Fablab. Prima si sogna e poi si realizza

Viola, 11 anni, vuole costruirsi gli orecchini con i LED. Aris, 9 anni, sta pensando a come stampare la statuetta 3D di uno degli scoiattoli ninja che ha disegnato. Margherita vuol fare un corso per imparare a programmare le sue app. Gli ultimi millennials eccoli qui, la prima generazione globale, 80 milioni di kids & toddler diversi dal passato perché sempre connessi e in relazione tra loro. Ragazzi tecnologici che non disdegnano i valori tradizionali, che hanno sfatato tutte le catastrofiche previsioni sul mutamento sociale indotto dall’avvento di social network e nuovi media, che non sono ribelli né consumisti a priori, che amano la collettività e la condivisione. Jeffrey Sachs, economista della Columbia University, ne parla come il vero motore di cambiamento. “Quando i millennials entreranno in politica – scrive – riusciranno a cambiare la società ricostruendola non sul consumismo ma sull’umanesimo responsabile”.

C’è un posto tutto millennials, a Torino. È bellissimo ed è unico nel suo genere, in Italia, anche se altri ne sono nati o stanno nascendo. Si trova a ridosso della ferrovia e stupisce per il suo aspetto a metà tra centro sociale, futuro post bellico, spazio di co-working e officina meccanica. È il Fablab. Tenete a mente questo nome, perché lo sentirete menzionare sempre più spesso. Qui si riuniscono i makers, i nuovi artigiani digitali. Qui si trovano macchinari industriali altrimenti inaccessibili, utilizzabili in condivisione anche da chi non li conosce grazie al supporto degli altri makers. Stampanti 3D e cutter laser, frese e plotter. “Quando i bambini entrano al Fablab – dice Massimo Potì, che si occupa dei laboratori Fablab for Kids – si domandano ovviamente cosa sono venuti a fare. Io tiro fuori questa (un’ascia gigante bipenne che nasconde un’anima da cosplayer) e dico: se volete costruirvi da soli un oggetto del genere, qui lo potete fare”. Le persone che danno vita al Fablab hanno nell’anima questo: scambiare conoscenza e costruire. Tutto. Il fotobioreattore che campeggia all’ingresso è solo un esempio, ma si va dal corso di modellamento della tavola dello skateboard all’assemblamento di una BoomBox, dal corso per la guida dei droni alla conoscenza dell’elettricità senza prendere la scossa. E le cose nascono, prima come idea, poi come progetto, poi come oggetto vero e proprio.

“Rispetto a un centro di ricerca – dice Davide Gomba, titolare di Officine Arduino e uno dei fondatori di Fablab – qui sviluppiamo un rapporto consapevole con la tecnologia. Impariamo a metterci le mani sopra, a capire, a riparare, a rifiutare l’idea dell’usa e getta e dell’obsolescenza programmata. Telefonini e tablet non sono più scatole magiche che rendono non necessario capire, non utile imparare. Qui spieghiamo che ciascuno, anche i bambini, possono riparare il proprio giocattolo rotto. Di più: possono anche inventare e costruire il loro giocattolo unico. L’atteggiamento è attivo e creativo, si impara a fare, magari sbagliando, sapendo che si può e si deve provare e riprovare, rifiutando l’idea dell’errore irrimediabile”. I laboratori del Fablab for Kids sono organizzati al sabato mattina in via Egeo 16, in gruppi eterogenei di 25 bambini. Join us! http://fablabtorino.org

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