Il Canto Carnatico

Utilizzare il canto per accompagnare i momenti più significativi della propria vita e per cercare di affrontarli nella maniera migliore. Arriva dall’India del Sud il Canto Carnatico, appreso da Frédérick Leboyer, ginecologo francese guru del parto dolce, durante un viaggio in Asia e subito portato in Europa, dove è diventato utile strumento per vivere appieno l’esperienza del parto.

“Ho conosciuto Leboyer durante l’attesa del primo dei miei tre figli”, racconta Elisa Binotti, insegnante di yoga che a Torino conduce lezioni per donne in gravidanza (www.yogasangha.it). “Nel 2007 ho iniziato a seguire i suoi stage per approfondire la conoscenza degli esercizi di Tai Chi Chuan e di Canto Carnatico che preparano la donna a un parto sereno. Dopo alcuni anni fu proprio Leboyer a chiedermi di trasmettere l’insegnamento del Canto Carnatico come esercizio e supporto in gravidanza e durante il travaglio”. Elisa segue il metodo di preparazione al parto attivo di Janet Balaskas. “Lo yoga è uno strumento meraviglioso per coltivare l’ascolto: attraverso concatenamenti di posizioni del corpo si induce uno stato di rilassamento che calma il respiro e permette di approfondire il contatto con la terra. A fine lezione, con il corpo più libero, invito le donne ad assumere una posizione comoda, in cui le ginocchia siano saldamente ancorate a terra, e iniziamo le vocalizzazioni”.

“In India – spiega Lucrezia Maniscotti dell’Accademia Sangam di Milano – la musica carnatica è il sistema musicale classico originario del Sud. Pare uno dei più antichi al mondo ed è noto per la precisione ritmica, per l’utilizzo dei semitoni e per la particolare tecnica di emissione vocale. La musica carnatica si basa sulla combinazione di raga (successione di note ascendenti e discendenti che producono un “sapore”, una sorta di melodia) e tala (il ciclo ritmico) ed è largamente devozionale. L’apprendimento, che dura parecchi anni, avviene per trasmissione diretta da maestro ad allievo, è basato su una serie di esercizi di solfeggio che poi sfociano in studi di composizioni semplici”.

Il Canto Carnatico è molto utile fin dai primi mesi di gravidanza: affina la consapevolezza della respirazione addominale, così importante in questo periodo, ma non sempre facile da trovare a causa della comune tensione della muscolatura.
Naturalmente il canto agisce anche sulla gola, perché è attraverso il suono che possiamo divenire consapevoli della sua qualità di rilassamento. È importante che questa zona sia libera dalla tensione per far sì che il canale del parto possa beneficiarne.

Gli esercizi di Canto Carnatico si eseguono seguendo il suono della tampura, strumento tradizionale indiano. Il suono sorge sempre da uno stato di silenzio e ritorna al silenzio: tutto sta nel riconoscimento della pausa.” “È un momento importantissimo – continua Elisa – perché è la stessa che la donna vive tra una contrazione e l’altra. C’è sempre una pausa, anche immediatamente prima della nascita, per questo imparare a conoscerla significa poterne approfittare appieno, stando in ascolto, così da ricaricarsi e rigenerarsi durante il travaglio”. La posizione della bocca che regola l’uscita dell’aria viene modificata a seconda della vocale che si emette, e questo produce, come per le posizioni dello yoga, effetti diversi sul corpo e sulla mente. La posizione del corpo può essere cambiata, durante la pratica in gravidanza e così pure durante il travaglio, adattandola alle esigenze del corpo. “Il canto può essere un potente strumento per affrontare il grande viaggio del parto, un mezzo che richiede inizialmente l’apprendimento di una tecnica che, una volta acquisita, potrà essere abbandonata dalla donna che potrà partire da sé. Una volta imparato a riconoscere il proprio tono si può trovare, nel tempo, quella nota che sarà strumentale per attraversare le onde oceaniche del parto: la nota che potrà cantare durante il travaglio per assecondare le contrazioni e che il compagno e le ostetriche potranno seguire per sostenere e dare forza”.

Il Canto Carnatico è utile per vincere il timore della voce, così che chi non è abituata a usarla può, mediante gli esercizi, conoscerla per lasciarsi andare e farne uno strumento, forte dell’energia del gruppo che in cerchio, unito, entra in un contatto molto profondo. Dal silenzio si procede con le vocalizzazioni verso un suono sempre più intenso, fino a tornare al silenzio. Si parte da una “m” sussurrata, che introduce le note della scala indiana; si prosegue poi con la “a” la vocale più semplice, a cui segue la “e”, poi la “o” che porta alla “i”, la vocale più difficile dove la donna deve usare la gola col giusto sforzo. Si ritorna alla “u” per concludere col sussurro della “m”, come si è iniziato. Il Canto Carnatico è prezioso strumento anche nella relazione madre-bambino della prima infanzia: il piccolo impara a riconosce i suoni e sentendoli si tranquillizza. Allo stesso tempo, la mamma può rimanere concentrata sul respiro e sull’ascolto di se stessa e del bambino. Anche il momento coccole e massaggi è perfetto per questo canto, perché aiuta il bebé a rilassarsi e ad addormentarsi pacificamente.

[Alfonsa Sabatino]

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