Caterina e la novità

Caterina e l’Atleta sono partiti per l’Emilia, dove lui ha un corso di aggiornamento allenatori. Si sono appena seduti per cenare con lasagne e lambrusco, quando il telefono di Caterina squilla. Caterina risponde allegra, aspettandosi la voce di uno dei due figli. “Ehm, ciao, hai 5 minuti?”. È il loro papà, ex marito di Caterina. Certo, dimmi, “No, niente, volevo dirti che io e la mia compagna… aspettiamo una bambina”. Sgrana gli occhi Caterina e l’Atleta le prende la mano, capendo tutto al volo. Ehi, dice Caterina, sono felice per voi, e quando nasce? “A giugno”.

Ah, bene e i bambini lo sanno? “Pensavo di dirglielo ora, poi li chiami?”. Click. Ma come ora, ora… adesso? Non me lo poteva dire prima, darmi due o tre giorni di vantaggio sui figli per elaborare la notizia ed essere pronta a ogni loro reazione? È la sorellina dei miei figli! No, si vede che non poteva. L’uomo che ha davanti, l’Atleta, è l’uomo che Caterina ama da tempo e lo ama ancor di più quando lui le stringe la mano e dice: ti capisco, amore, piangi pure, posso immaginare come ti senti. Caterina in realtà non sa come si sente. Al centro di tutto c’è gioia pura. Un bambino che nasce è gioia, il fatto che i suoi figli avranno una sorellina, è bello. Ma intorno ci sono punti interrogativi: come la prenderanno ora che sono sull’orlo dell’adolescenza? Cambieranno gli equilibri? Il papà li trascurerà? Oh, Atleta, ma non potevamo farla noi, una bambina, io e te? L’Atleta contiene le emozioni e le domande mentre finiscono il tiramisù. Poi, Caterina chiama i figli. Il Grande è commosso e felice, il Piccolo è stranito, confuso: mamma, sarà tutto un piangere e non dormire, lo so già, dice dall’alto dei suoi undici anni. Caterina lo rassicura e gli promette che ne parleranno di persona.

Il giorno dopo, l’Atleta è al corso e Caterina vaga dentro e fuori da nebbia e negozi e le sembra di aver elaborato la notizia. Poi capita davanti a una bottega del commercio equo e solidale: lei e l’ex marito si erano conosciuti in un negozio della stessa catena. Vede un cappotto verde, di velluto, in stile Rinascimento, entra e lo prova con una strana ansia nel petto, come se dovesse averlo per forza: veste un po’ stretto, lo compra comunque e lo paga una fortuna. La sera l’Atleta vede Caterina stretta stretta nel cappotto nuovo e le dice: ma non c’era di una taglia in più? E lei scoppia a piangere senza ritegno. Solo dopo, mentre ancora singhiozza nella doccia, Caterina coglie l’alleanza malefica tra il suo inconscio colpito dall’annuncio e la sua carta di credito, che insieme si sono infilati di soppiatto nel cappotto di velluto, come in un’altra epoca, ma non il Rinascimento, quanto, forse, la vita di un tempo, quando il mondo di Caterina era ancora fatto da una famiglia sola, unita. Ora è felice con l’Atleta e lo sa. Allo stesso tempo una parte di lei è e sarà sempre sensibile a quel che è stato e resta in un angolo del cuore. E, infine, sorride pensando al commercio equo, che ha beneficiato di questo indimenticabile weekend.

[Marina Gellona]

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