Arte della verità da Merz e al MEF

Uno scenario post-apocalittico da fine del mondo. Luoghi abbandonati, fabbriche dismesse, palazzi crollati. Quando arrivate sulla soglia della Fondazione Merz entrate senza timore e ricordatevi che “Per ogni fine, c’è un nuovo inizio”, come insegna il Piccolo Principe. Immersi in un paesaggio fotografico che ricopre quasi per intero le pareti perimetrali e la pavimentazione, in un fitto intreccio di immagini (cinquecento scatti realizzati in cinquanta luoghi diversi) scoprirete le metropoli contemporanee di Botto&Bruno. La mostra “Society, you’re a crazy breed”, in programma in via Limone 24 fino al 19 giugno, curata da Beatrice Merz e Maria Centonze, a partire dal titolo (che è tratto dalla bellissima colonna sonora del film “Into the Wild” di Eddie Vedder) è una sorta di grido per riflettere sul futuro della nostra società e sulla follia contemporanea che tende ad azzerare la memoria e a costruire su macerie un presente senza storia.

All’interno di questo scenario degradato e disabitato, da un muro di mattoni escono frammenti di carta, fogli stropicciati contenenti testi di canzoni, parole e frasi che si disperdono sulla parete a sottolineare che dalla desolazione, a volte, può nascere la poesia. Al centro dello spazio, nel silos alto cinque metri e largo sei, la distruzione dell’uomo sembra essersi fermata perché la natura si rimpossessa delle rovine e la giostra per bambini abbandonata sembra tornare a girare, quasi per incanto. Proseguendo nel percorso, ci si avvicina a una piccola sala cinematografica chiamata “Cinema Lancia” dove si ritrova la magia del racconto attraverso le immagini in movimento. Qui viene proiettato in loop l’ultimo e inedito video di Gianfranco Botto e Roberta Bruno “Kids world”: tre spezzoni di altrettanti film di autori come Truffaut, Kiarostami e Loach che hanno come protagonisti i bambini. La loro presenza (uniche figure umane della mostra) nella solitudine di questi luoghi desolati e inquietanti è un segno di speranza nel futuro. I loro occhi enormi e spalancati che sanno meravigliarsi di tutto, vi portano a interpretare diversamente il paesaggio fotografico di Botto&Bruno e a vedere i sogni nell’inquietudine e l’incanto nelle macerie.

La verità, insomma, dipende da dove la guardi, come sottolinea anche il titolo della mostra dei Truly Design al Museo Ettore Fico “Truth depends on where you see it from” fino al 26 giugno. Non aspettatevi dal collettivo di street artists i quadri alle pareti, perché le loro opere sono dipinte direttamente sui muri del museo e possono essere comprese solo se osservate da una determinata prospettiva. La tecnica che porta a vedere forme tridimensionali, geometriche e non, da linee e punti scomposti su pareti diverse si chiama anamorfosi. È un fenomeno ottico sperimentato già da Leonardo Da Vinci e interpretato in chiave contemporanea dai Truly Design che mettono in relazione l’astrazione geometrica con l’architettura e lo spazio urbano del museo di via Cigna 114.  In un percorso ideale tra spazio, colori e composizioni artistiche si possono poi scoprire le fotografie e i dipinti di Florence Henri che riesce a rendere enigmatiche le sue immagini attraverso l’uso di elementi geometrici, specchi e speciali accorgimenti, come il fotomontaggio. Si possono, inoltre, esplorare le figure e i luoghi ritratti da Renato Birolli, l’artista che non dipinge il mondo col colore, ma dipinge il colore come mondo. E, infine, si possono vedere i “paradisi ritrovati” di Ettore Fico: boschi incontaminati, paesaggi collinari, vigneti, pergolati e soprattutto giardini fioriti ricolmi di tonalità variopinte.

[Simona Savoldi]

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