Per molte famiglie, oggi, lo smartphone è diventato il principale terreno di battaglia educativa: come gestire il conflitto nasconde spesso un bisogno di relazione
Di Antonella Beggiato
«Ti ho chiesto mille volte di posare quel telefono!». C’è una scena che si ripete in molte case, ogni sera.
Un o una adolescente con lo sguardo incollato allo schermo, un genitore che chiede di “staccare”, una tensione che cresce. Poi la frase fatidica: «Sei sempre al telefono!!!».
Ed è lì che il dialogo si spezza.
L’adolescente alza appena lo sguardo, sospira, stringe lo smartphone tra le mani. Il genitore insiste, il tono si irrigidisce. In pochi secondi, il dialogo si trasforma in scontro. Per molte famiglie, oggi, lo smartphone è diventato il principale terreno di battaglia educativa. Non tanto per l’oggetto in sé, quanto per ciò che rappresenta: distanza, incomunicabilità, perdita di controllo. Eppure, fermarsi a questo livello rischia di semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa.
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