Adolescenti e sport: un antidoto alla solitudine nelle famiglie più fragili

Una nuova ricerca di Caritas mostra come lo sport rappresenti uno dei pochi spazi di relazione e integrazione per molti ragazzi e ragazze: e in contesti di isolamento e scarse opportunità è un presidio sociale fondamentale

La recente indagine dell’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse, condotta tra il 2024 e il 2025 nei Centri di Ascolto Caritas del Padovano, restituisce una fotografia complessa delle famiglie con minori in situazione di vulnerabilità. Le 37 interviste raccolte in 29 sedi territoriali confermano un dato ormai ricorrente: povertà economica e povertà educativa procedono spesso insieme, intrecciandosi con difficoltà culturali, sanitarie e relazionali.

Il lavoro parte da un percorso avviato anni fa nei doposcuola parrocchiali, luoghi che non sono solo spazi di studio, ma veri osservatori delle fragilità educative. Da queste esperienze sono nati progetti triennali che hanno coinvolto scuole, volontari e famiglie, con l’obiettivo di accompagnare i nuclei più fragili e rafforzare la rete di sostegno attorno ai minori.

Il campione analizzato è eterogeneo: famiglie numerose, madri sole, genitori con bassi titoli di studio, nuclei in cui spesso solo il padre ha un’occupazione stabile. In molti casi è presente almeno una persona con disabilità o con bisogni sanitari complessi. Nonostante ciò, la frequenza scolastica dei figli è regolare e il rendimento generalmente buono, anche se lo studio viene spesso affrontato in autonomia, senza un adeguato supporto familiare. Il tempo libero, invece, è limitato: prevalgono attività domestiche, televisione e giochi individuali, mentre le proposte extrascolastiche sono poco accessibili per ragioni economiche, logistiche o culturali.

Uno spazio di integrazione e relazione

Tra i dati più significativi della ricerca emerge un elemento positivo: la partecipazione diffusa alle attività sportive. Molti ragazzi e ragazze frequentano associazioni del territorio, trovando nello sport un luogo di incontro, appartenenza e crescita. Per i minori stranieri, in particolare, lo sport diventa un potente strumento di integrazione per gli adoelscenti, capace di superare barriere linguistiche e culturali. Per chi vive difficoltà relazionali a scuola, rappresenta invece un’occasione per costruire nuove amicizie e sperimentare forme di cooperazione e fiducia.

Tuttavia, non mancano le criticità. L’offerta sportiva varia molto da Comune a Comune: in alcune zone è ricca e accessibile, in altre quasi assente. Il trasporto è un ostacolo concreto, soprattutto per le famiglie numerose o prive di auto. Anche i costi, seppur contenuti, possono diventare proibitivi per chi vive in condizioni di precarietà economica.

Nonostante queste difficoltà, lo sport si conferma uno dei pochi ambiti in cui i minori fragili riescono a costruire relazioni significative. È un argine alla solitudine, un luogo in cui sentirsi parte di un gruppo, un contesto in cui adulti educatori e allenatori possono intercettare segnali di disagio che altrove restano invisibili.

Isolamento sociale e ruolo dei Centri di Ascolto

La ricerca evidenzia un altro dato rilevante: la rete sociale delle famiglie fragili è spesso molto debole. Solo 17 nuclei dichiarano di avere contatti con altre associazioni del territorio; nella maggior parte dei casi il sostegno arriva da parenti non conviventi, mentre vicini e amici compaiono raramente. L’isolamento non riguarda solo le famiglie straniere: anche molti nuclei italiani faticano a costruire relazioni stabili, frenati da timori, differenze culturali o esperienze di discriminazione.

In questo scenario, i Centri di Ascolto Caritas diventano un punto di riferimento essenziale. I volontari, descritti come “sentinelle del territorio”, intercettano bisogni, orientano le famiglie e le collegano alle risorse disponibili. Sono spesso gli unici a cogliere segnali di fragilità educativa, relazionale o emotiva che non emergono nei contesti formali.

Lo sport, in questo quadro, non è solo un’attività ricreativa: è un presidio sociale, un luogo in cui i ragazzi possono sperimentare appartenenza, fiducia e continuità. È uno spazio che contrasta l’isolamento, rafforza l’autostima e offre ai minori fragili un’occasione concreta per sentirsi parte della comunità.

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