della madre e quindi presenta zone morbide (paragonate al seno o all’addome) e zone più spigolose (mani, braccia, gomiti). È lo spazio in cui si riproduce la relazione madre-bambino, con tutte le sue peculiarità positive e negative. Cuscini colorati dalle varie forme e grandezze, materassi capienti e morbidi, cerchi di differenti grandezze, maxi palloni, palline di spugna o plastica, spalliere o plance ideali per compiere salti ed evoluzioni, bastoni, forme in legno per costruire, un grande specchio dove incontrare la propria immagine e quella degli altri partecipanti, carta, pennarelli, matite, plastilina, argilla. È molto importante che ogni seduta psicomotoria si svolga in uno spazio e in un tempo costanti, cadenzata da un rito iniziale, da uno finale e dalla presenza costante dei materiali proposti e delle persone che conducono il percorso. Solo così il bambino potrà avere uno spazio e un tempo tutti suoi da esplorare e da organizzare come meglio crede, in compagnia di una persona, lo psicomotricista, che gli infonde fiducia e lo aiuta a esprimersi liberamente e a movimentare emozioni, desideri, frustrazioni e problematiche.

Lo psicomotricista

L’esercizio della professione di psicomotricista è subordinato all’iscrizione all’apposito Registro professionale tenuto dall’Associazione Nazionale degli psicomotricisti (www.anupi.it). A Torino opera il CFP Spazio Psicomotorio (www.cfptorino.it), che organizza, oltre a corsi di aggiornamento, seminari e stage, il Corso biennale di formazione alla pratica psicomotoria educativa. Il corso è indirizzato a professionisti che lavorano con i bambini in una relazione educativa: educatori dei nidi, della scuola materna ed elementare, educatori ed operatori di ludoteche, spazi gioco, atelier educativi.

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