Dalla malattia alla “benattia”

Nell’India tradizionale, quando un bimbo manifesta l’insorgere di una malattia esantematica, lo si tratta con tutti gli onori. Ogni membro della famiglia va a trovarlo e lui viene servito e riverito, riceve fiori e regali. La malattia del bambino non è percepita come un impiccio o qualcosa di cui liberarsi in fretta: è la visita di una divinità che dona parte della sua intelligenza e forza affinché l’organismo superi con successo la crisi e raggiunga una maturazione organica congeniale allo sviluppo. La malattia, dunque, è una “benattia”, un processo che rigenera il corpo e aiuta a crescere. Possiamo cambiare paradigma e avvicinarci a febbre, morbillo, orecchioni e varicella come a elementi eliminativi e purificanti? Esiste una linea di pensiero che attraversa antichi precetti, come il “Vis medicatrix naturae” di Ippocrate (il potere di normalizzazione dell’organismo attraverso la malattia) per arrivare in Cile al pensiero di Manuel Lezaeta Acharan, autore di “La medicina naturale alla portata di tutti”, e agli studi empirici di Haruchika Noguchi, fondatore in Giappone del Seitai (in italiano significa “terreno normale”). Parliamo di medicina rigeneratrice e malattia con Francesco Santel, papà e cultore della materia, terapeuta sociale e filosofo. “A differenza delle generazioni passate, irretite dalle paure per germi e microrganismi, molti genitori si rassicurano oggi a sapere che i bambini ‘cresciuti nel fango’ sono più robusti e hanno un sistema immunitario più efficiente di quelli cresciuti in ambienti iperigienizzati – dice Francesco Santel -. La capacità di non intervenire al minimo accenno di raffreddore, febbre o tosse, anziché somministrare preparati farmaceutici potenti, è il mezzo più sicuro per garantire una crescita equilibrata. Lasciar lavorare indisturbate le malattie conduce al rinnovo della salute”. Il modello sociale contemporaneo, che richiede efficienza e velocità, e ragioni economiche e di mercato, ha cresciuto la nostra generazione in un ambiente di diffusa ostilità verso le malattie. Allo stesso modo, i sintomi corporei delle malattie sono malvisti, sono percepiti come spiacevoli e spesso insostenibili. “Alle prime avvisaglie si consulta il medico e si corre in farmacia – continua Francesco Santel -, cercando il modo di farle sparire prima possibile, incuranti del danno che arrechiamo, per esempio, allo sviluppo del sistema immunitario, soprattutto nei bambini. Il corpo diventa il campo della nostra spietata battaglia e la psiche cresce assistendo a inutili e spesso drammatici conflitti, divenendo lei stessa vittima di un modo di procedere sbagliato. Il bambino cresce prendendo coscienza del proprio corpo come qualcosa di debole, che deve ricevere continuamente aiuto dall’esterno per sopravvivere, in un mondo di pericoli sempre in agguato”. Qualche esempio pratico? “Gli orecchioni, che si relazionano con lo sviluppo del sistema riproduttivo. Eliminando i sintomi, dolorosi e fastidiosi, con antibiotici, antipiretici e antinfiammatori, si rischia di inibire il processo in corso e ingenuamente determinare una crescita incompleta degli organi genitali stessi. Si dovrebbe piuttosto fare attenzione che i propri bambini non saltellino in giro per la stanza, poiché c’è una stretta relazione tra talloni, testicoli e ovaie. Le malattie e i sintomi sono indesiderati perché siamo abituati a considerarli dannosi, mentre altro non sono che le risposte naturali per tornare alla condizione di equilibrio e sanità. Già Ippocrate sosteneva che curando le infermità senza normalizzare le funzioni organiche si trasforma il ‘poco e semplice’ in ‘molto e difficile’, l’acuto, ancora facilmente curabile, in cronico, di difficile gestione e a volte non sanabile. Nel caso di malattie e ferite comuni, il corpo ha il potere di curarsi da solo, tornando alla sua condizione normale senza interferenze esterne. Se vogliamo agire in questa direzione non dobbiamo far altro che attivare il potere curativo naturale che abbiamo, stimolando le sue funzioni eliminatrici, normalizzando le funzioni digestive e riportando la forza sul nostro asse centrale, cioè la colonna vertebrale, attraverso appropriati esercizi fisici”. Le medicine rigeneratrici, come il Seitai o la Dottrina Termica di Acharan, dicono che non ci ammaliamo per opera diretta di forze estranee (eccetto quando ci troviamo in presenza di radiazioni e altre sostanze tossiche), ma cadiamo ammalati perché il corpo deve continuamente rigenerarsi e ricostituirsi. Cosa significa? “Il corpo deve incessantemente distruggere e smaltire le parti vecchie, specialmente durante l’infanzia e la pubertà, età in cui il processo è più veloce perché l’organismo è in rapida crescita. Questo è un lavoro straordinario, spesso duro e faticoso, che può provocare febbre e dolori e che ha sempre come fine il portare all’esterno, sotto forma di catarri, muchi o pus, ciò che ha superato il livello di accumulo gestibile e che favorisce la prolificazione esagerata dei microorganismi che si nutrono di tali scarti e tossine. I quali, in numero eccessivo, si trasformano da utili simbionti in dannosi parassiti”. Cosa bisogna fare per mantenersi in salute? “L’unico agente curativo è la forza vitale che si mantiene attiva grazie all’elaborazione di sangue puro nell’intestino e tramite l’attività funzionale della pelle, che espleta al contempo la funzione di nutrizione, assimilando direttamente per un terzo l’ossigeno di cui abbisogniamo, e quella di eliminazione, espellendo rifiuti organici e tossine. La pelle è un organo importantissimo, è il nostro terzo rene e terzo polmone. Le medicine rigeneratrici, rispetto alle medicine sintomatiche che tolgono dolori e fastidi, si focalizzano sul fatto che non solo il riprendersi da malesseri o ferite è espressione di salute, ma che l’ammalarsi stesso e tutti i sintomi sono una parte vitale del normale processo di guarigione. Bisogna incrementare il potere curativo del corpo e smettere di identificare la salute con l’assenza di malattie. Poco alla volta si arriva ad accettare che per mantenersi sani in ambienti fortemente inquinati, come le nostre città, è necessario ammalarsi spesso. L’organismo di una persona che non accusa mai sintomi acuti, che non prende mai un raffreddore o un’influenza, manca della sensibilità necessaria per innescare i processi di difesa. Un organismo sensibile possiede difese organiche attive, si ammala anche sovente, ma sempre in misura lieve e facilmente risolvibile”. Dunque il corpo si ammala per curare i problemi che si verificano al suo interno quando superano il limite gestibile. Se assumiamo medicine, se non lasciamo sviluppare le malattie e se non seguiamo i ritmi di riposo richiesti dalla malattia stessa, annulliamo il processo di cura. “Se il processo di recupero viene interrotto, molto probabilmente aumenterà il carico successivo da risolvere e smaltire. Per chi si occupa della normalizzazione delle funzioni organiche e della rigenerazione dell’organismo i nomi delle malattie non hanno molta importanza, mentre si mette il rispetto per la vita e per le sue manifestazioni spontanee davanti a tutto: la vita è qualcosa che scorre, circola, è un flusso che non va interrotto. Laddove si manifestano problemi è questione di ristagni, ostacoli, ostruzioni, coaguli e congestioni che devono essere risolti riportando una buona circolazione dei fluidi vitali e degli impulsi nervosi. In definitiva, la medicina rigenerativa non cura la malattia, ma normalizza la salute. Per affrontare un malessere bisognerebbe anzitutto conoscerne le cause, ma questo è possibile solo se si ha una buona mappa del funzionamento del corpo. Inoltre l’interconnessione delle parti dell’organismo e la loro mutua dipendenza fa sì che questa conoscenza non sia facile e sovente si rischia di porre prima ciò che in realtà è l’effetto secondario di un problema antecedente. Per esempio, se lavoro seduto è possibile che qualche vertebra si affatichi a causa del carico eccessivo che deve sopportare, in questo modo tenderà a irrigidirsi e l’effetto potrà manifestarsi negli organi di cui regola il funzionamento, che a loro volta non funzioneranno più a dovere e porteranno un qualche tipo di problematica da qualche altra parte. Analogamente, se per abitudine passiamo la giornata con lo stomaco troppo pieno, l’anormale sforzo che le vertebre si trovano a compiere per essere schiacciate dalla massa che preme contro una o più di esse, farà sì che il malfunzionamento possa manifestarsi in diverse sedi, anche piuttosto lontane dal luogo dove si origina l’anomalia (e anche spostato nell’ordine temporale): così proveremo un torcicollo al risveglio per un troppo ricco e abbondante pasto serale. Inoltre la nascita di sintomatologie dolorose non è quasi mai il risultato di una sola causa (eccetto traumi da incidenti), ma è quasi sempre riconducibile a più concause. A complicare le cose vi è poi il ruolo svolto dalle emozioni, dai sentimenti e dal sistema nervoso: un innamorato digerisce anche i sassi, mentre un’eccessiva preoccupazione rende difficile digerire i cibi più semplici”.
Per saperne di più
Per approfondire le tematiche trattate dalla medicina rigeneratrice è utile leggere “La medicina naturale alla portata di tutti” di Manuel Lezaeta Acharan, (divulgato in Italia dall’ACNIN e dalla Scuola di Iridologia e Naturopatia “Luigi Costacorta” di Trento). Altri studi discendono da Haruchika Noguchi, fondatore in Giappone dell’associazione Seitai, tradizione che giunge fino a noi attraverso l’opera di Itsuo Tsuda, (tradotta e pubblicata in dieci libri da Luni Editrice). Consigliato infine il più recente libro di Kuniaki Imoto: “Il metodo Seitai, autoguarigione con lo stretching e l’allineamento corporeo” (Mediterranee). Riferimenti sul web sono: www.acnin.it, www.scuolanaturopatia.org, http://valdovaccaro.blogspot.it e en.wikipedia.org/ wiki/Seitai. Francesco Santel è disponibile per rispondere a domande e osservazioni all’indirizzo frasantel@yahoo.it.

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