Il Parto Positivo, tra hypnobirthing e neuroscienze

Parto Positivo significa preservare la meraviglia della nascita, e in molti paesi é considerato un diritto a un buon inizio per mamma e bambino

Un parto positivo è possibile e dovrebbe essere normale. È questo il motto de Il Parto Positivo, programma di formazione per coppie in attesa che fonde basi neuroscientifiche con la pratica diffusa nel mondo anglosassone dell’hypnobirthing.

Eppure se guardiamo alle storie di parto di amici e conoscenti o all’immaginario che ci propongono film e serie TV, un parto positivo sembra ancora essere un miraggio per molti. Ma che cosa rende un parto un’esperienza davvero positiva e che cosa viene fatto nel nostro Paese per garantire a mamma e bambino il diritto a un buon inizio?  Lo abbiamo chiesto a una delle sue fondatrici, Cecilia Antolini. 

La comunità del Parto Positivo

Fondato da Cecilia insieme a Silvia Dalvit Menabé, Il Parto Positivo nasce in modo spontaneo come un blog in cui le due formatrici ed esperte di educazione perinatale sentivano l’urgenza di condividere informazioni e considerazioni su parto e maternità. Una piattaforma che ha riscontrato un vivo interesse, portando in breve tempo, tramite il tam-tam di mamme e professionisti perinatali, questa comunità a crescere in maniera considerevole (a oggi la sola pagina Facebook conta oltre 28mila follower).

Oltre alla condivisione online, Il Parto Positivo si è articolato per offrire laboratori di preparazione al parto rivolti sia ai futuri genitori che ai professionisti perinatali per preparare, come spiegano loro, a “un parto e una vita da genitore positivo”. 

L’hypnobirthing

Ma che cos’è l’hypnobirthing, una pratica i cui echi cominciano a giungere anche in Italia, e che cosa c’è di scientifico in questo approccio? “L’hypnobirthing nasce vent’anni fa in America come corso preparto rivoluzionario che comprende elementi di leggera autoipnosi e pratiche di rilassamento e consapevolezza,” spiega Cecilia. “Da allora si è diffuso a macchia d’olio nel mondo anglosassone, anche grazie alla sua comprovata efficacia nell’offrire alle donne strumenti concreti di gestione del parto. Oggi fa ufficialmente parte delle opzioni offerte nei reparti di maternità dalla sanità pubblica inglese ed è insegnato e praticato in diverse scuole nel mondo”.

Un approccio che Cecilia e Silvia hanno abbinato alle più recenti scoperte nel campo delle neuroscienze, per aiutare il genitore ad appropriarsene in modo profondo e razionale e a elaborare strumenti e consapevolezze non solo per il parto ma anche per la vita con il bambino. 

La missione del Parto Positivo

La missione de Il Parto Positivo è di aiutare i genitori a capire che cosa succede al momento del parto nel corpo e nel cervello di mamma, bambino e anche del papà, per poter sviluppare atteggiamenti efficaci e aspettative realistiche, offrendo loro un bagaglio di informazioni concrete e basate su evidenze scientifiche.

“Il dualismo mente/corpo ci ha abituati a pensarli come due cose distinte. Falso! Noi siamo un corpo e un cervello, intimamente connessi. Riappropriarsi del nostro essere corpo e mente è il primo passo per usarli entrambi al massimo delle loro potenzialità, un concetto che ci torna estremamente utile al momento del parto,” spiega Cecilia.

hypnobirthing

Da dove arriva la paura del parto?

La paura del parto è spesso profondamente radicata nel nostro immaginario inconscio e le immagini che ne vediamo parlano in maniera diretta al nostro cervello. Nei film, spesso i parti sono delle vere e proprie emergenze, eventi precipitosi in cui le acque si rompono e la macchina parte sgommando. La scena solitamente continua mostrandoci una partoriente urlante semisdraiata sul lettino (una posizione poco fisiologica per il parto, ci fa notare Cecilia) in un ambiente tutt’altro che sereno e raccolto.

“Ognuna di noi ha visto questo tipo di scene fin da bambine e il nostro cervello le ha assorbite senza quasi metterle in discussione. Quelle immagini di parto andavano a stratificarsi ai racconti delle nostre mamme, passate con molta probabilità dalle mani dell’ostetricia aggressiva degli anni Ottanta. Quello che non sapevamo, è che a quel database mentale avremmo attinto, in anni futuri, al momento del nostro parto”.

Andare oltre 

Superare questo immaginario inconscio è il primo passo per cominciare a fidarsi del proprio corpo e della nostra capacità di “cavalcare le onde”, una similitudine che Cecilia e Silvia amano usare per descrivere il lavoro che il corpo fa durante il travaglio. Così come le immagini, infatti, anche le parole che usiamo hanno un peso decisivo nell’influenzare la nostra idea di parto.

L’Organizzazione mondiale della sanità parla chiaro: un parto rispettato e positivo è un’esperienza fondante e fondamentale sia per la mamma che per il bambino, in termini ormonali, emotivi e psicologici, che può avere ricadute positive su attaccamento mamma-bambino, umore materno e allattamento.

E in Italia?

In questo senso, qual è la situazione attuale in Italia? “Purtroppo non sembra si possa dire che esista UNA situazione in Italia. Ogni singola regione e città, se non addirittura ogni singolo ospedale, sembrano realtà a sé, con picchi di eccellenza e luoghi ancora ben lontani dall’applicare le linee guida dell’OMS,” prosegue Cecilia.

“Per esempio, secondo l’OMS, il tasso di cesarei e induzioni non dovrebbe essere superiore al 10-15%, mentre alcune regioni italiane si sfora la soglia del 40%”. Un dato interessante, sempre secondo l’OMS, è che quando il tasso di cesarei in regioni in via di sviluppo raggiunge il 10%, vi è un calo in mortalità materno-infantile, mentre questo non si riscontra quando si sale oltre il 15%. Come a dire: più cesarei non vuol dire più vite salvate.

Cecilia ha le idee chiare su quello che vorrebbe vedere cambiare per garantire a sempre più famiglie un parto positivo in Italia: “Vorrei vedere estesa a tutto il territorio nazionale la reale possibilità di scegliere dove partorire tramite il servizio pubblico, che comprenda non solo gli ospedali, ma anche le case maternità e l’assistenza ai parti a domicilio rimborsata”, una scelta, quest’ultima, attualmente disponibile solo in alcune regioni, tra cui il Piemonte.

Una strada verso il cambiamento

Nel frattempo, Il Parto Positivo sta già portando il suo contributo per aprire la strada al cambiamento: il primo obiettivo al quale stanno già lavorando è quello di mettere a disposizione i loro strumenti a tutte le coppie che ne vogliano fare richiesta attraverso una rete capillare di referenti certificate presenti prima in tutte le Regioni e poi in tutte le città italiane. L’augurio di Cecilia è quello di vedere crescere sempre più l’onda dal basso di mamme, papà e professionisti che si battono per recuperare, riscoprire e preservare la meraviglia della nascita prima e della vita da genitori poi.

Articolo scritto da Ilaria Lanzoni

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