Monet, con gli occhi di un bambino

Lo sguardo dei bambini è curioso e non si ferma alla superficie delle cose. È attento e va oltre l’apparenza. È ingenuo, ed è in grado di cogliere i particolari di un’arte che deve impressionare. Per questi motivi, serve lo sguardo di un bambino per visitare la mostra “Monet. Dalle collezioni del Musée d’Orsay” – fino al 31 gennaio alla GAM di Torino – per avvicinarsi alle opere con “quell’ingenuità indispensabile per scoprire un’arte che deve impressionare ed edificare a un tempo”, come ha sottolineato lo stesso Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay di Parigi.

Non resta, quindi, che seguire il consiglio e lasciarsi guidare dai piccoli di casa tra le oltre quaranta opere in mostra di colui che è considerato il padre degli impressionisti, ascoltando le loro impressioni e provando a osservare con i loro occhi. La prima cosa che vedrete saranno i paesaggi, dove i colori e la luce del sole si mescolano per creare meravigliose armonie e infinite sfumature. “En plein air” sono le tele dipinte dall’artista (con cavalletto, tavolozza e pennelli all’aria aperta) ad Argenteuil, per studiare i riflessi della luce sull’acqua, e a Vétheuil, per misurarsi con il tema del paesaggio sotto la neve, per arrivare a “Le déjeuner sur l’herbe”, per la prima volta in prestito in Italia.

Monet aveva un cruccio: osservare gli effetti della luce sul paesaggio. E per studiarne le variazioni nelle diverse ore del giorno, sceglieva un soggetto che dipingeva più e più volte in diverse condizioni atmosferiche e di luce. Alla cattedrale di Rouen, per esempio, ha dedicato trentun dipinti, realizzati tra il 1892 e il 1894. Nelle due opere in mostra alla GAM, testimoni della produzione seriale, la facciata della cattedrale cambia secondo il tempo, l’atmosfera e l’ora in cui l’artista dipinge. Le opere di Monet sono istantanee di vita. I suoi quadri – con le pennellate piccole e veloci, solo apparentemente approssimative e imprecise – sono intensi, vivi, reali e vissuti. La sua pittura è fatta di luce e di impressioni. Monet vuole cogliere l’inafferrabile: è capace di raccontare e rendere percepibile ciò che è invisibile, come l’aria o l’acqua. In “Essai de figure en plein-air: femme à l’ombrelle tournée vers la droite” ha ritratto i più impercettibili cambiamenti di luce su una figura, la sua modella preferita Suzanne Hoschedé che ha posato per l’opera fino allo sfinimento. In “La rue Montorgueil, à Paris. Fête du 30 juin 1878” con la tecnica impressionista delle molteplici piccole pennellate di colore, ha raccontato, quasi con gli occhi da reporter, l’animazione della folla e lo sventolio delle bandiere. In “Londres, le Parlement. Trouée de soleil dans le brouillard” ha raffigurato le variazioni di luce e di atmosfera tipiche della celebre “fog”, la nebbia che avvolge la città di Londra: un elemento impalpabile che diventa, paradossalmente, più tangibile dell’edificio indistinto e avvolto nell’ombra.

Arte contemporanea al MAUTO
Dall’arte degli impressionisti all’arte contemporanea il passo è breve: basta raggiungere il MAUTO, in corso Unità d’Italia 40, per vedere le tante forme della creatività, applicata alla pittura, alla scultura e alla fotografia, ma anche alla mobilità e al car design. Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino ospita fino al 17 gennaio “Hit Parade”, la collettiva dei trenta artisti più rappresentativi di Paratissima selezionati tra gli iscritti delle edizioni 2014 e 2015 e, fino al 20 gennaio, “Auto in Arte”, nove modelli di vetture che raccontano l’automobile come opera d’arte. Il dialogo che si crea tra le opere d’arte e le sculture su ruote è un omaggio alla creatività assoluta. Lo sguardo vaga da “Percetto” di Noemi Priolo, la scultura che sembra avere un capo da anatra o da coniglio, a seconda delle diverse prospettive di osservazione, a “People” di Paolo G. Tartarini, per poi fermarsi sulla Bugatti PM1, supercar monoposto in legno. Si passa dalla concept car Brera, alla Toyota Yaris firmata da Ugo Nespolo, per arrivare alle allegorie di vita di Alessandra Favetto, alle sculture dinamiche di Enrico Ferrarini e a quelle in terracotta di Renato Sabatino. Le sculture di mobili, che modificano le forme alzandosi verso il cielo di Umberto Dattola, attirano lo sguardo, così come il modello in legno, in scala naturale, della Voiture Maximum di Le Corbusier disegnato nel 1928 e realizzato dalla Italdesign nel 1986. Al MAUTO si scopre, poi, che l’arte è anche musica – con Bidibodibu di Cristina Pas, realizzata con le molle dei materassi – e, allo stesso tempo, è cinema, con l’esposizione della scenografica auto del film Nirvana di Salvatores ideata a partire dallo chassis del maggiolino della Volkswagen riletto in chiave cyberpunk.

[Simona Savoldi]

logo giovani genitori footerFOLLOW US ON
Giovani Genitori

è la rivista dedicata alle famiglie eco e slow. Informazione fresca e il giusto sorriso per riportare notizie ed eventi utili, dedicati a entrambi i genitori e ai bambini dai primi anni di vita fino all'adolescenza.

Espressione Srl - P.iva 09319220019

Iscriviti alla newsletter

X