Journaling: i mille modi di scrivere un diario

Scrivere un diario. Per prendere le distanze, per trovare un contatto profondo con sé, per tenere traccia del vissuto, per stare meglio con se stessi

Se hai sempre una chiara percezione e consapevolezza delle tue emozioni, questo articolo non è per te. Se riesci a ritagliarti ogni giorno uno spazio per riflettere sulle esperienze che vivi, non continuare a leggere. Se non hai la sensazione che il tempo ti scavalchi, di rincorrere pezzi, di essere travolto dalle cose che ti coinvolgono perdendo, a tratti, il senso e il piacere di farle, passa oltre, volta pagina.

Perché qui si parla di una pratica, il journaling, ovvero il tenere tracce quotidiane di fatti ed emozioni personali. Aiuta a portare chiarezza nel vissuto interiore, a riflettere su ciò che accade durante il giorno. Si tratta, prima di tutto, di un’azione che permette di riprendersi un po’ di tempo e qualche spazio.

E’ il tempo di ascoltarsi, di porsi domande e lo spazio per ricordare, desiderare e stare con sé, tra passato, futuro e presente. E di farlo ricorrendo a diversi linguaggi, spesso intrecciati tra loro.

I diversi modi di fare journaling

Fare journaling è simile allo scrivere un diario ma è anche molto di più. Nel mondo anglosassone e, in particolare, nelle professioni che si occupano di crescita personale, queste parole indicano una pratica espressiva.

Comprende diverse forme e linguaggi, verbali, visivi o materici con i quali mettere su carta il proprio vissuto quotidiano.

Illuminante e ispirante, a questo proposito, è il progetto 12 journalsproject di Micaela Terzi, life coach e business coach, che da anni propone il journaling come metodo di crescita personale, creativa e professionale. Questo progetto, gratuito e disponibile sul sito della Terzi, www.thepapercoach.it/il-nuovo-12-journals-project, propone un percorso di conoscenza dei diversi modi di fare journaling.

Ci sono il quaderno delle emozioni, il diario dei sogni, il manifesto, il taccuino anarchico, il diario delle idee, il family journal e molti altri.

Dodici tipologie per un intero anno di sperimentazione del journaling per poi, chissà, arrivare a trovare il modo o i modi più congeniali a ciascuno.

Raccontare significa curarsi

Raccontare e raccontarsi (in modo privato almeno in un primo momento, non per condividere subito sui social) attraverso parole e immagini è un atto di cura di sé.

Infatti, ogni volta che rappresentiamo ciò che viviamo ci muoviamo nella direzione di ricerca di senso, e trovare un significato è uno degli ingredienti della felicità, come dice il sociologo Jonathan Haidt nel libro “Felicità: un’ipotesi. Verità moderne e saggezza antica”.

“Bisogna ricorrere alle parole. Perché le parole ci aiutano a creare una storia che ha un senso. Se si è capaci di scrivere la propria storia, si raccolgono i frutti della riconsiderazione cognitiva (insieme all’agire diretto, una delle due modalità per uscire dalle avversità), anche anni dopo un evento.

Si può chiudere un capitolo aperto della propria vita, che ancora condiziona i nostri pensieri e ci impedisce di andare avanti verso una storia più ampia.

Non importa che fossimo o meno preparati quando il colpo è arrivato. A un certo punto, anche mesi dopo, tira fuori un pezzo di carta e mettiti a scrivere.

Anche solo un quarto d’ora al giorno, per molti giorni di seguito. Non ti correggere, non ti censurare; non preoccuparti della grammatica e della sintassi; continua a scrivere.

Scrivi cosa ti è successo, come ti senti e perché ti senti così. Non imporre un ordine ai pensieri. Quell’ordine, col tempo, emergerà da sé.”

Dare voce all’Io

Come insegnano i docenti della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR), scrivere di sé ogni giorno permette di dare voce alla molteplicità dell’io, alle diverse voci e identità che abbiamo in noi e che è importante riconoscere e rispettare.

E permette di veder scorrere sulla pagina le dimensioni temporali che caratterizzano ogni essere umano.

Il nostro presente, ma anche il passato e il futuro: quanto viviamo ancora in ciò che accadde tempo fa, per nostalgia, per trauma o per altri motivi.

E se ci muoviamo comodi nell’oggi, dove vogliamo andare, quali desideri e sogni abbiamo per il futuro?

Scrivere ogni giorno è una buona abitudine che, come tutte le buone abitudini, ha bisogno di ritmi, continuità e ritualità. Lo dice in modo convincente Julia Cameron nel suo libro “La via dell’artista”.

Tre pagine al giorno

Suggerisce di scrivere “le tre pagine del mattino”, di farlo appena svegli, prima di iniziare la giornata di lavoro, impegni e incontri.

Che cosa scrivere in queste tre pagine? Tutto quello che vuoi, nella forma che desideri, con massima libertà di stile, tema. E tono: valgono i lamenti, le ossessioni, le invettive, valgono i puntini di sospensione, le idee folli, i sogni di vacanze, le domande senza risposta, i dettagli, vale tutto.

Con due indicazioni precise: non rileggere se non dopo tre mesi dall’inizio della pratica e farlo ogni giorno, possibilmente nello stesso luogo, senza distrazioni o interruzioni.

Questo è un tratto in comune, per tutti coloro che, a vario titolo, consigliano questa pratica.

Stabilite un rito, può essere una tazza di tisana, di caffè, un angolo del divano e un tempo dedicato. O, se non potete conservare tempi e spazi uguali, una canzone da ascoltare prima di mettersi a scrivere…

Insomma, entrare morbidamente nella pagina e poi starci, per un tempo (quindici minuti) o per uno spazio (tre pagine).

I benefici? Moltissimi: si coltiva un contatto profondo con sé, ci si può conoscere meglio, perché ciascuno di noi ha una vita interiore e inconscia in costante evoluzione, che richiede ascolto e attenzione.

Si può dare spazio alla percezione degli altri sulla pagina e dei rapporti con loro: famigliari, amici o colleghi.

Si apre uno spazio di pensiero progettuale, lavorativo o personale; si può riflettere su ciò che ha causato rabbia, dolore o incomprensione intorno a noi.

Ci si ricorda dei propri valori e dei propri sogni; si può respirare e dare priorità in sintonia con il nostro modo di essere.

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Piccoli passi avanti

Scrivere ogni giorno è anche una pratica interessante da un punto di vista professionale, come afferma Teresa Amabile, docente alla Harvard University, che ha condotto una ricerca sui professionisti impegnati nello sviluppo di un progetto di lavoro o creativo e che hanno scritto una pagina al giorno sull’avanzamento del progetto e sulle loro sensazioni e idee in proposito.

La ricerca è durata nove mesi e ha coinvolto più di duecento persone, producendo diversi risultati interessanti e tra questi uno particolare che ha portato la Amabile a scrivere il libro “The Progress Principle: Using Small Wins to Ignite Joy, Engagement, and Creativity at Work”.

È la consapevolezza dei piccoli passi avanti, anche impercettibili, legati al fare oltre che ai risultati, che permette di raggiungere i grandi traguardi.

Ecco, se questo vale per il lavoro, forse vale anche per la vita, i viaggi, le relazioni. Scrivere, inoltre, è un’azione e, se correlata a qualcosa che vogliamo cambi o entri nella nostra vita, può essere la prima che facilita quelle pratiche organizzative, concrete.

E’ il primo atto verso la realizzazione di un sogno, la cura di un dolore, la partenza per un viaggio.

Consigli di lettura

Tre libri che ispirano modi molto diversi di fare journaling:

Keri Smith – Distruggi questo diario
Dominique Loreau – L’arte delle liste
Ryder Carrol – Il metodo Bullet Journal. Tieni traccia del passato, ordina il presente, progetta il futuro

Tre libri sulla scrittura diaristica, autobiografica e a favore della creatività, nella vita:

Julia Cameron – La via dell’artista
Duccio Demetrio – Raccontarsi, l’autobiografia come cura di sé
Christian Scharf – Scrivere giorno dopo giorno

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