La trasmissione, lo screening e il vaccino: tutto quello che c’è da sapere sull’infezione da Papilloma Virus, in un momento in cui tra molte famiglie persistono dubbi e diffidenza
Negli ultimi mesi si è tornato a parlare del vaccino contro il Papilloma Virus, spesso in un clima di incertezza che porta molte famiglie – oggi 7 su 10 – a rimandare o a rinunciare alla vaccinazione dei propri figli, nonostante si registrino 3000 decessi in meno ogni anno dall’introduzione del vaccino. È comprensibile avere domande quando si tratta di salute: per questo è importante partire dai fatti.
Il Papilloma Virus (HPV) è un’infezione molto diffusa, che nella maggior parte dei casi non crea problemi, ma che in alcune situazioni può contribuire allo sviluppo di diversi tipi di tumore. In Italia, una parte significativa delle diagnosi oncologiche è legata a virus capaci di infettare cellule sane e alterarne il funzionamento, come accade con l’HPV.
Sebbene il tumore della cervice uterina riguardi soprattutto le donne, il virus può essere trasmesso anche dagli uomini, spesso senza sintomi. Inoltre, studi recenti mostrano che l’HPV può essere coinvolto, seppur in misura minore, anche in altre forme tumorali che interessano entrambi i sessi, nell’area genitale e nella cavità orale.
Molto contagioso, non sempre pericoloso
Le varianti dell’HPV sono numerose, da quelle considerate ‘a basso rischio’ – come HPV 6 e HPV 11 – ai ceppi ad alto rischio – HPV 16 e HPV 18.
Si stima che circa 8 persone su 10, nel corso della propria vita, entrino in contatto con uno di questi virus e che la trasmissione avvenga prevalentemente per via sessuale.
Fortunatamente il sistema immunitario di circa l’80% degli individui contagiati è in grado di riconoscere il virus ed eliminare l’infezione nel giro di, in media, 2 anni. Durante questo periodo, la persona è asintomatica ma contagiosa, e contribuisce alla diffusione del virus.
Le lesioni precancerose
Cosa succede invece nei casi (circa il 20% della popolazione) in cui sistema immunitario non riesce a eliminare il virus che quindi inizia a causare la lesione delle cellule? Ne parliamo con il dottor Angelo De Matteis, medico ginecologo all’Ospedale Sant’Anna di Torino.
“Le lesioni precancerose individuate grazie ai test di screening, come pap test o colposcopia, non presentano quasi mai sintomi” spiega il dottor De Matteis. “Classifichiamo le lesioni in 3 livelli.
Il primo identifica una displasia lieve, nel secondo e terzo invece la lesione è più profonda e richiede un trattamento per eliminare i rischi di evoluzione in tumore.
Il trattamento, che fino a qualche anno fa poteva essere invasivo, oggi prevede quasi sempre l’uso del laser e viene fatto a livello ambulatoriale.
Attualmente la ricerca non ci permette ancora di capire con certezza quali tipi di lesioni si trasformeranno in forme tumorali: per questo motivo il trattamento viene consigliato, nei casi di lesione profonda, a tutte le pazienti alle quali viene diagnosticato”.
Prevenire sì, ma attenzione all’età
Come prevenire il contagio da HPV?
“Prima di tutto è importante la conoscenza di questa come di altre malattie sessualmente trasmissibili. L’utilizzo della contraccezione e un programma di educazione sessuale più diffuso ed efficace aiuterebbe a diffondere maggiore consapevolezza” sostiene il dottor De Matteis.
“Inoltre è importante seguire regolarmente i programmi di prevenzione ed effettuare test di screening, come il pap test, regolarmente.
Non è necessario fare il pap-test una volta all’anno, basta ogni due, tre al massimo, perché l’evoluzione di questo tipo di tumori è generalmente lenta. Il pap test, inoltre, è consigliato solamente a partire dal 26 anni.
Questo perché la maggior parte dei giovani contrae il virus nei primi anni di attività sessuale, a causa della sua vastissima diffusione, e uno screening massivo rivelerebbe un altissimo tasso di positivi nei giovani intorno ai 20 anni.
Se consideriamo il fatto che più dell’80% di loro si auto-immunizzerà nel giro di pochi anni, i risultati positivi porterebbero ad allarmismi inutili e alla valutazione di trattamenti non necessari”.
Vaccino, sì o no?
Il vaccino contro il Papilloma Virus, che protegge dai due ceppi principali di HPV, esiste dal 2006 e ha iniziato a diffondersi in Inghilterra. I dati del Journal of Infectious Diseases confermano che le infezioni si sono ridotte dell’85% nella fascia della popolazione vaccinata.
In Italia oggi la vaccinazione è gratuita, consigliata ma non obbligatoria per le ragazze a partire dai 12 anni, ma è disponibile anche per altre fasce di età e per i maschi, a seconda dei piani regionali.
“I rischi della vaccinazione sono praticamente nulli – aggiunge il dottor De Matteis – se non i normali effetti collaterali nella zona di inoculazione, anche perché non viene utilizzato un virus attenuato ma una proteina che provoca una risposta immune. Ė considerato utile anche per la fascia di popolazione più matura in quanto aiuta a ridurre le recidive”.
Screening ed educazione
Tanti i genitori di adolescenti sono titubanti sull’utilità di somministrare il vaccino in quanto la possibilità di contrarre un tumore grave da HPV è ormai bassa nel nostro paese, e preferiscono affidarsi alla sicurezza raggiunta grazie ai programmi di screening.
La vaccinazione è ovviamente una scelta personale ma è importante essere consapevoli del fatto che vaccino e test di screening sono due “antidoti” molto diversi tra loro.
“Oggi abbiamo un’alta incidenza tumorale nella popolazione femminile che proviene da paesi come quelli dell’Europa dell’est o dell’Africa in cui non vengono effettuati regolarmente test di screening.
Il pap-test resta importantissimo come misura per prevenire il tumore ma dobbiamo fare una distinzione importante.
Il vaccino protegge dal contagio e contribuisce a limitare la diffusione del virus nella popolazione, ma soprattutto evita gli interventi di conizzazione sulle lesioni pre-cancerose individuate dal pap-test.
A suo volta il pap-test aiuta a intervenire in tempo per evitare lo sviluppo della lesione e quindi del tumore, ma non risparmia un eventuale intervento o trattamento.
Tuttavia, le malattie sessualmente trasmissibili sono tante e anche se sempre più persone scelgono il vaccino per l’HPV non bisogna assolutamente ridurre i programmi di screening ed è sempre bene investire sull’educazione sessuale e per le diffusione di una corretta informazione”.



















































