Cittadini per l’Aria lancia una campagna rivolta alle amministrazioni, con il sostegno di volti noti e centinaia di pagine social: “Nelle nostre città i bambini di fatto fumano tutti”
Un bambino ferma i passanti e chiede a ciascuno di accendergli una sigaretta. Nessuno acconsente. Alla fine il piccolo mostra un cartello: «Mi aiutate a smettere?». È il video ideato da Gibbo&Lori e prodotto da The BigMama con cui Cittadini per l’Aria, associazione milanese nata nel 2015, lancia un appello a sindaci e governo: mettere l’aria pulita tra le priorità, a Milano e in tutta Italia.
Il peso del traffico
Il messaggio dell’associazione è che respirare l’aria delle nostre città equivale, per i più piccoli, a fumare. I dati della centralina Arpa di viale Marche, a Milano, mostrano che tra il 29 settembre e l’8 ottobre, quindi prima dell’accensione dei riscaldamenti, il PM2,5 ha avuto una media di 24,2 µg/m³. L’OMS raccomanda di non superare i 15 µg/m³ giornalieri per più di 3-4 giorni all’anno. In 4 giorni su 10 è stata superata anche la soglia di 25 µg/m³ che la nuova direttiva europea renderà vincolante dal 2030, con un massimo di 18 sforamenti annui.
Il problema non riguarda solo Milano. Nel 2025 la stessa stazione ha superato il limite di legge per il PM10 per 66 giorni, contro i 35 consentiti. Palermo ha fatto peggio, con 89 giorni, e in tutto 13 capoluoghi sono rimasti fuori norma, tra cui Napoli e Torino.
Secondo l’inventario Inemar di Arpa Lombardia (dati 2023), nel capoluogo lombardo il trasporto su strada è la prima fonte di emissioni dirette di ossidi di azoto (62%), PM10 (39%) e PM2,5 (31%).
Perché i bambini rischiano di più
«I bambini respirano più velocemente degli adulti e vivono più vicini al suolo, dove alcuni inquinanti raggiungono le concentrazioni più alte», ricorda la presidente di Cittadini per l’Aria, Anna Gerometta, richiamando l’OMS. Lo sviluppo del sistema nervoso e di quello immunitario è un periodo particolarmente delicato, in cui l’esposizione può lasciare danni permanenti.
Si possono cambiare le cose? Una speranza arriva da Londra. Tra il 2019 e il 2024, grazie a un pacchetto di misure che include la zona a basse emissioni ULEZ, nella capitale britannica il biossido di azoto è calato del 41% e il PM2,5 del 28%. Le morti attribuibili allo smog sono diminuite di circa il 40%, secondo un’analisi dell’Imperial College London. Uno studio pubblicato ad agosto su The Lancet Public Health, su oltre 3.400 bambini tra i 6 e i 9 anni, collega la ULEZ a una migliore crescita della funzione polmonare.
La richiesta alla politica
In Italia, intanto, il Consiglio dei ministri ha rinviato al 1° ottobre 2027 il divieto di circolazione per i diesel Euro 5 in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: per Gerometta, una scelta «assurda», già la terza proroga. L’associazione chiede misure più incisive di quelle previste nella bozza di recepimento della direttiva europea sulla qualità dell’aria: meno auto in città, trasporto pubblico efficiente, strade sicure per chi va a piedi e in bici, zone protette attorno alle scuole.
All’appello hanno aderito Caterina Balivo, Flaminia Scapigliati, Benedetta Scuderi e Ippolita Baldini, insieme a centinaia di pagine Instagram, tra cui l’Associazione Culturale Pediatri, Fridays for Future, Clean Cities, Genitori Antismog e Streets for Kids.
LEGGI l’APPELLO: https://www.cittadiniperlaria.org/mi-aiutate-a-smettere/










































