Guardiamoci negli occhi

Essere tempestivi ed efficaci, quando si parla della salute dei nostri bimbi è importante, ma non è sempre facile, soprattutto quando sono molto piccoli e non sanno dirci come, dove e cosa dà loro fastidio. Oggi parliamo di occhi e lo facciamo con il dottor Matteo Vitale Brovarone, oculista presso l’Ospedale Gradenigo di Torino, giovane papà che ogni giorno visita tantissimi bambini.
Cominciamo con l’amletico dubbio: quando svolgere la prima visita oculistica per nostro figlio? “Consiglio una visita a due anni per tutti i bambini. Ovviamente la visita va fatta prima in presenza di sintomi segni oculari evidenti o di familiarità positiva per gravi patologie oculari derivanti dall’eredità familiare, come il glaucoma congenito, la retinopatia pigmentosa a esordio precoce e il retinoblastoma”. Quali sono i possibili campanelli d’allarme? Ovvero, fatto salvo lo standard dei due anni di età, quali sono i segnali che devono spingere un genitore a richiedere una visita oculistica più precocemente? “La presenza di strabismo, cioè un occhio storto alla nascita o nei primi mesi di vita, con un angolo di deviazione costante o variabile nel tempo. Può avvenire – spiega il dottor Vitale Brovarone – nel corso della giornata o in rapporto a stati di malessere generale, anche soltanto febbre e affaticamento. Ma ci sono numerosi altri campanelli d’allarme: per esempio movimenti caotici e incoordinati degli occhi, come anche il sospetto di una scarsa vista mono o bilaterale. Potete accorgervene se notate posizioni anomale del capo ricorrenti nel tentativo di vedere o di fissare persone e oggetti. Possono verificarsi anche eccessive difficoltà di orientamento e movimento nell’ambiente, da valutare e relativizzare in base all’età dei bambini”. Ci sono bambini che fin da piccolissimi sono più soggetti di altri a lacrimazioni abbondanti e congiuntiviti. Come comportarsi in questi casi? “Una lacrimazione continua e profusa, spesso da un occhio soltanto, è possibile espressione di occlusione congenita del dotto naso-lacrimale. Le congiuntiviti non vanno trascurate, soprattutto se ricorrenti, anche in assenza di quella secrezione purulenta che si rapprende sulle ciglia. Altri segnali cui prestare attenzione sono la fotofobia, cioè il fastidio persistente alla luce, naturale o artificiale, e la leucoria, cioè un riflesso biancastro della pupilla, possibile segno di gravissima patologia oculare. E, naturalmente, i trauma oculari di qualsiasi entità. Dunque anche quelli modesti e che non sembrano causare danni: è bene che siano valutati nella giusta sede e con la dovuta attenzione”. Ci racconta come avviene la visita oculistica dei bambini? “Le visite per i bambini devono avvenire in un ambiente il più possibile rilassato, con poco dell’ospedale e molto della stanza dei giochi. Le temute “goccine” di atropina o i colliri non sono più necessarie: attese, pianti e visione offuscata nelle ore successive alla visita sono un ricordo dei tempi andati. La prima parte del controllo spesso avviene senza che il bimbo se ne accorga: una prima osservazione del comportamento visivo del piccolo nell’ambiente può fornire elementi utili per escludere o sospettare una patologia oculare o un difetto di vista”. Seguono alcuni semplici rilevamenti oggettivi, che non richiedono collaborazione da parte del bambino e cercano di limitare al massimo l’uso di strumenti che necessitano la collaborazione e una immobilità che il bambino difficilmente riesce a garantire. “Gli esami soggettivi a quest’età consistono essenzialmente nella verifica del senso cromatico, cioè nella percezione dei colori, della stereopsi, ovvero la percezione della profondità, della tridimensionalità degli oggetti e, da ultimo, nella misurazione della vista. In età prescolare è spesso possibile stimare ‘quanto vede’ il bambino con metodiche quali la visione preferenziale, le E di Albini, i disegni di Pigassou; soprattutto è possibile escludere l’ambliopia, cioè la presenza di un occhio pigro”. Ci spiega meglio cos’è l’occhio pigro? “Sono solito dire ai genitori che se loro figlio ha difficoltà a camminare con un piedino è difficile non accorgersene, ma se un bambino sta usando per vedere un occhio soltanto è pressoché impossibile notarlo, anche per il genitore più accorto”. Per questo servono le visite di screening “a tappeto” entro i primi due anni di vita. “Un occhio pigro è un occhio anatomicamente sano, che a causa di un difetto visivo o di uno strabismo non sta sviluppando efficaci collegamenti neuronali con la corteccia visiva. La fase plastica di sviluppo dell’apparato visivo termina a circa dieci anni di vita. Oltre tale data, la riabilitazione dell’occhio pigro, che avviene solitamente con la prescrizione di un occhiale adeguato, con l’occlusione dell’occhio sano (una benda sull’occhio ‘buono’ per sviluppare la vista in quello rimasto indietro) e talvolta con la correzione chirurgica dello strabismo, purtroppo non serve più a nulla”. Se i genitori sono miopi, c’è da temere maggiormente i difetti di vista per i figli? “Ai genitori medio-miopi suggerisco, in accordo con quanto detto in precedenza, una visita oculistica dei bambini quanto prima. La miopia non è guaribile, se non con l’opportuno intervento chirurgico correttivo che si fa dopo la maggiore età. È, viceversa, diagnosticabile e correggibile fin da piccini, per consentire un corretto sviluppo dell’apparato visivo. Dunque, prima si comincia meglio è”.

In caso di emergenza

L’unico Pronto Soccorso Oculistico regionale sempre aperto è quello dell’Ospedale Oftalmico di Torino, in via Juvarra 19 (tel. 011 5661566). L’unica manovra efficace che i genitori possono effettuare in caso di necessità di pronto soccorso oculistico è l’abbondante e immediato lavaggio con acqua corrente in seguito a una esposizione accidentale ad acidi o alcali, seguito da tempestiva visita oculistica. Per tutto il resto è necessario affidarsi allo specialista e non al farmacista: l’uso di colliri non corretti, soprattutto in età pediatrica, è sconsigliato per la possibilità di numerosi effetti collaterali, anche gravi.

[Lucia Bonelli]

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