Il divorzio breve

Dopo il cosiddetto “divorzio semplificato”, entrato in vigore lo scorso novembre – che ha previsto la facoltà di separarsi e divorziare ricorrendo allo strumento della negoziazione assistita (di fatto, in buona sostanza, introducendo una procedura molto più snella, senza peraltro intaccare il decorso obbligatorio dei tre anni tra una procedura e l’altra), finalmente è la volta del “divorzio breve”.

Dopo 45 anni dalla legge 898 del 1970 che ha introdotto in Italia il divorzio, e dopo 41 anni dal referendum abrogativo del 1974 (ove il fronte dei NO ha vinto con una percentuale del 59,3%), il 6 maggio 2015 è stata promulgata la legge 55: “Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi”. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’11 maggio ed è entrata in vigore il 26 maggio.

Ecco i punti chiave della riforma. In caso di separazione giudiziale, bastano dodici mesi (decorrenti dalla comparsa dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale) per avviare la procedura di divorzio. In caso di separazione consensuale, il termine si riduce addirittura a sei mesi (si presume, anche se non specificato nella legge, che detto termine decorra anche dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto tramite la negoziazione assistita ovvero concluso davanti all’ufficiale dello Stato Civile). In entrambi i casi, naturalmente, dovrà trattarsi di separazione che si è protratta ininterrottamente, appunto, per sei o dodici mesi. Queste regole si applicano indipendentemente dalla presenza di figli minori o meno. La comunione legale fra i coniugi si scioglie nel momento in cui il Presidente del Tribunale li autorizza a vivere separati, ovvero nel momento in cui le parti sottoscrivono il verbale di separazione (laddove, fino a oggi, si scioglieva solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione). Infine, agli ufficiali dello stato civile (ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione sull’atto di matrimonio) viene inviata l’ordinanza che autorizza i coniugi a vivere separati.

Cosa importante è che queste nuove disposizioni si applicano anche alle procedure pendenti alla data del 26 maggio: il che significa che i nuovi termini si applicano alle domande di divorzio proposte dopo l’entrata in vigore della legge anche se a tale data è ancora pendente il procedimento per separazione che ne costituisce il presupposto. E se l’Avvenire boccia la novità, definendola un “incivile traguardo” e prevedendo che “di questo passo, sarà la volta della legge che permetterà l’addio istantaneo via sms incrociato, tutt’al più inviando contestualmente una mail all’ufficio anagrafe”, c’è anche chi, pur dichiarandosi soddisfatto perché finalmente l’Italia si allinea all’Europa in materia di diritto di famiglia, già auspica in futuro un’abolizione tout court della separazione. Ci vorranno altri quaranta anni o saremo più rapidi? Staremo a vedere.

[Francesca Galdini]

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