Meglio avere la stessa ostetrica in gravidanza, durante il parto e dopo

Prima, durante e dopo il parto. Essere seguiti dalla stessa persona di fiducia in tutte le fasi della gravidanza, inclusa la nascita e il post parto, è un valore che, purtroppo, in Italia non è riconosciuto. “La continuità assistenziale ostetrica (o assistenza one to one) è stata introdotta in Inghilterra nel 1993 – dice Laura Sartorio, dottoressa ostetrica del centro Vitalart.it – con l’obiettivo di garantire alle donne e alle famiglie un’unica figura di riferimento. Studi e ricerche hanno evidenziato che questo tipo di assistenza dà migliori risultati: meno patologie, diminuzione della morbilità e della mortalità materna-neonatale, aumento dell’attività di prevenzione e maggiore soddisfazione per le donne”.

Come si sceglie l’assistenza giusta? “La nascita di una nuova vita è un processo naturale che non si può separare dall’aspetto relazionale ed emotivo. Quando scegliamo chi si prenderà cura di noi, normalmente consultiamo più di un professionista e decidiamo non solo in base alle capacità professionali, ma anche per la fiducia che ci ispira la persona o per la capacità di coglierci come individui. Questi bisogni si amplificano prima, durante e dopo il parto. Numerosi studi confermano che, per ottenere dei buoni risultati in termini di salute psicofisica, la valutazione clinica ostetrica non può prescindere dalla storia personale di tutti i soggetti che ne fanno parte: madre, padre e neonato. L’assistenza in questi termini consente, attraverso un rapporto di fiducia e conoscenza, l’individuazione precoce di situazioni potenzialmente a rischio e la pianificazione dell’assistenza”.

Cosa accade oggi in Italia quando una coppia ha un test di gravidanza positivo? “Tutto l’opposto di quello indicato dagli studi e raccomandato, ormai da anni, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: comincia la parcellizzazione e la frammentazione dell’assistenza. In ambito sanitario pubblico, una coppia non può scegliere di ricevere l’assistenza one to one. Di fronte a una gravidanza fisiologica, che si verifica nell’85% dei casi, l’assistenza dovrebbe essere non invasiva, con percorsi di demedicalizzazione. In Italia invece prevale l’approccio medico: solo il 10% delle gravidanze è seguito dall’ostetrica, al punto che molte donne sono convinte che l’ostetrica non possegga le competenze per seguire la gravidanza e che al momento del parto sarà presente un ginecologo. L’ostetrica è percepita come la figura che affianca il ginecologo e non come una professionalità autonoma”.

È vero che aziende sanitarie pubbliche non permettono alle ostetriche dipendenti di lavorare privatamente (al contrario di quel che accade per i ginecologi)? “L’assistenza tra la cura territoriale e quella ospedaliera non è mai stata integrata. Questo ha creato la parcellizzazione assistenziale e la consuetudine a farsi seguire dal ginecologo, una figura che è specializzata nell’assistere la donna ma non il neonato. La formazione medica inoltre è orientata ‘al rischio’ e alla ricerca di ciò che non funziona, come è affermato con chiarezza da numerosi studi. Il risultato? Il medico pone al centro la tecnologia medica, ha poca fiducia nella naturale fisiologia della donna e nel bambino, attiva modalità di controllo sulla mamma e sul neonato e non rispetta i tempi e i limiti naturali”.

L’approccio ostetrico, invece? “Al contrario, è orientato alle risorse, alla ricerca e al potenziamento di ciò che va bene. L’ostetrica pone al centro la donna e la famiglia, ha fiducia nelle competenze della mamma e del bambino, attiva le risorse e sostiene l’adattamento fisiologico in un ambiente familiare. Quando la triade madre, padre e neonato viene presa in carico da un’ostetrica in maniera continuativa, dal periodo preconcezionale fino ai sei mesi dopo il parto, il rapporto di conoscenza reciproca permette di individuare meglio le situazioni potenzialmente a rischio, ma soprattutto garantisce l’intimità, la personalizzazione, la fiducia e l’attenzione complessiva. Ne risulta un potenziamento delle capacità personali e fisiologiche. Da sempre le future mamme chiedono una persona di fiducia. Sfortunatamente nel mondo occidentale la nascita è culturalmente malata, spezzettata e disinformata”. Che sia arrivato il momento di restituire cura, continuità e fiducia alla nascita?

Iscriviti alla newsletter

X