Il mestiere dei genitori

“Fornire una base sicura da cui un bambino possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare, sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato”
(J. Bowlby, Una base sicura, Raffaello Cortina Editore).

La vita di mamma e papà si modifica con l’arrivo del cucciolo: cambiano le abitudini e i ritmi per andare incontro alle esigenze del nuovo arrivato. Anche il nido si adatta ai suoi bisogni, alle sue abilità e alle sue dimensioni.

Il neonato passa la maggior parte del tempo coricato, perché è la sua posizione naturale e la sola postura che sappia mantenere a lungo in autonomia. Da qui inizia il percorso di conoscenza del mondo attraverso i sensi. Per far vivere al massimo il suo spazio vitale, dovremmo ridurre il tempo trascorso dal neonato all’interno della culla, del passeggino, della sdraietta, perché sono posizioni non naturali e statiche da cui non può evolvere. Potremmo costruire per lui un angolo morbido, un luogo che lo accolga quando si sente pronto a scendere dalle braccia della mamma. Scegliete un angolo accogliente, protetto dagli spifferi e luminoso all’interno dello spazio/giorno della casa. Adagiate a terra un materassino (basta un metro per un metro) foderato con una stoffa di cotone decorata con colori tenui, tinta unita o con una discreta fantasia. Sul muro fissate uno specchio dove il bimbo possa vedere le immagini della sua vita riflesse (la mamma, il papà, l’ambiente di casa) e presto riconoscere anche il proprio volto. Sul materasso mettiamo piccoli oggetti di materiale naturale che potrà afferrare e conoscere attraverso la bocca. Alla plastica è meglio preferire legno, metallo, ceramica o cotone, che significa offrire al bambino un’esperienza più interessante. La plastica è un materiale povero, senza odore, peso e calore. Permettete al bambino massima libertà di movimento, lasciando che possa girarsi e rigirarsi ogni volta che ne manifesta il desiderio e appisolarsi se ne sente la necessità. L’angolo morbido gli permetterà di scoprire il mondo a piccoli passi, con le proprie forze e con i propri tempi. È solo da terra, nello specifico dalla posizione supina, che il bambino imparerà a camminare, gradualmente, con il proprio ritmo di crescita e in sincronia con il proprio sviluppo psichico.

Emmi Pikler, pediatra ungherese di inizio Novecento, diede una sola indicazione agli educatori: dare tempo al bambino. Teorizzò lo sviluppo motorio dalla nascita alla deambulazione e riuscì a individuare caratteri universali e specificità del singolo. Entro i 18 mesi circa dalla nascita, tutti i bambini (se non ci sono complicazioni neurologiche) imparano autonomamente a camminare. Lo fanno seguendo un percorso preciso, con alcune tappe fisse e altre variabili. La grande differenza tra i soggetti osservati fu la tempistica di conquista delle varie posture. Lo scarto dalla media dell’acquisizione di ciascuna competenza motoria (date le medesime condizioni di partenza) è molto vasto e fa intendere quanto il ritmo di crescita e sviluppo sia personale. Analizzati più di 600 bambini, Pikler notò che la conquista della camminata a quattro gambe avviene a 44 settimane (di media) ma ci sono bambini che fanno tale conquista a 36 settimane e altri a 52. E il genitore? Nessuno può insegnare a camminare, come non si può insegnare a parlare. Sono conquiste naturali, intime, che si sviluppano nel profondo della mente del bambino. L’intervento esterno dell’adulto che vuole modificare, anticipare o ritardare le tappe di sviluppo, non può che essere dannoso e controproducente. Il neonato ha una sola richiesta: stare in posizione supina 24 ore su 24 (compatibilmente con eventuali problemi di digestione), vestito comodo, su una superficie semirigida da cui iniziare il suo percorso. Autonomamente, conquisterà nuove posizioni e modalità di spostamento. Lentamente, intorno ai 5 o 6 mesi, si girerà sulla pancia e da prono inizierà un’esplorazione dell’ambiente inedita, scoprendo il potenziale della muscolatura e degli arti. Lo strisciare diverrà gattonamento. Solo intorno agli 11 mesi saprà raggiungere e mantenere autonomamente la posizione seduta, dalla quale inizierà il delicato processo di acquisizione della postura eretta. Fino ai 15 mesi si muoverà sorreggendosi e aggrappandosi. La sua camminata si farà sicura intorno ai 17 mesi.

Spesso il genitore non concede al bambino il tempo e la fatica necessaria a raggiungere tali competenze e affretta i tempi: sorregge il bambino, lo fa camminare tenendolo per le mani, lo fa sedere prima del tempo, lo pone a pancia in giù quando i muscoli del collo non sono ancora pronti. Tutto questo lo disorienta, lo rende sordo alla voce intima del suo corpo e dipendente dal supporto dell’adulto. I suoi movimenti, in fase di sviluppo, saranno impacciati, insicuri e disarmonici. Il percorso naturale non deve essere ostacolato, ma favorito, concedendo libertà di movimento e sperimentazione, conservando nel piccolo uomo una fiducia incondizionata che permetta di lasciarsi stupire dal bambino e dai suoi progressi.

[Laura Cavallari – https://montessoriacasa.com]

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