Un cane in famiglia

I bambini amano gli animali e tra gli animali preferiti ci sono sicuramente i cani. Non esiste bimba o bimbo che non sia naturalmente attratto da questi animali, al punto da chiedere prima o poi in regalo un cucciolo. E i genitori, che amano i cani, che da piccoli l’avrebbero tanto voluto, che cercano soltanto il bene dei figli, che non sanno dire di no, alla fine acconsentono. Attenzione. Non è una decisione facile. Va presa solo dopo aver lungamente ponderato. Cosa deve sapere chi vuole portare in casa un amico a quattro zampe? Lo abbiamo chiesto a Irene Teppa, esperta conoscitrice del mondo cinofilo e proprietaria dell’allevamento di Labrador Acque Lucenti di Gassino Torinese, specializzato anche nell’educazione dei Golden Retriever. Cominciamo con le domande facili: c’è un momento giusto per prendere un cane? “Consiglio sempre di aspettare che il bambino abbia almeno cinque anni – spiega Irene Teppa – perchè a questa età è in grado di interagire in un modo positivo e può cominciare, con l’aiuto dei genitori, a occuparsi del cane rendendosi conto che è un essere vivente da accudire e rispettare. I genitori possono insegnargli la cura dell’animale un po’ come se fosse un fratellino. Il bambino deve sentirsi responsabile, deve capire che il cane è un essere vivente. Lo fa imparando a dargli il cibo, a spazzolarlo, a portarlo a passeggio assieme ai genitori. Sempre con il loro aiuto può insegnargli alcuni esercizi di obbedienza”.

 

Cane uguale essere vivente

Che un animale da compagnia non sia un peluche è fin troppo ovvio. Un cane si muove, salta, corre e gioca. “Il gioco fra cane e bambino – continua Irene Teppa – deve essere guidato dai genitori, che non devono assolutamente permettere alcuni passatempi apparentemente innocui come la “lotta” oppure il rincorrersi, il rubarsi i giocattoli e tutte le altre attività che stimolano l’istinto predatorio del cane e creano un rapporto sbagliato. È importante specificare che per i cani il gioco non è un momento puramente ludico, ma l’occasione per misurare la propria forza e instaurare le gerarchie con i membri del “branco familiare”. Per giocare bene con un cane bisogna essere consapevoli delle proprie azioni. È importante mantenere sempre il controllo della situazione. Questo compito è difficile per un bambino, quindi sono i genitori che devono costruire giochi “positivi ed educativi” da fare con il cane. L’importanza di scegliere i giochi giusti ci riporta all’età del bambino: “Al di sotto dei cinque anni è difficile spiegare a un figlio cosa è giusto e cosa no con un cane – spiega Irene Teppa. Sbagliano i genitori che vogliono prendere un cane perchè convinti che al loro bambino, magari di due o tre anni, piacciono i cani. Il bambino vive in un mondo di suoni, immagini e sensazioni tattili. Il cane è per lui una ‘cosa’ morbida e calda. Al bambino piacciono le sensazione che prova quando tocca e vede un cane, ma non sa cosa è, né ha le facoltà per comprenderlo pienamente”.

 

Pensateci bene

Inserire un cane in famiglia è un lavoro impegnativo. Prima di fare il grande passo bisogna chiedersi se davvero si avrà il tempo di occuparsi di lui. Osservando le coppie con bambini, che spesso non si ricordano neppure cosa significa rilassarsi, l’esame di coscienza va fatto in profondità. Sicuri che avrete ogni giorno la pazienza e l’amore per dare al cane quello di cui ha bisogno? Al di là del tempo disponibile, è utile avere una “cultura cinofila” che permetta di affrontare l’esperienza nel migliore dei modi. Chi non ha mai avuto un cane può costruirsi una prima esperienza leggendo libri sul comportamento di questi animali e visitando allevamenti seri. “Fare volontariato in un canile è una bella cosa – spiega Irene – ma è una esperienza dura, più adatta a persone preparate”.

 

Se la risposta è sì

Se siete consapevoli di quello che state facendo, se amate i cani, se siete disposti a offrire loro (non sacrificare) il vostro tempo e le vostre attenzioni, se i vostri figli sono abbastanza grandi, se anche loro sono emotivamente coinvolti, è il momento di passare ai consigli pratici. Cominciamo con il considerare alcuni elementi fondamentali, per esempio la razza, il sesso e l’età del cane. “Per essere sicuri che il bambino non corra alcun rischio nel vivere con il cane – spiega Irene Teppa – è importante scegliere una razza non aggressiva e molto socievole, selezionata per svolgere lavori in cui l’aggressività non è richiesta. Dicendo questo escludo, per sicurezza, i meticci (di cui non si può conoscere con certezza il carattere) che potranno essere presi in considerazione quando i bambini saranno cresciuti e si trasformeranno in ragazzi in grado di gestire meglio i rapporti con il cane”. Si sente parlare di allevamenti in cui, per motivi di mercato, non si cura tanto il carattere, quanto gli aspetti estetici o l’appartenenza a una determinata razza. È vero? “Per essere sicuri che il cane rispetti le caratteristiche della razza scelta – spiega Irene – è importate rivolgersi ad allevatori seri, che scelgono gli accoppiamenti con la dovuta attenzione. Solo così si selezionano cani con un buon carattere”.

 

Uno splendido amico

È altrettanto importante che i genitori non creino paure nei bambini, perché il cane è uno splendido amico e bisogna solo imparare a rispettarlo e a capirlo. “Non è educativo dire a un bambino che incontra un cane ‘attento che ti morde!’ – spiega Irene Teppa -. Meglio spiegare il modo giusto di comportarsi, esattamente come si insegna a un bambino a salutare, a ringraziare, a chiedere per favore e a essere gentile ed educato”. Il bambino deve capire che il cane non è un giocattolo, che non sempre ama essere coccolato e che raramente gli piace essere abbracciato. I bambini piccoli, soprattutto tra i tre e i cinque anni, desiderano abbracciare i cani perché sono morbidi. I cani, come abbiamo detto, vivono l’abbraccio come un atto di dominio. Qualche volta imparano ad accettare, talvolta persino a subire un certo tipo di coccole senza cercare di sottrarsi, ma è giusto imparare a esprimere il proprio affetto rispettando il nostro ‘amico’. Bisogna adottare lo stesso meccanismo comportamentale che si usa con i bambini: nessuno bacia e abbraccia i figli ogni volta che ne ha voglia, perché è naturale rispettare la loro personalità e non invadere il loro spazio. Un ultimo consiglio: prima di prendere un cane leggete libri sul loro comportamento. Se i bambini hanno un’età che lo permette, rendeteli partecipi di quel che scoprite. “Quando il cucciolo arriverà in casa – conclude Irene – tutta la famiglia sarà preparata ad accoglierlo e inizierà una splendida avventura che arricchirà la vita di tutti”.

 

Femmina cucciola

Meglio un maschio o una femmina? “Parlando di cani, per le famiglie con bambini consiglierei sicuramente una femmina – risponde Irene Teppa -, perché raggiunge prima la maturità, è meno distratta dall’ambiente esterno (odori e territorio) rispetto al maschio ed è perciò più gestibile e controllabile”. E l’età? “Un cucciolo di due o tre mesi è preferibile perché è all’inizio della sua vita sociale – continua Irene -. È pronto a fare le prime esperienze, a conoscere la famiglia e a imparare le regole del nuovo “branco”. Chi sceglie di adottare un cane adulto deve assolutamente verificare che sia abituato a vivere in una casa con bambini. Ci tengo a fare una considerazione: non basta scegliere la razza, il sesso e l’età perchè la vita con il cane sia un’esperienza positiva. È altrettanto importante che la famiglia collabori in modo adeguato all’educazione dell’animale. C’è bisogno dell’aiuto di un educatore cinofilo che sappia dare i giusti consigli”. Il fai-da-te, soprattutto per chi è alla prima esperienza, non è assolutamente consigliabile.

 

Cani da riporto

Arriviamo alla tanto attesa domanda. Qual è la razza migliore per vivere a fianco dei bambini? “Oggi le razze più consigliate sono sicuramente i Labrador Retriever e i Golden Retriever – risponde Irene Teppa -. Sono razze da  caccia selezionate per il riporto della selvaggina. Il tipo di lavoro per cui sono stati selezionati chiarisce meglio alcuni aspetti del carattere di questi cani. Il riporto richiede una docilità legata a una facile addestrabilità ed esclude l’aggressività. Il “retriever” (letteralmente cane da riporto) deve portare con gioia al suo padrone la preda recuperata, un atto veramente generoso verso l’uomo. Il cane dona al suo padrone la sua preda. Un cane così generoso non può e non deve essere aggressivo”. Tenete comunque presente che una volta individuata la razza giusta, non è finita lì. Bisogna rivolgersi a un allevatore serio che sappia indicare il cucciolo più adatto alla famiglia.

 

Un linguaggio da imparare

I cani non parlano, ma comunicano attraverso segnali visivi e percepiscono con estrema sensibilità ogni nostro più piccolo movimento. Respirare profondamente o trattenere il respiro, tenere le spalle curve o dritte, spostare il peso del corpo leggermente in avanti o indietro, incurvare o distendere le sopracciglia, increspare leggermente le labbra sono per noi movimenti impercettibili, a volte involontari, ma il cane li interpreta come messaggi forti.

Per comunicare con un cane bisogna osservarlo, concentrandosi sullo scambio di messaggi visivi – dice Irene Teppa -. Noi umani abbiamo gli istinti dei primati mentre i cani seguono la loro natura canina. Esistono profonde differenze di comunicazione, che vanno comprese per essere superate e per creare tra il cane e l’uomo un corretto rapporto di convivenza. Un esempio molto semplice è il nostro modo di salutare: noi ci avviciniamo a una persona guardandola negli occhi e allunghiamo la mano per stringere quella di chi ci sta di fronte. Se incontriamo un amico, lo abbracciamo e baciamo. È facile capire che per un cane questo tipo di saluto viene vissuto come una minaccia! I cani, al primo incontro, evitano di guardarsi negli occhi, perché è un segno di sfida a cui può seguire l’aggressione. Si avvicinano l’un l’altro di lato, mentre noi ci avviciniamo tenendo la testa protesa in avanti, che per un cane è sempre segno di minaccia. Anche mettere la mano sulla testa per noi è un segno di saluto e affetto, ma il cane lo vive come una manifestazione di forza ostile. I cani non si mettono le zampe sulla testa!”. Il comportamento più rischioso è tuttavia l’abbraccio, tipico atteggiamento dei primati e quindi umano, che per i cani è il comportamento di chi vuole dominare. I bambini utilizzano, giustamente, un comportamento umano molto accentuato e questo comportamento li mette particolarmente a rischio nei rapporti con i cani, perchè viene vissuto da loro, altrettanto giustamente, come una aggressione.

 

I suoni

I suoni che noi emettiamo possono creare confusione nella natura canina. Urla e toni di voce acuti sono considerati un segno di paura: sicurezza e autorità sono trasmesse con toni di voce bassa. “Ecco un altro motivo per cui i bambini possono diventare soggetti a rischio – spiega Irene -. Emettono suoni acuti che vengono interpretati come segnali di paura, esattamente come fa la preda durante la caccia, e stimolano l’istinto di predazione soprattutto se i cani sono più di uno e formano un branco. Ritorniamo all’importanza di scegliere cani in cui l’aggressività non sia latente, ma sia stata annullata nel tempo con una attenta selezione della razza”.

 

Poche regole importanti  

È importante che i genitori insegnino ai figli alcune regole importanti per avvicinarsi a un cane, soprattutto se non lo si conosce.

Chiedete sempre al padrone del cane l’autorizzazione ad avvicinarsi.

Fermatevi a qualche passo di distanza dal cane, meglio se di lato piuttosto che di fronte.

Non protendete le mani verso di lui.

Non fissatelo negli occhi.

Aspettate che sia il cane ad avvicinarsi. Se non lo fa è perché non desidera essere salutato, in questo caso rispettate la sua scelta.

Se il cane si avvicina, accarezzatelo sotto al collo dolcemente.

Parlate in modo calmo, senza gridolini di gioia.

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