Quattro mostre divertenti

In arte tutto è vero, anche ciò che è falso. E così vi potrà capitare di vedere un cavallo appeso a un soffitto, un coccodrillo correre lungo una parete e un albero crescere in un igloo. Tutto vero, o meglio “Tutttovero” (con 3 t, davvero!), la mostra curata da Francesco Bonami che declina l’interpretazione artistica del concetto di vero, o della realtà, lungo due secoli (dal 1815 al 2015) attraverso le collezioni museali delle quattro sedi espositive coinvolte: GAM e Castello di Rivoli, fino all’8 novembre, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Fondazione Merz, fino all’11 ottobre.

Alla GAM si affronta l’archeologia moderna e contemporanea del concetto di vero con i disegni progettuali originali, mai esposti, dell’Antonelli. Un’occasione per raccontare ai bambini la storia, tra immaginazione e realtà, di una delle utopie architettoniche più famose al mondo: la trasformazione del tempio israelitico di 47 metri in una costruzione di 167,5 metri di altezza, così alta da venire definita la “Mole”.

Quasi a fare da eco ai disegni del mastodontico progetto antonelliano, la monumentale installazione di Mario Merz che accoglie i visitatori nella Fondazione omonima. L’opera è un terzo dell’imponente tavolo a spirale costruito a misura della cupola del Duomo di Brunelleschi a Firenze. La frutta e i vegetali sul tavolo di pietra serena, il “Coccodrillo Fibonacci” alla parete, la scritta al neon “M’illumino d’immenso” di Alfredo Jaar e le altre opere in mostra, creano un gioco di rimandi, dove l’arte, con le sue straordinarie visioni, racconta la realtà e la trasforma.

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Tutttovero si declina nel suo doppio: il falso. La ricostruzione in scala reale di uno studio di registrazione musicale degli anni ’60 di Robert Kusmirowski è un capolavoro dell’inganno. Le case artificiali di James Casebere, le geografie fantastiche di Aleksandra Mir e le città utopiche di Paul Noble rappresentano il trionfo della fantasia e attribuiscono all’arte il potere di inventare nuovi mondi.

La coreografica installazione nella Manica Lunga del Castello di Rivoli si propone, infine, di rendere reale l’illusione. Nel percorso espositivo, tra le 50 opere scultoree, preparatevi a interagire con le installazioni e a scoprire nuovi punti di vista. Guardate verso l’alto per non perdervi gli “Architectural Fragments (Frammenti architettonici)” di Claes Oldenburg e “Novecento”, una delle opere più celebri e irriverenti di Maurizio Cattelan: un cavallo, raffigurato con estremo realismo, appeso al soffitto. Anche la “Barca Nuragica” di Zorio pende sulle vostre teste e con il suo fischio e il movimento circolare dà il via al funzionamento di un ciclo di dispositivi in azione che ritmano il percorso dei visitatori. Ascoltate i suoni e guardatevi intorno, scoprite il potere della metafora sulla realtà delle cose nelle lampadine con neon di Pierpaolo Calzolari e, poi, passate in mezzo alle due metà di “Albero di 11 metri” di Penone. Tra letti, giacigli e talami si analizza la relazione tra l’individuo e lo spazio che lo circonda fino ad arrivare al suo rapporto con il mondo. Con “Cutting through the past” di Rebecca Horn, le porte e la loro funzione di ingresso e uscita allo stesso tempo, introducono il tema dell’architettura come spazio privilegiato per la definitiva trasfigurazione di spazio e tempo.

[Simona Savoldi]

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