8 Marzo, più diritti e meno mimose: i numeri della disparità

La ricorrenza dell’8 marzo ci ricorda che la strada verso la parità è ancora lunga, e che avere più opportunità significa più prosperità per il paese e miglioramento del benessere collettivo

L’8 marzo è una ricorrenza, più che una festa: ricorda la morte di 134 operaie in una fabbrica tessile di New York nel 1911. Sono trascorsi più di 100 anni, eppure tragedie simili continuano a verificarsi: dal crollo del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013 all’incendio che ha ucciso più di 60 ragazze a Città del Guatemala nel 2018. La storia ci ricorda che la questione dei diritti delle donne nasce dal lavoro, dalla sicurezza e dalla dignità.

Diritti negati, violenze diffuse, povertà di genere

Oggi le donne sono pagate meno, hanno meno tutele e sono ancora vittime di violenza per il semplice fatto di essere donne. Secondo il dossier del Sole 24 Ore, la parità sostanziale prevista dall’art. 3 della Costituzione, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza, è ancora lontana dalla realtà quotidiana. A livello globale, le donne rappresentano la metà più povera della popolazione e in quasi tutti i Paesi godono di meno diritti economici, politici e sociali.

Per questo motivo l’8 marzo si sta trasformando in una giornata di sciopero, manifestazioni e campagne social come “Tenetevi le mimose”, che negli ultimi anni ha invaso il web. La richiesta è chiara: meno simboli, più diritti. Meno retorica, più politiche.

8 marzo

L’Italia in fondo alla classifica Ue

Mentre in Spagna il congedo di paternità è stato equiparato a quello di maternità (16 settimane), l’Italia fatica a tenere il passo. Il nostro Paese si colloca stabilmente nella parte bassa degli indici europei sulla parità di genere, soprattutto per: occupazione femminile, divari salariali, ruoli apicali, partecipazione politica.

A livello globale, al ritmo attuale serviranno oltre 100 anni per raggiungere la parità in politica, salute e istruzione, e più di 200 anni per colmare il gender gap nel lavoro.

E in Italia? Mancano riforme e politiche adeguate

In Italia manca un’adeguata infrastruttura centrale in grado di promuovere, coordinare e monitorare le iniziative a favore dell’uguaglianza di genere. 

Sin dal 1946, le leggi e i tribunali hanno reagito con lentezza ai cambiamenti culturali. 

Per quale motivo? Per mancanza di risorse e di esperienza, sostiene l’analisi sulla “Politica sull’uguaglianza di genere in Italia” del  Parlamento Europeo.

Dai tassi di occupazione alle donne in politica

Il tasso di occupazione femminile in Italia resta tra i più bassi d’Europa. Secondo i dati più recenti, il divario tra uomini e donne supera i 17 punti percentuali, con un’occupazione femminile che si ferma poco sopra il 50%. La crisi economica e le politiche di austerità hanno spesso colpito proprio i servizi — come nidi, assistenza, welfare territoriale — che permettono alle donne di lavorare.

La rappresentanza politica femminile è ancora insufficiente. Le quote rosa hanno migliorato la situazione, ma non bastano: la presenza delle donne nei luoghi decisionali rimane bassa, e questo limita la possibilità di approvare riforme incisive su lavoro, welfare, congedi, contrasto alla violenza e redistribuzione del lavoro di cura.

Più opportunità, più prosperità

In Italia i ruoli di genere si sono ammorbiditi, ma non abbastanza. Le donne continuano a svolgere la maggior parte del lavoro di cura, spesso invisibile e non retribuito. Gli stereotipi influenzano ancora scelte scolastiche, professionali e familiari, limitando la libertà di uomini e donne di essere ciò che desiderano.

Kristalina Georgieva, presidente facente funzione della Banca Mondiale, ha ricordato che “se le donne avessero pari opportunità rispetto agli uomini per raggiungere il loro pieno potenziale, il mondo sarebbe non solo più giusto ma anche più prospero”, e conferma che i Paesi con maggiore parità di genere registrano anche migliori performance economiche e sociali.

È ora di sbrigarsi: marciare insieme verso la parità, dare esempio alle nuove generazioni e rendere il mondo un posto migliore per tutti. L’8 marzo non è una festa, ma un promemoria: la parità non è un regalo, è un diritto costituzionale.

 
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