Rieducare

Ho un figlio di quasi tre anni che la sera prende ancora il biberon e si addormenta con noi. Mi rendo conto di aver lasciato correre per troppo tempo e adesso mi chiedo se sia possibile tornare indietro. In che modo, con così tanto ritardo, lo potrei “rieducare”? Lara

Cara Lara, quando si parla di educazione, non è mai troppo tardi. Certo è più semplice far acquisire delle buone abitudini partendo da zero, ma si può anche ripartire quando ci si accorge che si è fuori strada. I bimbi si affezionano con grande tenacia alle brutte abitudini, perché in genere sono quelle un po’ “regressive”: comportamenti o rituali che li fanno rimanere ancorati al passato e al già conosciuto, che danno loro sicurezza e non implicano sforzi. E perché dovrebbero farli, degli sforzi, per abbandonare il calore del seno, consolarsi col ciuccio, tranquillizzarsi con un bel biberon di latte caldo, addormentarsi nel lettone, tenere il pannolino, mangiare solo pasta e polpette? Sono abitudini che alle volte, diciamocelo, diventano anche comodità per i genitori. Non dimentichiamo però che i bambini sono gli esseri predisposti al cambiamento per eccellenza e a volte basta saper aspettare e tutto si aggiusta da sé: ciò che era impensabile due mesi prima, diventa semplicissimo due mesi dopo. Altre volte invece si intuisce che più il tempo passa più diventa faticoso convincerli a crescere. In questo caso occorre incoraggiare il bambino ad abbandonare certi comportamenti, “spingerlo” un po’; in casi rari sarebbe proprio necessario un taglio netto col passato. Pensiamo a quanto accade quando le educatrici del nido o della materna spiegano ai bambini che lì non si può usare il ciuccio, che non si possono portare giochi da casa o che tutti devono almeno assaggiare la verdura. Lo capiscono al volo e in genere si adeguano senza tante storie nel giro di pochi giorni. I genitori riusciranno in quest’operazione tanto più saranno convinti che non gli stanno togliendo qualcosa, ma anzi gli stanno offrendo un’opportunità di crescita. Quindi, innanzitutto, abbiate fiducia in lui: davvero ce la può fare a dormire da solo nella sua stanza, fare i bisognini nel vasetto, consolarsi senza ciucci. Scegliete il momento più opportuno per iniziare la rieducazione, evitando i periodi più critici che richiedono sforzi e adattamento, come l’ingresso al nido o il cambio di abitazione. E ovviamente non potete togliere contemporaneamente il ciuccio, insegnare a mangiare la verdura e insistere perché si addormenti da solo. Si può tranquillamente esplicitare che mamma e papà hanno deciso che si segue una nuova regola perché come si faceva prima non andava bene, che d’ora in poi si farà in un altro modo. Per quanto possibile (i nonni, si sa, sono ossi duri!), chiedete anche alle altre persone che si prendono cura di lui di rinforzare il vostro messaggio e di comportarsi come voi. E poi pazienza e costanza: quando avete deciso che è ora di abbandonare il latte nel biberon,  continuate a utilizzare solo la tazza. Infine, non vi aspettate che mostri entusiasmo per i vostri tentativi di fargli abbandonare le sue sicurezze: si lamenterà, cercherà di opporsi, farà dei capricci, ma non desistete. Dopo un po’ di tempo sarà però orgoglioso dei suoi progressi.

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