Supermarket proibito

Gentile avvocato,
sono un signore di 40 anni, papà di due bambine. A parte due piccoli orecchini, ho l’aspetto rassicurante di un normale papà torinese. C’è un supermercato, nel nostro quartiere, molto frequentato nonostante il personale sia scortese. Quel che mi è successo, però, va oltre. Dopo aver fatto la spesa sono arrivato alle casse dove la cassiera mi ha chiesto di aprire lo zaino, con la scusa che c’è un cartello all’ingresso che chiede di riporre sacche e borse negli appositi armadietti. Mi sono rifiutato. Allora lei ha chiamato la titolare che mi ha ripetuto l’invito a far vedere il contenuto dello zaino (era il mio computer!). Mi sono nuovamente rifiutato. La titolare ha minacciato di chiamare i carabinieri. “Lo faccia” le ho detto. Lei non lo ha fatto ma mi ha detto: “Se ne vada e non torni mai più qui”. Antipatia della signora a parte, mi chiedo se davvero i titolari di un supermercato hanno il diritto di perquisire le borse o gli zaini dei loro clienti. Cosa dice la legge?
Grazie e saluti
Roberto

Caro Roberto,
leggendo e rileggendo la Sua lettera due affermazioni mi hanno particolarmente colpito.
La prima è la descrizione che fa di se stesso: quasi a voler dire che le “attenzioni” subite nel supermercato siano conseguenza ed effetto di quei due piccoli orecchini che, mi perdoni, lei stesso tende a occultare, specificando immediatamente di avere un aspetto rassicurante. La seconda è la scusa dell’esistenza di un cartello all’ingresso che avrebbe legittimato, secondo lei a torto, il comportamento della cassiera e della titolare del supermercato stesso.
In realtà quanto le è capitato è molto frequente, così come altrettanto frequente è la pratica del taccheggio, la cui definizione, dizionario alla mano, è furto di merce esposta nei negozi.
Quotidianamente, specie nei supermercati o nei grandi magazzini sempre affollati da clienti che circolano nei vari reparti e hanno la possibilità di accedere direttamente e personalmente alla merce senza il tramite di un commesso, qualche articolo in vendita sparisce. Ecco perché i titolari di questi esercizi commerciali corrono ai ripari esponendo cartelli come quello che lei ha visto: non può immaginare quante volte, aprendo le sacche e le borse dei clienti (che magari portano il logo di altri negozi o supermercati), sono stati trovati alcolici, cosmetici e più in generale pezzi di piccola taglia ma comunque di valore che la gente lascia “distrattamente” scivolare altrove, anche nelle tasche dei vestiti, anzichè nei carrelli.
I titolari degli esercizi commerciali sono responsabili della custodia dei beni esposti in vendita e possono quindi comportarsi come hanno fatto (magari un briciolo di cortesia ed educazione in più non sarebbe guastata). Certo non possono perquisirla personalmente (possono farlo solo gli agenti di polizia) e certo lei può rifiutarsi di sottoporsi ai controlli del direttore del supermercato. Chi è innocente però, non dovrebbe impuntarsi nel rifiuto di far controllare il contenuto della borsa: prima di tutto perché è stata una sua scelta quella di non riporla negli appositi armadietti, nel qual caso nessuno le avrebbe chiesto niente, in secondo luogo perché alimenterebbe solo il sospetto di furto e il titolare sarebbe legittimato a chiamare la polizia.
In buona sostanza: non è stato un attacco personale ma uno strumento di cautela che, purtroppo nel caso di specie, è degenerato in un episodio spiacevole.
Ricordiamoci che il taccheggio è un furto vero e proprio e il codice penale rende punibile questo reato a querela della persona offesa (che nel caso di specie sarebbe il titolare del supermercato) con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 154 a 516 euro.

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