Vbac: il parto naturale dopo un cesareo

Vbac, un nome difficile per indicare una pratica che sembra – perlomeno in Italia – altrettanto difficile: far nascere un figlio con il parto naturale dopo un primo parto col cesareo.

Una indagine Istat dice che una nascita su due, in Puglia, avviene con il parto cesareo. Per quali motivi si raggiunge questa percentuale altissima, quasi il 50%? E per quale motivo, dopo un cesareo, è praticamente impossibile partorire in modo naturale?

Ne parliamo con Denise Montinaro, mamma e membro dell’associazione Rinascere Naturale (rinascerealnaturaleonlus.blogspot.com) fondata nel 2010 da giovani mamme e papà pugliesi accomunati da un profondo rispetto per la nascita.

“La Puglia è al terzo posto in Italia per la pratica di parti cesarei – dice Denise – al momento la percentuale è del 41,7%, ma fino a pochi anni fa si raggiungeva il 50%. All’interno di questa percentuale ci sono ovviamente i cesarei ripetuti. Nessuno è contrario al parto cesareo, se viene praticato per il salvataggio di una o più vite, tuttavia bisogna essere consapevoli che il suo utilizzo è un abuso se viene praticato quando non ci sono rischi per il feto o la partoriente”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra le quindici raccomandazioni sul parto, incoraggia i parti naturali sin dal 1985, anche per le mamme che hanno avuto una prima esperienza di cesareo. Non si tratta di una raccomandazione fuori tempo, perché le evidenze scientifiche continuano a confermarla, tant’è che l’Istituto Superiore di Sanità l’ha ribadita nel gennaio 2016.

La possibilità di fare un parto naturale dopo un parto cesareo si chiama Vbac (Vaginal Birth After Cesarean). È una possibilità concreta e praticabile, ma in Italia se ne parla poco. Perché?

“Le donne che hanno partorito con il cesareo si portano dietro un marchio che nessuna evidenza scientifica riesce a cancellare – dice Denise Montinaro -. La donna, non solo in Puglia, incontra un vero e proprio ostracismo e subisce una forma di terrorismo psicologico fomentato da informazioni scorrette. Le viene fatto credere che ci sia un esagerato rischio di rottura dell’utero con conseguenze letali, per lei e per il bambino. Spesso sentiamo ripetere la frase: ‘cesareo chiama cesareo’. Ci sono casi di donne illuse da operatori che fanno finta di prendere in mano il caso privatamente oppure casi di strutture sanitarie che promettono un supporto che poi, prima del parto, viene a mancare. Testimonianze di donne che durante il travaglio si arrendono, a causa delle difficoltà che devono affrontare, e finiscono per accettare un parto cesareo anche se non lo vorrebbero. In questo clima tetro, l’unico aspetto positivo sono alcune, pur timide, aperture da parte degli ospedali, ma questo avviene soprattutto al nord Italia”.

Il Vbac è una scelta e le strutture sanitarie non dovrebbero fermarlo o scoraggiarlo.

“Esattamente. L’obiettivo della nostra associazione è quello di diffusione delle informazioni sul Vbac perché non è più il tempo dei ‘no’ o degli ‘stop’ senza informazione. Dobbiamo supportare le donne e metterle nelle condizioni di affrontarlo senza ansie e paure. Nei protocolli ospedalieri, però, questo non avviene. I dati sono sconfortanti: le percentuali di parti naturali dopo un cesareo, in Puglia, sono inferiori all’1 per mille. Numeri ridicolmente bassi, soprattutto per delle strutture sanitarie che, a parole, dichiarano di aver aderito al progetto della Comunità Europea per la riduzione dei cesarei reiterati”.

Si va persino oltre: la tendenza al parto a casa è in crescita. In Puglia cosa succede?

“Di cento donne seguite da Rosaria, un’ostetrica che fa parte della nostra associazione, 39 arrivavano da uno o più cesarei. Alcuni casi sono emblematici: una donna ha cercato disperatamente di avere un parto naturale in tutti gli ospedali della Puglia, ma non ha trovato niente e perciò ha chiesto di essere accompagnata dalla sua ostetrica, in casa, per tutta la fase del travaglio. Aveva deciso di andare in ospedale solo per il parto, ma si è trovata così bene tra le mura domestiche che ha deciso di rimanere a casa. Questo ci ha convinto che saper ascoltare le motivazioni delle donne genera parti migliori”.

[Rita Tersilla]

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