Nonni o babysitter? Ecco il dilemma per i neo genitori

Due famiglie a confronto: entrambe con i genitori che lavorano. La prima ha scelto di affidare i figli ai nonni, la seconda a una babysitter. Una scelta motivata con la ragione, anche se, la maggior parte delle volte, è il portafoglio che comanda. I bambini accuditi dai nonni fanno risparmiare fino a mille euro al mese: come si fa a competere in assenza di servizi che coprano veramente le esigenze della famiglia? Da ricordare, comunque, che la legge di Stabilità 2017 ha confermato i voucher per babysitter e asili nido erogati alle madri che, successivamente alla nascita del figlio, non usufruiscono del congedo parentale.

Maria Pia e i nonni

Maria Pia, 44 anni, è mamma di un figlio unico. “Potete immaginare il legame affettivo che c’è tra lui e me. Non ha fratelli e nemmeno cugini, così quando sono tornata al lavoro mio marito e io abbiamo deciso di lasciarlo ai nonni, Ileana e Saverio, che erano ben contenti di accudire il loro nipote unico. A quei tempi lavoravo fino alle 17 e anche oltre. Avevo una vita impegnata e molto timore ad affidarlo a una babysitter: pensavo che chi guarda un bambino per soldi non può offrire la presenza affettiva di un nonno”. A 3 anni, Alberto è andato alla scuola materna: alle 16 i nonni lo andavano a prendere e lo portavano al parco giochi o a passeggiare. “In quel periodo sono successe due cose importanti: la ditta per cui lavoravo ha chiuso e ho scoperto di essere gravemente ammalata. Confesso di aver rimosso dalla memoria molti avvenimenti di quel periodo, ma ricordo che i nonni sono stati a dir poco dei santi. Tenevano Alberto come nessun altro avrebbe potuto: la mia assenza e la malattia lo spaventavano e lo rendevano difficile da gestire, anche fisicamente. Una babysitter non avrebbe avuto lo stesso amore, la stessa forza, la stessa flessibilità che hanno avuto loro”.

Un anno dopo, Maria Pia ha ricominciato a lavorare, questa volta part time. “Ho imparato a vivere alla giornata. La malattia mi ha fatto capire che quel che conta è soprattutto ciò che lascio alle persone che mi vivono vicino. I nonni, come definirli? Sono belle figure, che resteranno nel cuore di mio figlio per tutta la vita. Ovvio che nel quotidiano c’è qualche difficoltà, anche se non abbiamo mai avuto scontri diretti. Ogni tanto criticano la mia arrendevolezza, ma succede di rado. Ogni tanto viziano il bambino come mai hanno fatto con me o mio fratello. Sono sempre felici di guardarlo, ma qualche volta ho la sensazione che staccherebbero volentieri”. Qualche scotto da pagare c’è: per esempio a Maria Pia piace il teatro, ma se chiede una sera libera i nonni storcono il naso. “Adesso che mio figlio è cresciuto, a teatro andiamo assieme, ma percepisco sempre un velo di critica. Lui sta bene con i nonni, ma ora che ha 11 anni ha bisogno di spazi e stimoli, quindi credo che l’attuale rapporto durerà un anno o poco più”. Un giudizio complessivo? “La malattia mi impedisce di avere altri figli, ma se avessi avuto una seconda esperienza forse avrei fatto scelte diverse. Nonni sì, sicuramente, ma affiancati da una babysitter che garantisca ai genitori un po’ di libertà”.

Daniela e la babysitter

Daniela, 40 anni e mamma di tre figli, lavora in un negozio a tempo pieno: un orario che non permette molto tempo libero. Fin dalla prima gravidanza ha avuto chiaro che per i figli avrebbe avuto bisogno di un aiuto. “Passeggiavo molto con il cane e passavo davanti a una casa dove ne vivevano due. Mi fermavo per farli giocare assieme e scambiavo due chiacchiere con la signora che si affacciava alla finestra. Non ci conoscevamo. Avevo ben chiaro come avrei voluto crescere i figli e il ruolo che dovevano avere i nonni e ho cominciato a chiedere ai vicini e agli asili se conoscevano una babysitter fidata e preparata. Tutti mi hanno indicato la signora dei cani, Maria Rosa, ex educatrice di nido. Lei è stata la mia vera fortuna: ho trovato contemporaneamente una tata, un’amica e Mary Poppins per i miei figli”.

Daniela non ha mai pensato di escludere i nonni dalla vita dei bambini “Ovviamente vengono a vederli quando vogliono, ma nella normale routine giornaliera ritengo sia più educativa una tata in linea con il nostro metodo educativo. Maria Rosa non è solo una persona affidabile che sa gestire i piccoli con esperienza, affetto e regole, ma è qualcuno su cui contare nelle emergenze. Lei ha insegnato ai bambini l’importanza di non consumare inutilmente, l’amore per la natura, l’orto e il giardinaggio. I nonni sono figure bellissime, ma la presenza non deve essere costante e decisa dai genitori. Sono molto più stimolanti i nonni che compaiono ogni tanto, che coinvolgono i nipoti in attività eccezionali come andare a pesca, alle giostre, al cinema. Questo ruolo li rispetta come persone e come anziani e permette loro di godere un meritato tempo libero, hobby e vacanze. Perché relegarli in una vita di orari, pappe e nanne? Senza contare che i figli sono un veicolo di virus. Avete mai visto un nonno con la varicella?”. Quando si affidano i nipoti ai nonni, si finisce sempre per criticarli. “E poi l’aiuto che portano in casa si paga con vizi e concessioni, da cui nascono sempre problemi, per esempio i capricci a cui i nonni non sanno resistere (e che si ripetono a casa)”.

Ci vuole molta pazienza e un pizzico di fortuna per trovare la babysitter giusta. “Se non avessi incontrato Maria Rosa, in tutta onestà, non penso che avrei avuto tre figli. È una persona splendida ed è riduttivo chiamarla babysitter. Grazie alla sua presenza, noi genitori abbiamo un ruolo educativo riconosciuto e non contestato e i nonni sono felici di stare con i bambini, senza obblighi, ma per il piacere di trascorrere tempo insieme”.

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