Mao papà e musicista, tra chitarre e supercar

Mao, per chi oggi ha figli, vuol dire quel meraviglioso periodo degli anni ’90 in cui a MTV mandavano davvero musica e non si parlava di sedicenni incinte.

Alla sera c’erano programmi che hanno fatto la storia, come Kitchen di Andrea Pezzi e, appunto, Mao. Alcune puntate sono state epiche, con ospiti che andavano dai Subsonica appena nati a tutti i più grandi della musica e della tv, italiani e non.
Bei tempi. Li ricordiamo sempre con una lacrimuccia.

Mao vuole poi dire canzoni che tutti ancora canticchiamo come Romantico, Chinese take away o Satelliti.

Oggi continua a occuparsi di musica e sta per uscire con un nuovo album scritto a quattro mani assieme a Enrica Tesio. Con altri progetti, in contemporanea, che vanno avanti.

In tutto ciò ha anche un bambino, Johnny, di 8 anni. Vedere uno dei tuoi idoli diventare padre è sempre strano, ma dopotutto anche noi ormai abbiamo figli e siamo tutti sulla stessa barca.

Mao, tuo figlio che gusti musicali ha? Perchè qui a casa nostra vanno solo Fedez, Baby K, Rovazzi e in estate Alvaro Soler, nonostante il nostro impegno a far ascoltare musica buona. “Ti capisco perfettamente, perché tutti gli artisti che hai citato si ascoltano in continuazione, in particolare Rovazzi. Aggiungerei poi la canzone Papapapapapapa (anche conosciuta come Seven Nation Army, di The White Stripes). Da quando Johnny l’ha sentita suonare dal vivo con la chitarra
elettrica a tutto volume (a suonare erano dei ragazzini un po’ più grandi) mi ha fatto una testa così con quel riff.”

Essere diventato papà ha influito sul tuo modo di fare musica? “Questo non
lo so, forse indirettamente sì, perché diventare papà ha cambiato il mio modo di fare e di valutare. Di sicuro nelle canzoni che stiamo scrivendo con Enrica i figli compaiono in più di un episodio. Vogliamo raccontare quello che ci circonda. Questi adulti, che poi se li guardi da vicino non sono proprio così come ce li avevano raccontati.”

Si riesce a far coincidere la vita del musicista con quella del papà? “Più che coincidere, i due ruoli si fanno collaborare. Come per qualunque altro mestiere quello del musicista necessita dei suoi tempi. Quando sei papà si apre un altro tempo, che prima non avevi e che adesso interviene nel ritmo della vita.

Sei riuscito a trasmettere la passione per la musica a tuo figlio? “Proviamo a ribaltare il problema, nel senso che mio figlio sarà costretto a subire le mie passioni almeno per un po’. Per esempio, a casa io canto in continuazione. Invece rispettare le sue di passioni, che vanno formandosi, oppure incentivarlo a coltivare è stato quello che mi hanno tramesso i miei genitori e che spero di riuscire a fare con lui. Lo dico anche se al momento lui è appassionato di auto e supercar, soprattutto americane.”

Iscriviti alla newsletter

X