Nove mesi con l’ostetrica: la dolcezza della gravidanza a basso rischio (e senza medico!)

Il test è positivo: un bambino è in arrivo. Qual è il primo pensiero? Prendere un appuntamento dal ginecologo! Ma perché rivolgersi a un medico chirurgo, se la gravidanza non è una malattia? Perché la consuetudine ci spinge a fare così.

Non tutti i futuri genitori sanno che esiste una figura professionale capace a pieno titolo di seguire la gravidanza. È l’ostetrica, la più forte compagna di ogni donna incinta: una professionista che può anche accompagnare al parto e diventare un aiuto prezioso nel puerperio, cioè nel delicatissimo periodo che segue la nascita.

 

Alla scoperta delle ostetriche

Trascorrere nove mesi senza vedere un camice bianco (o quasi) è possibile e persino salutare, oltre che molto più economico. Basta optare per un percorso assistenziale a “basso rischio”, riservato a chi, come per fortuna capita quasi 9 volte su 10, ha una gravidanza fisiologica, cioè senza complicazioni.  A Torino, all’ospedale Sant’Anna, c’è un “ambulatorio ostetrico” attivo da anni, dove il percorso di nascita è gestito in autonomia sostanto da ostetriche. Non è una sperimentazione, né un progetto isolato, piuttosto una risposta alla domanda sempre più informata e consapevole delle donne che aspettano un figlio. Persino il settore privato, tradizionalmente impegnato nell’offerta di parti cesarei,  sta promuovendo questa antica ma attualissima figura professionale. Obiettivo: parto in clinica, sì, ma spontaneo.

 

Ospedale Sant’Anna di Torino: un esempio da seguire

L’ambulatorio per le gravidanze fisiologiche dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna si trova nella Clinica Universitaria, al terzo piano, nel dipartimento di medicina materno-fetale diretto da Tullia Todros. Ha aperto i battenti nel ’99 come un esperimento e a tutt’oggi continua a lavorare a pieno ritmo, con  le stesse due mezze giornate di apertura settimanali che non riescono a soddisfare tutte le richieste. “Dopo i passi da gigante compiuti dall’ostetricia fino agli anni ’90 – spiega la professoressa Todros – sono convintissima che l’ambulatorio ostetrico sia un progetto cruciale. Bisogna darsi una migliore organizzazione: abbandonare l’idea che tutte le gravidanze vadano assistite allo stesso modo e cominciare a distinguere tra quelle a basso rischio e quelle ad alto rischio. Solo così si può evitare l’attuale eccesso di cure nelle situazioni in cui tutto va bene e concentrare attenzione e risorse sulle gravidanze ad alto rischio. Quando si è seguite, come nel nostro ambulatorio, secondo indicazioni che si basano sulla provata efficacia delle procedure applicate, si fanno meno visite, meno esami e meno ecografie, ma si identificano meglio alcuni fattori di rischio che possono insorgere in gravidanza”. Nell’ambulatorio ostetrico del Sant’Anna, alla prima visita è presente anche il medico che, insieme all’ostetrica, valuta l’effettiva assenza di fattori di rischio secondo precisi criteri (individuati dall’OMS).

In altri ambulatori si ricorre al ginecologo solo se si presentano problemi e, nella maggior parte dei casi, non è necessario. È un percorso semplice ed economico, del tutto esente dal ticket, che in Piemonte si può percorrere, per esempio, all’Ospedale Mauriziano o negli ospedali di Moncalieri, Chieri e Carmagnola. La stessa strada può essere scelta in consultorio: quasi tutti offrono un servizio di questo tipo.

 

Ostetrica, torna: lo chiede il ministero

La direzione è chiara: l’ostetrica deve tornare a essere la figura centrale del percorso nascita. Ne è convinta l’ex ministro alla salute Livia Turco, che nel suo mandato ha scritto: “Gli eccessi di medicalizzazione sono inappropriati e rischiosi, aumentano i costi e diminuiscono la fiducia che le mamme hanno in loro stesse. Per questo motivo intendiamo restituire alle ostetriche la possibilità di prescrivere gli esami con il ricettario, tramite il completo recepimento della direttiva europea”.

 

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