Cosa fare se scappa un coniglio e altri dubbi legali

da | 21 Lug, 2021 | Lifestyle, Soldi e Diritti

Il “diritto” divertente: dal coniglio che scappa alla suocera ficcanaso, i dubbi legali più curiosi arrivati in tribunale

Non so voi, ma per me l’arrivo dell’estate coincide con il rassicurante, fedelissimo e irrinunciabile ritorno della Settimana Enigmistica sul comodino. Depongo finalmente il codice civile, anche se poi, per una ragione o per l’altra, lo riprendo in mano e mi accorgo che è pieno di curiosità divertenti, ben nascoste fra centinaia di norme pesanti come la ghisa.

Qualche esempio? Sappiate che, ai sensi dell’art. 924 c.c., se il vostro sciame d’api dovesse prendere l’iniziativa di fuggire dalle vostre arnie per andare nel campo del vicino, avreste tutto il diritto di inseguirlo anche violando l’altrui proprietà.

Al contrario, l’art. 926 c.c. dice che, se conigli o colombi scappano e vanno dal vicino, diventano di sua proprietà (salvo che li abbia attirati con frode, per esempio, allettandoli con delle carotine). 

Le nuove inclinazioni della società

Ora, il codice civile è stato scritto nel 1942. Oggi, nel 2021, sente tutti i suoi anni. Purtroppo, però, è un granitico pilastro della nostra società e cambiarlo è davvero difficile. Per fortuna, il legislatore del 1942 è stato lungimirante e ha inserito alcuni concetti (le “clausole generali”) che dovrebbero rendere la legge flessibile alle imprevedibili inclinazioni della società per evitare tanti dubbi legali. 

Alcuni concetti, come per esempio quello di “buona fede”, sono invariabili da quasi 80 anni, eppure rimangono moderni grazie all’interpretazione, cioè all’attività di coloro che trovano il modo di applicare nella nostra vita quotidiana le parole scritte nel 1942. 

Spesso l’attività interpretativa ha i suoi risvolti divertenti, se pensiamo che la realtà dei problemi delle persone, soprattutto in tema di famiglia, supera di gran lunga la fantasia del legislatore. 

L’ingerenza della suocera

Siamo abituati a sentir parlare dei divorzi Vip con mantenimenti milionari, ma quanto è più interessante leggere la sentenza del tribunale di Cagliari che ha ritenuto giusto motivo per la rottura della promessa di matrimonio l’ingerenza della suocera?

Per non parlare della Corte di Cassazione che ha ribadito che “le oppressioni della suocera” sono un altrettanto valido motivo per l’abbandono del tetto coniugale.

Ma attenzione: la Cassazione rimprovera anche il coniuge che “con il suo comportamento passivo, nulla oppone ai continui litigi fra la moglie e la di lei madre, fino ad arrivare al deterioramento del rapporto di coppia” anche dal punto di vista fisico. 

Badanti e tradimenti

E se ci spostiamo sul versante al peperoncino, l’inchiostro dei tribunali si versa a fiumi. Il tradimento è sicuramente uno degli spunti più tragicomici.

Da quello che si è vista addebitare la separazione per aver tradito la moglie con la badante alla veneranda età di 82 anni, a quello che si è visto attribuire il reato di percosse ai danni della moglie avvenuto a seguito della scoperta di un tradimento (precisiamo che la sentenza è del 1996, non per questo meno scandalosa), passando attraverso tutta una serie di precisazioni che riempiono di contenuto l’obbligo di fedeltà coniugale: è violazione dell’obbligo di fedeltà fare “piedino”? Per la Suprema Corte no.

È violazione dell’obbligo di fedeltà scambiarsi messaggi Whatsapp con un altro partner? Sul punto, grande twist della Corte, che agli albori della tecnologia vedeva il messaggio di testo come portatore di ogni male, mentre oggi vede la cosa con molta più indulgenza. Forse troppa, visto che si è arrivati a rivalutare l’obbligo di fedeltà come molto marginale nella giurisprudenza corrente, non sempre foriero di addebito per il coniuge traditore. 

E dell’addebito per il rifiuto di prestazioni sessuali? Anche qui la Cassazione naviga a vista fra la sponda dell’obbligo coniugale e quella della libertà personale (e sessuale) del partner, propendendo per quest’ultima, soprattutto a fronte di richieste prestazioni non convenzionali.  

Gli aristogatti

Non abbiamo sufficiente spazio per esplorare il fantastico mondo della giurisprudenza delle successioni ma vi basti sapere che mi è capitato di seguire una causa per recuperare un’eredità lasciata a un gatto. 

Il micio aveva ereditato niente meno che un pied-à-terre a Parigi (sì, come gli Aristogatti) e una ragguardevole somma di denaro.

Non serve specificare che in Italia è vietato lasciare l’eredità ai propri animali domestici, ma la vecchietta era stata una furbacchiona: aveva lasciato erede la nipote ma aveva onerato il lascito (cioè posto una sorta di vincolo) al soddisfacimento delle esigenze del gatto e al suo mantenimento. Niente dubbi legali, quindi.

 

di Francesca Salviato, avvocato

 

 

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