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Vbac – Vaginal Birth After Cesarean – è un nome difficile per indicare una pratica che sembra, almeno in Italia, altrettanto difficile: far nascere un figlio con il parto naturale dopo un primo parto col cesareo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra le quindici raccomandazioni sul parto, incoraggia i parti naturali sin dal 1985, anche per le mamme che hanno avuto una prima esperienza di cesareo. Non si tratta di una raccomandazione fuori tempo e le evidenze scientifiche continuano a confermarla, tanto che l’Istituto Superiore di Sanità l’ha ribadita nel gennaio 2016, dichiarando con molta chiarezza, nelle Linee guida sul taglio cesareo, che la possibilità di un VBAC deve essere offerta a tutte le donne.

Il Vbac è una possibilità concreta e praticabile, anche se le donne che hanno partorito con il cesareo incontrano un ostracismo che – in alcuni casi – si trasforma in terrorismo psicologico. Chi desidera avere un parto naturale dopo un cesareo sa che dovrà confrontarsi con una “resistenza” – non sempre motivata – da parte degli operatori sanitari.

Sa anche che il VBAC è sempre un tentativo: nessuno può assicurare che un travaglio di prova terminerà con un parto per via vaginale. Tuttavia, secondo i dati disponibili dagli ultimi studi, più della metà delle donne che prova il Vbac ci riesce: siamo nell’ordine del 65% di risultati positivi. Per le altre, il travaglio di prova si concluderà con un nuovo cesareo.

La complicazione più temuta del Vbac è la rottura dell’utero a livello della cicatrice. Il tessuto può non resistere agli sforzi delle contrazioni e cedere, con un’emorragia che può richiedere trasfusioni e sfociare, in casi molto estremi, con l’asportazione dell’utero. Si tratta tuttavia di casi rari.

Anche il parto con taglio cesareo, d’altro canto, non è esente da rischi.

Come per tutte le gravidanze, il parto naturale è sconsigliato nei casi di placenta previa o di presentazione podalica o trasversa. Nel caso di Vbac, a queste controindicazioni se ne aggiungono altre specifiche, come l’aver partorito con tre o più tagli cesarei, aver sofferto rotture uterine o essere state sottoposte a particolari interventi sull’utero.

Per effettuare un parto vaginale dopo cesareo occorre discutere con il proprio ginecologo di riferimento e programmare la nascita in un ospedale in grado di garantire l’accesso immediato alla sala operatoria e alla rianimazione, con un’équipe chirurgica e un anestesista disponibili e la disponibilità immediata di sangue per eventuali trasfusioni.

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