Un braccialetto per la distanza di sicurezza: l’ipotesi per il ritorno all’asilo

Un braccialetto smart che avvisa se non si rispetta la distanza di sicurezza. Lo stanno adottando scuole, centri estivi, musei e stabilimenti balneari 

Un braccialetto hi-tech che avvisa quando ci si avvicina troppo e non si rispettano le distanze di sicurezza. È una delle proposte tecnologiche che emergono mentre si pensa alla riapertura di asili, scuole materne e centri estivi. Potrebbe anche diventare lo scenario “smart” del rientro a scuola in autunno. Come per tutte le innovazioni, ci sono pro e contro.

Il braccialetto per la distanza di sicurezza 

L’idea di dotare scuole e asili nido di nuove soluzioni tecnologiche che permettano la socialità e contemporaneamente tutelino la salute dei bambini è ovviamente nella top ten delle priorità.

Una scuola d’infanzia paritaria di Castellanza, in provincia di Varese, sta già sperimentando il braccialetto per i bambini tra i 4 e i 6 anni. Direttore e docenti si dicono “pronti a ripartire con tutte le cautele” e in attesa della riapertura hanno acquistato duecento braccialetti smart per alunni e personale della scuola.

I cerchietti vengono infilati al polso dei bambini quando entrano nell’istituto. Assomigliano a orologi: una volta impostata la misura di un metro minimo di distanza tra loro, gli aggeggi vibrano e si illuminano se si supera il limite consentito di vicinanza fisica.

“L’iniziativa sarà sviluppata e spiegata dalle le nostre psicologhe e le pedagogiste come se fosse un gioco, evitando qualsiasi rischio di ansie per le misure anti-contagio – sottolinea Fabio Morandi, presidente della scuola ‘Eugenio Cantoni’ di Castellanza in un’intervista all’Ansa -. Lo scopo per i bimbi sarà appunto quello di non far illuminare i propri braccialetti”.

Il sistema di contact tracing  

Il sistema del braccialetto smart comincia ad affacciarsi sul mercato a inizio maggio. Una start-up di Bari, la MetaWellness, ne ha creato uno dotato di duplice funzione: da un lato segnala il mancato rispetto della distanza minima di sicurezza con led e vibrazione, dall’altro tiene traccia dei contatti avuti con altre persone e in caso l’utilizzatore dovesse risultare positivo al coronavirus, permette di informare le persone con cui è entrato in contatto attraverso un’app.

Oltre al braccialetto, l’azienda produce il dispositivo in versione “stick”, da tenere in borsa, in tasca o sulla cintura. Lo stick non richiede l’utilizzo di app ed è pensato per essere fornito ai visitatori all’ingresso di luoghi pubblici come stabilimenti balneari, alberghi,  villaggi, ristoranti, musei e mostre.

L’adozione del braccialetto è una pratica che potrebbe trovare riscontri positivi, facilitando la riapertura delle imprese e la circolazione di turisti e visitatori. 

Nelle scuole e nei campi estivi

Quella dei dispositivi di distanziamento smart sembra una soluzione destinata a prendere piede in tutto il mondo. 

Altri istituti scolastici italiani e in Francia hanno già ordinato il nuovo braccialetto e molte aziende lo renderanno obbligatorio per il rientro al lavoro dei dipendenti. Come altre soluzioni di questo tipo, il limite del funzionamento è garantito dalla scrupolosa adozione da parte di tutti, perché ciascun sensore interagisce con l’altro.

Ci sono poi problemi di rispetto della privacy, un fattore che ha una sua rilevanza ma alla fine si presenta come problema minore, poiché nessuna informazione sensibile è mantenuta dal braccialetto.

Infine c’è il rischio di creare false sicurezze, particolarmente rischioso per l’utiulizzo del braccialetto con i bambini. La soluzione esterna può produrre danni che l’auto-responsabilizzazione eviterebbe, come nel caso dell’uso dei guanti monouso.

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