Robo&Bobo – un progetto innovativo per gli adolescenti in ospedale

L’associazione DEAR ha realizzato dei laboratori di programmazione, elettronica e grafica digitale dedicati ai ragazzi in ospedale

Modellazione e stampa 3D, elettronica e circuiti, realtà virtuale, programmazione e grafica digitale sono gli avvincenti laboratori proposti dall’associazione DEAR agli adolescenti e preadolescenti del reparto di oncoematologia pediatrica e centro trapianti dell’ospedale Regina Margherita a Torino. “DEAR ha come missione l’umanizzazione degli ambienti di cura e Robo&Bobo è il primo progetto che abbiamo realizzato – racconta Anita Donna Bianco, presidente dell’associazione -. Siamo un gruppo di professionisti con formazioni e competenze molto diverse, uniti dal desiderio di portare momenti belli per trasformare il tempo in ospedale. E proprio in quest’ottica Robo&Bobo è pensato per trasformare l’esperienza negativa dell’ospedalizzazione in un’occasione per avvicinare i ragazzi tra gli 11 e i 18 anni al mondo delle nuove tecnologie. Siamo riusciti a realizzarlo grazie a un bando vinto nel maggio 2016, Digital for Social, di Fondazione Vodafone. La scelta del target degli adolescenti ci è stato invece suggerito dalla dottoressa Franca Fagioli del Regina Margherita: mentre per i più piccoli ci sono già varie proposte, per quella fascia d’età non c’è molto”.

Il progetto vuole spezzare la monotonia di giornate in cui non succede nulla di bello e coinvolgere attivamente i ragazzi facendoli appassionare alle attività. E l’idea di proporre lab ad alto contenuto tecnologico funziona! – racconta Paola Cappelletti, esperta di didattica e formatrice all’interno dell’associazione -. I laboratori proposti finora sono sei: Preent, su modellazione e stampa 3D, Joybit, dedicato all’elettronica, Codix, che propone programmazione a blocchi su tablet, Cir-cut, sull’elettricità e sui circuiti, Eye-Oh!, dedicato alla realtà virtuale, Vector, sulla grafica digitale. I progetti sono pensati tenendo conto delle esigenze dei ragazzi, alcuni non possono alzarsi dal letto, altri sono in isolamento. Lavoriamo a esercizi progressivi, in modo da riuscire a coinvolgere anche i ragazzi più debilitati: vanno avanti finché ce la fanno, poi riprendono la volta successiva. Tutti i nostri progetti si sviluppano nel tempo: c’è una proiezione sul futuro che per loro è importante”.

“All’interno del nostro team, oltre ai progettisti che studiano e sviluppano i vari progetti, ci sono numerose figure professionali che ci consentono di realizzarli al meglio. Gli operatori, innanzitutto: sono loro a svolgere i laboratori in ospedale: sono tutti giovani e con un certo appeal, indispensabile per coinvolgere i ragazzi. Siamo affiancati anche da un’antropologa medica e un servizio di consulenza psicologica e pedagogica che ci accompagnano nel progetto, aiutandoci a definire le attività e le modalità di interazione con i ragazzi. L’aiuto psicologico ci è molto utile anche per superare le difficoltà a livello emotivo che è naturale provare in queste situazioni. L’antropologa medica in particolare ci ha fatto capire l’importanza di distanziare il più possibile le nostre attività dalla situazione di malattia, perché il lab sia un momento di stacco, di normalità”.

I laboratori durano 30-40 minuti e sono svolti in gruppo a meno che i ragazzi non siano a letto, in quel caso si svolgono in modalità individuale. Alcune attività sono pensate appositamente per i ragazzi che hanno subito un trapianto e sono in isolamento. “I nostri educatori si sono ad esempio inventati una lampada a LED che consente di comunicare con linguaggio Morse con i ragazzi isolati”.
Un progetto importante che sarebbe bello si diffondesse sempre di più: state pensando di portarlo in altre città? “Per il 2018 ci piacerebbe cercare di aprire il progetto all’esterno e quindi, sì, vorremmo proporlo in altre città, magari a Milano. Stiamo anche cercando di coinvolgere soggetti privati e aziende in sponsorizzazioni e progetti specifici. Vorremmo realizzare un canale di video-tutorial. Ovviamente non è possibile portare molte persone all’interno degli ospedali: attraverso i video i ragazzi possono raccontare quello che stanno facendo nei lab e anche i professionisti possono spiegare
tecniche e idee per realizzare nuovi progetti”.

designaround.org

Quattro pattern per quattro quaderni

Lo scorso anno l’associazione DEAR ha iniziato a sviluppare progetti con aziende private. Nel primo di questi, realizzato insieme all’azienda di cartotecnica Sales e al Politecnico di Torino, i ragazzi hanno seguito un lab di grafica digitale e creato dei pattern. Con il concorso Rambloc4DEAR/Mettere a segno sono state selezionate le quattro grafiche più interessanti, che sono state premiate con un tablet e sono anche diventate copertine per blocchi ad anelli Rambloc. Si possono acquistare sul sito www.rambloc.it – nella sezione Rambloc4dear: i proventi delle vendite serviranno a sostenere Robo&Bobo.

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