Gaia Hubs, il villaggio al servizio delle famiglie

da | 27 Set, 2022 | Lifestyle, Persone

Gaia Hubs nasce a Milano ed è un aggregatore di servizi per sostenere la genitorialità puntando sulla socialità locale

E se, per sostenere davvero i genitori e le famiglie e liberare tempo prezioso dall’affanno quotidiano, si seguisse la strada del buon senso popolare racchiuso nel proverbio “per crescere un bambino serve un intero villaggio”? Parte da questa intuizione Gaia Hubs, un innovativo progetto di sostegno alla genitorialità che sta nascendo a Milano e che mira alla ri-creazione di quell’insieme di relazioni e alleanze oggi purtroppo andato perduto. 

Hub di quartiere

Si tratta di un aggregatore di servizi con spazi fisici distribuiti sul territorio. “Dei veri e propri hub di quartiere nei quali le famiglie possono trovare il villaggio di cui hanno bisogno”, ci racconta Lia Calloni, ideatrice e fondatrice di Gaia Hubs. 

Il progetto è nato a partire dalla sua esperienza di mamma di tre bambine e di ingegnere industriale. “Al principio c’è stata la mia prima maternità: mi sono resa conto di quanto sia difficile per un neo-genitore avere accesso a tutte le informazioni e alle risorse utili. Al rientro al lavoro, dopo la seconda maternità, mi sono resa conto ancora di più della fatica esagerata chiesta ai genitori. Servirebbe davvero il famoso villaggio. E, invece, siamo soli”. 

Da qui, l’idea: applicare il metodo da ingegnere per provare a migliorare i processi che stanno dietro all’essere genitori oggi.

“Il primo step? I genitori hanno bisogno di trovare tutto insieme. Se diamo alle persone dei luoghi fisici dove c’è tutto quello di cui hanno bisogno, le aiutiamo a liberare tempo prezioso da dedicare alla cura dei figli e a sé stessi.

Luoghi che siano belli e utili, che funzionino bene, che i genitori possano frequentare insieme ai bambini e ad altre famiglie. Siamo davvero tutti troppo stanchi. E la pandemia ha reso evidente quanto la socialità locale sia fondamentale”.

Servizi, consulenze e convivialità

Ecco, allora, gli hub di quartiere: qui i genitori potranno trovare informazioni utili e la consulenza di esperti, servizi ad hoc legati alla genitorialità, corsi per aiutare bambini e adulti a esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Ma anche luoghi da frequentare liberamente ogni giorno e con un’offerta di cibo family-friendly. “Immaginiamo gli hub come degli spazi nei quali si possa mangiare, con il cibo vissuto non come puro servizio, ma come occasione di convivialità e di creazione di relazioni”, continua Calloni.

Che sottolinea, poi, come i Gaia Hubs abbiano, tra i propri obiettivi, anche quello di dare una casa ai professionisti che si occupano di maternage e genitorialità. Gli stessi che, in assenza di un luogo fisico nel quale poter esercitare, rischiano di veder dispersa la loro competenza, richiestissima dalle famiglie. 

Gaia on the road

Gaia Hubs è nato quando Lia Calloni, nel 2019, ha dato le dimissioni dal proprio lavoro per dare spazio alla creazione del progetto, accompagnandolo con un Master MBA Executive.

Nel frattempo, è nata la sua terza bambina e la pandemia ha rimescolato piani e tempistiche, ma ha portato anche sulla sua strada altri soci: Davide Pigozzi, ingegnere e papà di stanza a Londra, e Paola Zagaria, anche lei ingegnere.

Lo scorso giugno Gaia Hubs si è presentata ufficialmente al pubblico con Gaia On The Road, tre giorni nella bella location di Mare Culturale Urbano, a Milano, con un denso programma di incontri, dibattiti informativi, spazi gioco per i bambini.

Hanno partecipato più di 500 persone. Un’occasione per raccogliere idee e capire, parlando direttamente con le famiglie, come e se il progetto possa funzionare.

“Sono state tre giornate magnifiche, si è creato un clima di grande benessere, accoglienza e serenità. Le famiglie hanno trascorso delle ore spensierate, ciascuna secondo il proprio sentire. I bambini hanno esplorato a volontà gli spazi su misura per loro e si sono concentrati nelle attività dei diversi laboratori”.

Prossimo passo: creare il primo Gaia Hubs reale sul territorio dando così vita a un modello che possa poi essere esportato e replicato ovunque.

“Abbiamo provato a immaginare una cosa che prima non c’era e che possa essere davvero utile. Se davvero serve un villaggio per crescere un bambino, allora è arrivato il momento di crearlo insieme, quel villaggio”. 

mare culturale urbano

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